Prima dell'architetto

 

Gio Ponti, gli inizi tra disegno, Politecnico e Richard Ginori

 

Giorgio Catania

 

 

 

 

 

 

 

L’infanzia di Gio Ponti resta una zona poco documentata. Le fonti affidabili registrano pochi dati essenziali: la nascita a Milano il 18 novembre 1891, la famiglia appartenente alla borghesia imprenditoriale lombarda, la formazione al liceo classico, poi il Politecnico e la guerra [1].  Per comprendere il giovane Ponti conviene partire dalla sua formazione, dove il punto decisivo è l’incontro tra cultura classica, disciplina tecnica e vocazione figurativa.

La matrice classica fu determinante. Il liceo fornì a Ponti un’educazione fondata su lingua, storia e memoria dell’antico. In seguito questa radice riemergerà nelle ceramiche Richard-Ginori, nella “casa all’italiana”, nel ricorso a figure mitologiche capace di dare forma civile alla vita domestica. La classicità pontiana, già negli anni Venti, diventa repertorio mentale, grammatica di misura, deposito di immagini da trasferire nell’oggetto, nella casa, nella pagina stampata.

Ponti fu architetto, ma rimase sempre uomo di linea, colore, immagine. La formula secondo cui si sarebbe definito “architetto fallito e pittore mancato” va letta con cautela, come autorappresentazione ironica e rivelatrice [2]. Dice molto del suo modo di lavorare. La pittura entrò nel disegno degli oggetti, nei fondali decorativi, nelle ceramiche, nelle pareti, nei vetri, nelle scenografie, nelle copertine di rivista. Ponti costruì ambienti come superfici animate.

La scelta dell’architettura avvenne dentro questo campo di tensioni. Una tradizione biografica, ripresa da fonti giornalistiche e catalografiche, attribuisce al padre Enrico un ruolo di indirizzo: la pittura appariva una carriera incerta, l’architettura offriva una professione più solida e borghese [3]. Ponti trovò nell’architettura una disciplina capace di accogliere il disegno e di trasformarlo in mestiere.

La domanda di ammissione del 1911 alla sezione di Architettura del Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano, oggi conservata e valorizzata dal Politecnico, colloca questa scelta già prima della guerra [4]. Milano offriva il contesto adatto: città industriale, borghese, editoriale, attraversata da trasformazioni urbane e da una crescente attenzione alle arti applicate.

La Grande Guerra interruppe il percorso di studio e segnò la giovinezza di Ponti. Le fonti ricordano la partecipazione in prima linea; altre indicano il servizio nel Genio Pontieri, con grado di capitano [5]. Ponti attraversò una scuola di disciplina materiale, organizzazione tecnica. La laurea in architettura, generalmente indicata nel 1921, arriva quando Ponti ha già trent’anni [6]. L’ingresso nella professione avviene quindi con una maturità diversa da quella di molti coetanei. Alle spalle ha la cultura classica, il Politecnico, la guerra, il disegno. Davanti a sé trova una Milano pronta a riorganizzare casa, industria, arti decorative, riviste, committenze. Il primo grande laboratorio sarà una manifattura.

Nel 1923 Ponti assume la direzione artistica della Richard-Ginori [7]. Il giovane architetto trova nella ceramica il luogo in cui far convergere disegno, cultura classica, industria e vita domestica. La manifattura gli offre scala ridotta, vincoli tecnici, possibilità seriale, visibilità internazionale. Il vaso, il piatto, il servizio da tavola diventano campi di prova. La linea figurativa può vivere sulla superficie; il repertorio antico può entrare nella casa moderna; il prodotto industriale può ricevere qualità d’autore.

Alla Richard-Ginori Ponti lavora come regista della forma. Segue l’ideazione, il decoro, la presentazione, la promozione del prodotto [8]. In questa esperienza emerge il tratto che accompagnerà tutta la sua carriera: il progetto come sistema. L’oggetto esiste nella manifattura, nel catalogo, nella vetrina, nella fotografia, nella tavola domestica. La bellezza viene pensata dentro la circolazione reale delle cose. La ceramica diventa educazione dello sguardo e insieme modello di modernizzazione dell’industria artistica italiana.

Il successo alla Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes di Parigi del 1925 conferma la forza di questa operazione [9]. Ponti porta sulla scena europea un’immagine dell’Italia fondata su manifattura, dove la sua vocazione pittorica trova qui un’applicazione concreta: disegnare oggetti capaci di abitare il quotidiano. La pittura, trasferita nella ceramica, si fa prodotto, serie, identità visiva. Questo è il vero snodo giovanile: Ponti organizza l'arte dentro una professione più ampia.

La sua architettura nascerà da questa origine ibrida. Casa Ponti in via Randaccio, Domus, Domus Nova, le case milanesi degli anni Trenta, il Palazzo Montecatini, le ville internazionali e il Pirelli derivano da una stessa educazione della forma. Il disegno é un modo di pensare. La casa diventa il luogo in cui queste forze si raccolgono.

La giovinezza di Ponti va quindi letta come quella di un ragazzo milanese di formazione classica, attratto dalla pittura, indirizzato verso una professione solida, formato al Politecnico e attraversato dalla guerra, che trova nella manifattura ceramica il primo spazio di libertà operativa. Da lì nasce il Ponti maturo: architetto dell’ambiente, disegnatore di superfici, direttore di riviste, interprete dell’industria, costruttore di un’immagine moderna dell’Italia.

La scelta dell’architettura appare così meno come rinuncia e più come ampliamento. Ponti poté dipingere attraverso le ceramiche, disegnare attraverso gli oggetti, comporre attraverso gli interni. L’architettura gli offrì il campo più vasto. Dentro quel campo la vocazione giovanile per l’immagine trovò una forma durevole, capace di passare dalla mano alla città.

 

 

 

 

Note

[1] Gio Ponti nacque a Milano il 18 novembre 1891 da Enrico Ponti e Giovanna Rigone. Frequentò il liceo classico a Milano e poi il Politecnico, dove conseguì la laurea in architettura dopo la Grande Guerra.

[2] La formula “architetto fallito e pittore mancato” è attestata nella ricezione critica e giornalistica di Ponti e viene spesso richiamata per spiegare il peso del disegno e della pittura nella sua opera.

[3] Secondo una tradizione biografica ripresa da fonti giornalistiche, il padre Enrico, legato all’ambiente imprenditoriale milanese, avrebbe orientato il figlio verso architettura come percorso professionale più sicuro rispetto alla pittura.

[4] Il Politecnico di Milano conserva una domanda di ammissione del 1911 di Giovanni Ponti per la sezione di Architettura del Regio Istituto Tecnico Superiore di Milano.

[5] La partecipazione alla Grande Guerra è confermata dalle principali biografie. Alcune fonti indicano il servizio nel Genio Pontieri e il grado di capitano.

[6] Il 1921 è la data comunemente accolta per la laurea in architettura al Politecnico di Milano. Documenti politecnici segnalano anche attestazioni anteriori, da valutare in sede specialistica.

[7] Nel 1923 Ponti assume la direzione artistica della Richard-Ginori. La collaborazione prosegue per oltre un decennio e segna il primo grande riconoscimento della sua attività.

[8] Il Museo Ginori sottolinea che Ponti seguiva ogni aspetto della vita del prodotto, dall’ideazione alla promozione e alla vendita.

[9] Nel 1925, all’Esposizione internazionale di arti decorative e industriali moderne di Parigi, la manifattura Richard-Ginori e Ponti ottennero un Grand Prix.

 

 

Bibliografia

Gio Ponti, “La casa all’italiana”, Domus, n. 1, Editoriale Domus, Milano, gennaio 1928.

Gio Ponti, La casa all’italiana, Editoriale Domus, Milano 1933.

Gio Ponti, Espressione di Gio Ponti, Daria Guarnati, Milano 1954.

Gio Ponti, Amate l’architettura. L’architettura è un cristallo, Vitali e Ghianda, Genova 1957.

Anty Pansera, Paolo Portoghesi, Gio Ponti alla Manifattura di Doccia, Electa, Milano 1982.

Ugo La Pietra, Gio Ponti, Rizzoli, Milano 1988.

Fulvio Irace, Gio Ponti. La casa all’italiana, Electa, Milano 1988.

Lisa Licitra Ponti, Gio Ponti. L’opera, Leonardo, Milano 1990.

Loredana Manna, Gio Ponti. Le maioliche, Allemandi, Torino 2000.

Fulvio Irace, Gio Ponti, 24 Ore Cultura, Milano 2009.

Germano Celant, a cura di, Espressioni di Gio Ponti, Electa, Milano 2011.

Dario Matteoni, a cura di, Gio Ponti. Il fascino della ceramica / Fascination for Ceramics, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2011.