Augusto  Černigoj  e  il  Costruttivismo

 

 

Giorgio Catania

 

 

 

Augusto Černigoj nel suo studio

 

Artista instancabile, dotato di uno spirito sarcastico che destava simpatia, straordinario eclettico nella sua costante ricerca artistica, Augusto Černigoj, o Avgust Černigoj secondo la forma slovena del nome, nasce a Trieste il 24 agosto 1898, nel rione di Sant’Anna, secondo di sette figli. La sua formazione iniziale si svolge entro l’ambiente artistico e artigianale triestino, ancora legato alla cultura decorativa, alla scuola di mestiere e alla tradizione mitteleuropea della città. Alla Scuola industriale frequenta la sezione di pittura decorativa e ha tra i suoi insegnanti Torelli, Mayer e Carlo Wostry, figura alla quale rimarrà legato anche negli anni successivi. Dopo la guerra e i primi lavori artistici, ottiene a Bologna, nel 1922, l’abilitazione all’insegnamento del disegno e della storia dell’arte; non si tratta di una vera formazione accademica bolognese, ma di un passaggio necessario per consolidare la propria posizione professionale. Già prima, tra il 1920 e il 1921, aveva insegnato disegno al Ginnasio di Postumia, esperienza decisiva anche per il contatto con l’ambiente sloveno.

Spinto dal bisogno di misurarsi con le ricerche più avanzate dell’Europa centrale, Černigoj lascia Trieste e si reca a Monaco di Baviera. Qui entra in rapporto con l’Accademia e con l’ambiente delle scuole artistiche monacensi, frequentando i corsi di Becker-Gundahl; ma la disciplina accademica, ancora fondata su metodi e gerarchie tradizionali, gli appare presto insufficiente. A interessarlo sono ormai il collage, la costruzione, la materia, il rapporto tra immagine e spazio. Da Monaco il percorso lo conduce a Weimar, al Bauhaus diretto da Walter Gropius: un soggiorno breve, ma decisivo. In quell’ambiente, segnato dalla presenza di Kandinskij e Moholy-Nagy, Černigoj trova una conferma teorica e operativa alle proprie inquietudini: l’arte non più come semplice rappresentazione, ma come progetto, struttura, rapporto dinamico fra forma, materia, colore, spazio e funzione.

 

A. Černigoj, Autoritratto, 1924. Galleria Černigoj, Lipizza

 

È nel passaggio fra Monaco e Weimar che Černigoj entra in contatto diretto con le avanguardie europee e, in particolare, con le ricerche del costruttivismo russo. Moholy-Nagy rappresenta per lui il tramite più concreto verso una concezione nuova dell’arte: non più immagine chiusa entro la superficie del quadro, ma costruzione fondata su materiali, tensioni spaziali, rapporti cromatici, funzione, movimento. Da questa esperienza Černigoj ricava un repertorio formale, un metodo. L’opera può diventare oggetto, ambiente, progetto, dispositivo pedagogico, intervento nella vita moderna.

Ripensando alla permanenza in Germania, scriverà: «Perché andai in Germania? A ciò non potrei dare una risposta esatta. Forse perché desideravo impregnarmi di spirito civilizzatore. La Germania comunque mi offrì un’immensità di sapere teorico, prima condizione per qualsiasi attività. Ai Tedeschi dunque vada il mio ringraziamento per avermi educato in modo europeo». La frase, al di là del tono enfatico proprio di molta scrittura d’avanguardia, chiarisce bene il significato che l’artista attribuiva a quella stagione: la Germania gli aveva offerto anche un orizzonte mentale, un’idea dell’arte come disciplina moderna e internazionale.

Rientrato dall’esperienza tedesca, Černigoj si stabilisce a Lubiana come promotore di una diversa idea di arte, maturata tra Monaco, Weimar e le suggestioni dell’avanguardia russa. La sua presenza nella capitale slovena sarà breve e difficile, ma decisiva. Nel 1925 ottiene un incarico presso la Scuola tecnica secondaria; già prima, tuttavia, aveva iniziato a raccogliere intorno a sé allievi, giovani intellettuali e interlocutori sensibili alle ricerche più avanzate. È in questo clima che il costruttivismo entra per la prima volta, con forza polemica e quasi programmatica, nello spazio artistico sloveno.

 

 

   

A. Černigoj, El, (Lissitzky), 1924 - ricostruzione 1978. Galleria Černigoj, Lipizza

A. Černigoj, Wien Kolin, 1924 - ricostruzione 1978. Galleria Černigoj, Lipizza

 

A Lubiana Černigoj entra in rapporto con Srečko Kosovel, figura centrale della giovane cultura slovena e interlocutore sensibile alle tensioni dell’avanguardia. Il loro incontro avviene in un momento di forte accelerazione: Černigoj porta con sé l’esperienza tedesca e il lessico del costruttivismo; Kosovel sta maturando una ricerca poetica sempre più inquieta, aperta alla crisi europea, alla pagina costruita, alla necessità di una parola nuova.

Nell’agosto del 1924, durante la Fiera di Lubiana, Černigoj allestisce la sua prima mostra costruttivista nella palestra della Scuola tecnica. L’esposizione ha il carattere di un intervento polemico e programmatico: plastici architettonici, rilievi, oggetti, elementi meccanici e scritte trasformano lo spazio in un ambiente di provocazione visiva. Tra le opere presentate compaiono anche i controrilievi, nei quali è evidente il riferimento a Tatlin e alla linea più radicale del costruttivismo russo.

Per quella mostra Černigoj realizza inoltre i modelli Wien KOLIN e KLINIKA, concepiti come costruzioni plastiche nelle quali elementi architettonici, piani, volumi e tensioni spaziali vengono ricomposti in forma dinamica. Ricostruiti nel 1978, questi lavori sono oggi conservati nella Galleria Černigoj di Lipica1.

 

A. Černigoj, G Relief, 1924 - ricostruzione 1978. Galleria Černigoj, Lipizza

 

Nel luglio del 1925 Černigoj torna a presentarsi al pubblico lubianese con una seconda esposizione, allestita al Padiglione Jakopič. L’impianto assume un carattere dichiaratamente didattico. L’artista ordina opere, esempi e riferimenti secondo una sequenza di lettura che attraversa impressionismo, espressionismo e cubismo, fino alla formulazione costruttivista. La mostra vuole rendere visibile un processo, mostrare come la pittura moderna abbia progressivamente modificato il rapporto fra immagine, materia, colore, spazio e costruzione.

Per Černigoj il costruttivismo rappresenta in quel momento il linguaggio più adatto a esprimere la sensibilità del presente. La forma entra nello spazio, si misura con l’oggetto, con il movimento, con la funzione, con l’idea di una nuova educazione visiva. Proprio questa ambizione pedagogica e programmatica rende difficile la ricezione dell’esposizione. A Lubiana, nel 1925, il dibattito artistico era ancora attraversato dalla forte presenza dell’espressionismo e da criteri critici poco preparati a leggere l’opera come costruzione autonoma, ambientale e oggettuale.

Nello stesso anno la vicenda lubianese di Černigoj si interrompe in modo brusco. Il ritrovamento, nella sua corrispondenza scolastica, di materiale politico proibito provoca il suo allontanamento dalla città. L’artista rientra così a Trieste, dove cerca di trasferire in un nuovo contesto l’esperienza maturata tra Weimar e Lubiana. Con Emilio Mario Dolfi e Giorgio Carmelich promuove la Scuola di Attività Moderna, concepita come laboratorio di formazione e di sperimentazione. Il programma prevede lo studio della materia, la disposizione degli oggetti nello spazio, il rapporto fra arte antica “statica” e arte moderna “dinamica”, l’applicazione dei principi costruttivi all’architettura, alla pittura, alla scultura, alla scenografia, alla decorazione e al libro. Da questo momento Trieste diventa il luogo in cui il costruttivismo di Černigoj assume una fisionomia collettiva, più direttamente legata al teatro, alla grafica, alla propaganda visiva e all’ambiente espositivo.

 

 

Locandina della Scuola di Attività Moderna, 1925

 

 

1925 Trieste

Insegnanti e iniziatori: Augusto Cernigoj, Giorgio Carmelich, Emilio Mario Dolfi.
Insegnamento teorico astratto di elementi puri e dinamismo sintetico.


A  Studio elementare della materia con oggetti usuali (loro esposizioni nello spazio).
B  Disposizione e rappresentazione spaziali (lavorazione della materia e disposizione di essa nello spazio).
C  Studio dell'arte antica statica in rapporto con l'arte moderna dinamica (pittura, scultura, architettura).
D  Studio spaziale cromatico.
E  Applicazione generale all'architettura, pittura, scultura, scenografia, arte decorativa (cartellonistica, decorazione del libro).
Possono partecipare tutti coloro che sentono di voler crescere
(non sono ammessi artisti accademici).

 

La locandina della Scuola di Attività Moderna, datata Trieste 1925, presenta Černigoj, Giorgio Carmelich ed Emilio Mario Dolfi come «insegnanti e iniziatori» di un programma fondato sull’«insegnamento teorico astratto di elementi puri e dinamismo sintetico». Il piano di lavoro è breve, ma molto indicativo: studio della materia attraverso oggetti d’uso comune, disposizione degli elementi nello spazio, analisi dei rapporti fra arte antica statica e arte moderna dinamica, ricerche cromatiche spaziali, applicazioni all’architettura, alla pittura, alla scultura, alla scenografia, alla decorazione, alla grafica e al libro. La formula finale — «possono partecipare tutti coloro che sentono di voler crescere» — chiarisce il carattere aperto, sperimentale e militante dell’iniziativa.

Da questo nucleo nasce il Gruppo Costruttivista Triestino, al quale si collegano Edvard Stepančič, Ivan Poljak, Zorko Lah, Giuseppe/Josip Vlah e Thea Černigoj. Più che una scuola in senso istituzionale, il gruppo assume la forma di un laboratorio mobile: luogo di incontro fra pittura, oggetto, scenografia, grafica, manifesto e azione collettiva. Trieste offre a Černigoj uno spazio instabile ma ricettivo, dove le ricerche maturate tra Weimar e Lubiana possono innestarsi sul teatro sloveno, sulle riviste d’avanguardia e su una rete di giovani artisti sloveni e italiani.

 

 

El Lissitzky, Prounenraum (Sala Proun), Berlino 1923 (ricostruzione 1965). Eindhoven, van Abbemuseum

 

Sala Costruttivista, Trieste 1927 (ricostruzione Piero Conestabo, 1991)

 

Nel 1927 il Gruppo Costruttivista Triestino raggiunge il suo esito più compiuto con la Sala Costruttivista, presentata all’interno della Prima Esposizione del Sindacato delle Belle Arti e del Circolo Artistico di Trieste, nel Padiglione del Giardino Pubblico. Il riferimento al Prounenraum di El Lissitzky, esposto nel 1923 alla Grosse Berliner Kunstausstellung, è evidente nella concezione dello spazio come ambiente unitario, attraversabile, costruito attraverso piani, oggetti, rapporti cromatici e tensioni dinamiche. La sala triestina traduce quel modello entro una situazione diversa: collettiva, militante, legata alla scena artistica slovena e giuliana, alle riviste d’avanguardia e alla volontà di portare il costruttivismo dentro un luogo pubblico di confronto.

Alla realizzazione del 1927 partecipano, accanto a Černigoj, Giorgio Carmelich, Edvard Stepančič e Giuseppe/Josip Vlah. L’ambiente oltre alle opere singole, organizza costruzioni, materiali, colore, luce e spazio secondo un principio comune. La ricostruzione della Sala Costruttivista, realizzata nel 1991 da Piero Conestabo in occasione della mostra Il mito sottile al Museo Revoltella, ha consentito di restituire almeno in parte la forza di quell’intervento, oggi riconosciuto come uno dei momenti più significativi dell’avanguardia triestina fra le due guerre.

 

 Il manifesto del movimento, firmato dallo stesso Cernigoj, enunciava:

 

«Noi attivisti arch. Carmelich Giorgio, prof. A. Cernigoj, G. Vlah, E. Stepancich abbiamo per meta l'arte + oggetto = funzione cioè sintesi totale del movimento nello spazio. Di fronte alla vecchia concezione della pittura, scultura letteraria, la nostra attività tende a una nuova pittura-scultura assoluta vibrazione di colore + spazio + tempo = forma ovvero funzione per se stessa esistente e vitale-pura. Noi combattiamo a priori la forma dell'arte di produzione naturalistica o fantastico mistica, e l'attuale letteraria individualista dell'ultima generazione decadente.
La nostra attività consiste nel dare oggetto al movimento con il colore, materia e forma, perciò i nostri elementi sono puri = astratti. La costruzione astratta esiste nella sua totale impronta per l'artista e per l'osservatore, ambidue devono estrarre ciò che è sensitività-espressione prodotta dall'oggetto. Perciò la formazione degli oggetti esposti consiste di materia + colore + forma = assieme tattile nel tempo e nello spazio, contribuendo con ciò lo stato sintetico = espressione vera e pura dell'Arte oggettiva (e non come per la pittura fino ad oggi «L'art pour l'art» soggettivistica). L'arte è distintamente il prodotto collettivo-multiplo = sintesi perfetta di tempo e spazio = contemporaneità.

Non più arte riproduttiva

non più arte figurativa
Bensì arte sintetica costruttiva
arte oggettiva tattile
arte utile collettiva.
»

 

 

Manifesto del Gruppo costruttivista di Trieste, 1927

 

E. Stepancich, Composizione, 1927

 

 "Non più arte riproduttiva. Non più arte figurativa. Bensì arte sintetica costruttiva. Bensì arte oggettiva tattile. Bensì arte utile collettiva".

 

Copertina della rivista Nas Glas, 1926

 

 

Cernigoj Augusto. Copertina in Der Sturm / (Numero speciale:
La giovane аrtе slovena), dicembre 1928. Gradisca d'Isonzo-Berlino, collezione privata

 


Accanto all’attività espositiva, Černigoj sviluppa in questi anni un’intensa azione editoriale, grafica e teatrale. Collabora con Naš glas e soprattutto con Tank, la rivista d’avanguardia fondata a Lubiana da Ferdo Delak nel 1927, nella quale pubblica linoleografie, testi programmatici e manifesti. Tank costituisce uno dei punti più alti della breve stagione costruttivista slovena: vi convergono teatro, grafica, poesia, architettura, cinema, tipografia, agitazione culturale. La pagina diventa spazio di costruzione; il manifesto assume valore visivo; il segno inciso, la parola, il carattere tipografico e l’immagine partecipano a un medesimo impulso di trasformazione.

 

 

 

Il primo numero della rivista Tank di Lubiana

Casella di testo:  

 

 

La collaborazione con Delak è decisiva. Attraverso il Novi oder e il teatro sloveno di San Giacomo, Černigoj trasferisce i principi costruttivisti nella scena, nei costumi, negli studi di carattere, nelle soluzioni ambientali. I suoi bozzetti scenografici degli anni 1926-1927 mostrano una notevole libertà inventiva: piani inclinati, quinte ridotte a strutture dinamiche, figure costruite per sintesi, frammenti fotografici, segni grafici, volumi che spezzano l’illusione naturalistica dello spazio teatrale. La scena viene pensata come organismo visivo attivo, capace di coinvolgere attore, spettatore, gesto e architettura dell’ambiente.

In questa fase il collage assume un ruolo centrale. Per Černigoj il collage è tecnica, metodo e atteggiamento mentale: accostare materiali diversi, sottrarli alla loro funzione abituale, riorganizzarli in una struttura nuova. La stessa logica agisce nei suoi oggetti, nei manifesti, nelle scenografie, nelle copertine, nei linoleum. Il costruttivismo triestino prende così una fisionomia particolare, più mobile e sperimentale rispetto a una disciplina puramente geometrica. Vi entrano la lezione del Bauhaus, il costruttivismo russo, l’energia tipografica delle riviste d’avanguardia, il teatro di Delak, l’eco dello zenitismo, il clima inquieto della Trieste slovena e plurilingue degli anni Venti.

La proiezione internazionale di questo lavoro trova un momento significativo nel rapporto con Herwarth Walden e con la rivista berlinese Der Sturm. Nel 1928 opere dell’avanguardia slovena vengono presentate a Berlino nell’ambito di Junge slowenische Kunst; nel gennaio 1929 Der Sturm dedica un numero speciale alla giovane arte slovena, dando rilievo al lavoro di Černigoj, Delak e degli altri protagonisti di quella stagione. Per un movimento nato in condizioni difficili, fra Lubiana e Trieste, questa presenza sulla scena berlinese rappresenta un riconoscimento di notevole peso. Colloca il costruttivismo sloveno entro la geografia viva delle avanguardie europee, accanto alle esperienze che stavano ridefinendo il rapporto fra arte, spazio, società e comunicazione visiva.

Il ruolo di Černigoj va dunque letto nella sua ampiezza. Pittore, grafico, scenografo, organizzatore, teorico irregolare, insegnante e agitatore culturale, egli porta nel contesto sloveno e triestino una concezione dell’arte fondata su costruzione, materia, dinamismo, funzione collettiva. La sua figura collega Trieste a Lubiana, Weimar a Berlino, il teatro sloveno alle riviste internazionali, la sperimentazione visiva alla formazione dei giovani artisti. In lui l’avanguardia diventa pratica quotidiana: scuola, mostra, manifesto, copertina, scena, oggetto, ambiente.

Questa azione, svolta in pochi anni e in condizioni storiche sempre più difficili, consentì agli artisti sloveni e triestini di inserirsi in una rete più vasta, centroeuropea e balcanica, dove futurismo, costruttivismo, dadaismo, zenitismo e Bauhaus si incontravano in forme spesso instabili, ma feconde. La stagione costruttivista di Černigoj rimase breve; la sua incidenza, invece, continuò a riemergere nella grafica, nella scenografia, nella pedagogia artistica e nelle successive riletture dell’avanguardia slovena. Proprio per questo il suo nome occupa un posto necessario nella storia artistica di Trieste fra le due guerre: non come episodio periferico, ma come uno dei punti in cui la città entrò realmente nel linguaggio europeo della modernità.

 

 

 

Giorgio Catania

 

(2011)

 

 

 

Note:

1 La collezione della Galleria Černigoj a Lipica è costituita da oltre 1.400 opere d'arte (molta la grafica, xilografia, linoleografia, punta secca e acquatinta), di cui 400 esposte, offrendo un'ampia panoramica dei temi affrontati dall'artista in oltre sessant'anni di attività.

 

 

Bibliografia:

 

 

Janez Vrečko, Srečko Kosovel, Založba ZRC, Ljubljana, 2011.

 

Peter Krečič, Avgust Černigoj, Nova revija, Ljubljana, 1999.

 

Igor Zabel, Avgust Černigoj, Moderna galerija, Ljubljana, 1998.

Marko Kravos, a cura di, I Constructivisti triestini, Studio Tommaseo, Trieste, 1991.

Peter Krečič, Slovenska zgodovinska avantgarda, Cankarjeva založba, Ljubljana, 1989.

Mario De Micheli, Le avanguardie artistiche del Novecento, Feltrinelli, Milano, 1986.

Bruno Passamani, Dall’alcova d’acciaio al Tank ai Macchi 202. Frontiere d’avanguardia. Gli anni del Futurismo nella Venezia Giulia, catalogo della mostra, Brescia, 1985.

Peter Krečič, Avgust Černigoj, Založništvo tržaškega tiska, Trieste, 1980.

Avgust Černigoj. Razstava konstruktivističnih del. Ljubljana–Trst 1924–1929. Vračanja h konstruktivizmu 1955–1977, catalogo della mostra, Mestni muzej Idrija / Arhitekturni muzej Ljubljana, Idrija-Ljubljana-Beograd-Koper, 1978.

Vieri Quilici, L’architettura del costruttivismo, Laterza, Roma-Bari, 1978.

Augusto Černigoj, catalogo della mostra, Palazzo Costanzi, Trieste, aprile-maggio 1977.

Der Sturm. Sonderheft Junge slowenische Kunst, Berlin, 1929.


Tank. Revue internationale active, Ljubljana, 1927.

 


 

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