Montagna, sci, aerodinamica: la forma in movimento

 

Carlo Mollino, architetture alpine, discesismo, volo e automobile, 1930-1955 circa

 

 

 

 

Nel 1930, ancora giovane architetto, compie un reportage nelle valli di Gressoney e Valtournenche, osservando le costruzioni lignee alpine e registrando forme e rapporti tra edificio e terreno.[1] Massimiliano Savorra colloca questa esperienza tra i primi momenti della sua formazione autonoma: accanto ai linguaggi internazionali, Mollino studia il vernacolo alpino come cultura costruttiva concreta, fatta di legno, pendenze, neve, appoggi, protezione.

La montagna diventa poi disciplina del corpo. Mollino prende il diploma di maestro di sci nel 1942 e nel dopoguerra assume ruoli nella formazione dei maestri della Federazione Italiana Sport Invernali.[2] La pubblicazione di Introduzione al discesismo nel 1950 porta questa pratica dentro un sistema tecnico. Lo sci viene studiato come successione di movimenti, curve, arresti, slalom, correzioni di equilibrio. Le tavole con le combinazioni delle porte da slalom mostrano linee continue, traiettorie corrette, errori di ritardo, slittamenti a valle. Il disegno sportivo diventa analisi dello spazio percorso dal corpo.

Nelle architetture alpine questa attenzione prende forma costruita. La cronologia delle opere registra, tra il 1938 e il 1955, la Casa dello Sport a Cervinia, la Cappella al Plateau Rosa, la Stazione della slittovia sul Lago Nero a Sauze d’Oulx, la Casa del Sole a Cervinia, la stazione di arrivo della funivia al Furggen.[3] Sono progetti diversi per scala e destinazione, accomunati dal rapporto con quota, neve, pendenza e infrastruttura.

La Stazione della slittovia sul Lago Nero, progettata tra 1946 e 1947, è tra le opere alpine più studiate anche per le vicende di restauro. La bibliografia raccolta da Andrea Minella registra numerosi contributi sul recupero della Capanna Lago Nero, dal progetto di restauro di Brino e Rajneri agli studi sul recupero del moderno.[4] L’edificio concentra alcuni temi decisivi: struttura lignea, rapporto con il pendio, presenza isolata nel paesaggio, funzione sportiva. La costruzione doveva servire agli sciatori; con un profilo asciutto, teso, esposto alla neve e alla luce.

Casa del Sole, realizzata a Cervinia tra 1947 e 1955, introduce una scala diversa. La casa-albergo lavora sull’abitare turistico in quota, sul rapporto tra cellule, affacci, percorsi interni, esposizione solare. Il nome stesso richiama la condizione ambientale più forte: la luce d’alta montagna. Qui Mollino affronta la modernizzazione dell’insediamento alpino senza rinunciare a una relazione fisica con il paesaggio e la casa non si limita a ospitare la vacanza; ordina la permanenza in quota attraverso vista, esposizione e movimento interno.

La stazione di arrivo della funivia al Furggen, datata 1950-1953 nella cronologia delle opere, spinge questa ricerca verso l’altissima montagna[5] dove l’edificio deve rispondere a vento, neve, accesso meccanico, sospensione, arrivo dei corpi trasportati dalla funivia.L’architettura si colloca in un punto limite, dove la montagna impone vincoli più duri e la costruzione assume il carattere di macchina.

Sergio Pace, studiando Casa Cattaneo sull’altopiano di Agra, ha individuato un altro aspetto della ricerca molliniana sul paesaggio. Nel 1952 Luigi Cattaneo affida a Mollino il progetto di una villa presso Luino; l’architetto immagina un edificio ancorato al terreno da un potente terrapieno e proteso verso il Lago Maggiore attraverso uno sbalzo marcato. La casa guarda il lago e le montagne da una posizione costruita con precisione, già leggibile nei primi schizzi.[6]

Casa Cattaneo appartiene alla stessa genealogia di sbalzi, belvederi e volumi sospesi studiati da Mollino nei progetti alpini. Pace collega Agra a precedenti rimasti sulla carta: la variante C1 per gli alberghi in zona Cervino, l’albergo per la ricostruzione della Capanna Kind a Sportinia, la casa per l’ingegner Lora Totino a Cervinia.[7] In questi progetti la casa si affaccia, sporge, cerca una posizione attiva rispetto al paesaggio. Il terreno diventa parte del dispositivo statico e visivo.

Il rapporto tra sci e architettura passa attraverso la curva. In Introduzione al discesismo la curva descrive un’azione regolata dal peso del corpo, dalla velocità, dalla neve, dall’inclinazione del pendio. Nei mobili e nelle architetture di Mollino la curva conserva una qualità simile: le gambe dei tavoli, le sedute anatomiche, le strutture lignee alpine e gli aggetti verso il paesaggio rispondono alla stessa attenzione per il movimento trattenuto.

Lo sciatore deve anticipare il pendio, correggere la traiettoria, usare il corpo con precisione. L’architetto, in modo analogo, deve leggere pendenza, vento, neve, esposizione. Mollino trasferisce tra le discipline una stessa intelligenza del limite. Lo sci mostra la forma nel tempo; l’architettura la fissa in una struttura.

Negli anni Cinquanta la riflessione sul movimento si allarga all’automobile e al volo. Fulvio Ferrari, nel saggio “Dalla Osca al Bisiluro”, individua nel Damolnar/Bisiluro del 1955 l’episodio centrale della progettazione automobilistica di Mollino. L’auto nasce in esemplare unico per la 24 Ore di Le Mans, con Mario Damonte e l’officina Nardi; prima, nel 1953, Mollino aveva disegnato con Franco Campo e Carlo Graffi il pullman Nube d’Argento.[8]

Il Bisiluro porta l’interesse per la leggerezza dentro una forma estrema. L’automobile da corsa richiede riduzione del peso, controllo dell’aria, distribuzione delle masse, resistenza meccanica. Ferrari ricorda il rapporto di Mollino con l’ingegnere Aldo Celli e il confronto tecnico su motori, valvole, vetture da corsa, telai. L’architetto non si avvicina all’automobile come semplice appassionato di velocità; disegna una macchina in cui la forma dipende dalla prestazione.[9]

L’aeronautica offre un altro repertorio. Nei disegni giovanili di motori e telai, Ferrari riconosce una conoscenza attenta del meccanismo: alette di raffreddamento, candele, scarichi, telaio tubolare.[10] Questa osservazione aiuta a leggere anche l’architettura e il mobile. Mollino guarda la struttura come figura visibile. Nei tavoli in legno e cristallo, negli arredi traforati, nelle architetture alpine, la parte portante resta spesso esposta, alleggerita, resa leggibile.

Il volo acrobatico aggiunge la dimensione della traiettoria nello spazio. Addona cita un dattiloscritto di Mollino sulle acrobazie aeree civili, dove l’architetto parla di una categoria di piloti che si stanca del semplice volo di crociera.[11]  L’acrobazia, come lo sci e l’automobile da corsa, trasforma il movimento in disegno.

La forma in movimento attraversa così quattro campi: montagna, sci, volo, automobile. Nella montagna Mollino studia appoggio e sospensione. Nello sci studia curva e correzione. Nel volo studia traiettoria e figura. Nell’automobile studia aerodinamica e alleggerimento. Le discipline restano distinte, ma il metodo conserva una coerenza riconoscibile: il corpo o la macchina attraversano lo spazio, incontrano una resistenza, trovano una forma.

Questa continuità torna nei mobili, dove le sedie e i tavoli degli anni Cinquanta mostrano profili che sembrano nati da forze in equilibrio: gambe divaricate, traverse curve, piani in cristallo che lasciano vedere il telaio, parti scavate nei punti di minor carico. Il legno viene lavorato come struttura nervosa. La citazione dello sci o dell’aereo, frequente nella critica molliniana, funziona quando resta agganciata a questi dati materiali: alleggerimento, profilo, appoggio, direzione.

La stessa logica arriva fino al Palazzo degli Affari di Torino. Una cronologia interna al Fondo Mollino descrive l’opera, progettata tra 1964 e 1972, come tentativo di trasporre in ambito urbano la matrice di struttura sospesa degli edifici montani.[12] La nota mostra la persistenza del tema alpino oltre le architetture di quota.

La critica ha spesso insistito sull’eccentricità di Mollino, sul gusto per la sfida, sulla velocità, sul carattere spettacolare delle sue passioni. La documentazione suggerisce una lettura più precisa, dove sci, volo e automobile forniscono all’architetto modelli di comportamento della forma sotto sforzo. Ogni disciplina impone una verifica: tenere la traiettoria, alleggerire la struttura, orientare il corpo, resistere alla pressione dell’aria o della neve.

In questo senso la montagna ha un ruolo fondativo. Prima del Bisiluro, delle acrobazie aeree e prima della fortuna internazionale dei mobili, c’è lo studio delle architetture alpine e del corpo sulla neve. Il paesaggio montano obbliga Mollino a pensare l’edificio come organismo esposto al vento, al peso della neve, al vuoto, alla distanza.

La sua modernità si riconosce qui, nella capacità di unire pratica sportiva, disegno tecnico e immaginazione architettonica. Introduzione al discesismo appartiene alla stessa cultura che produce Lago Nero, Casa del Sole, Furggen, Casa Cattaneo e Bisiluro. Curve, sbalzi, telai e traiettorie formano un vocabolario comune. La forma viene pensata come risultato di una forza in atto.

 

 

Giorgio Catania

 

 

Note

[1] Massimiliano Savorra, “Carlo Mollino. La vita, l’architettura, la montagna”, in Carlo Mollino, Introduzione al discesismo, edizione anastatica con saggi di Mario Cotelli e Massimiliano Savorra, Electa, Milano 2009.

[2] Savorra ricorda il diploma di maestro di sci conseguito nel 1942 e l’attività successiva nella Commissione Scuole Maestri di Sci della Federazione Italiana Sport Invernali.

[3] Elena Tamagno, “Cronologia delle opere”, in documentazione del Fondo Carlo Mollino, Politecnico di Torino; cfr. anche Giovanni Brino, Carlo Mollino. Architettura come autobiografia, Idea Books, Milano 2005.

[4] Andrea Minella, La tutela delle architetture di Carlo Mollino, tesi di specializzazione, Politecnico di Torino, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, Torino 2021, bibliografia sul recupero della Stazione della slittovia al Lago Nero.

[5] Elena Tamagno, “Cronologia delle opere”, cit.

[6] Sergio Pace, “Mirare al paesaggio. La casa Cattaneo di Carlo Mollino sull’altopiano di Agra”, in ArchAlp, n. 3, Torino 2019.

[7] Sergio Pace, “Mirare al paesaggio”, cit.

[8] Fulvio Ferrari, “Dalla Osca al Bisiluro”, in Fulvio Ferrari, Napoleone Ferrari, a cura di, Carlo Mollino Arabeschi, Electa, Milano 2006, pp. 172-184.

[9] Fulvio Ferrari, “Dalla Osca al Bisiluro”, cit.

[10] Ibidem.

[11] Marco Addona, Ambientazioni Mollino. Materie, trame e dimensioni negli spazi dell’interno, tesi di dottorato, Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Architettura e Progetto, Roma 2025.

[12] Elena Tamagno, “Cronologia delle opere”, cit.

 

 

Bibliografia

Marco Addona, Ambientazioni Mollino. Materie, trame e dimensioni negli spazi dell’interno, tesi di dottorato, Sapienza Università di Roma, Dipartimento di Architettura e Progetto, Roma 2025.

Niccolò Ferrari, Michelangelo Sabatino, Carlo Mollino. Architect and Storyteller, Park Books, Zurigo 2022.

Andrea Minella, La tutela delle architetture di Carlo Mollino, tesi di specializzazione, Politecnico di Torino, Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio, Torino 2021.

Sergio Pace, “Mirare al paesaggio. La casa Cattaneo di Carlo Mollino sull’altopiano di Agra”, in ArchAlp, n. 3, Torino 2019.

Luciano Bolzoni, Carlo Mollino architetto, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2019.

Carlo Mollino, Introduzione al discesismo, edizione anastatica con saggi di Mario Cotelli e Massimiliano Savorra, Electa, Milano 2009.

Niccolò Ferrari, Mollino. Casa del Sole, Museo Casa Mollino, Torino 2007.

Fulvio Ferrari, “Dalla Osca al Bisiluro”, in Fulvio Ferrari, Napoleone Ferrari, a cura di, Carlo Mollino Arabeschi, Electa, Milano 2006, pp. 172-184.

Giovanni Brino, a cura di, Restauro del moderno. Il recupero della Capanna Lago Nero dell’architetto Carlo Mollino (1946-1947), Torino 2006.

Sergio Pace, a cura di, Carlo Mollino architetto 1905-1973. Costruire le modernità, Electa, Milano 2006.

Giovanni Brino, Carlo Mollino. Architettura come autobiografia, Idea Books, Milano 2005.

Carlo Mollino, Introduzione al discesismo. Tecnica e stili, agonismo, discesa e slalom, storia, didattica, equipaggiamento, Mediterranea, Roma 1950.