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August Endell
Berlino, 12 aprile 1871 – 13 aprile 1925
August Endell fu una delle figure più singolari del Jugendstil tedesco. Architetto senza formazione accademica specifica, progettista di interni e mobili, autore di scritti teorici, insegnante e riformatore della didattica artistica, portò nell’architettura e nelle arti applicate una concezione psicologica della forma. La sua opera nasce da una matrice filosofica: l’esperienza estetica come effetto diretto di linee, colori, ritmi, tensioni, rapporti spaziali. In questo senso occupa un posto particolare nella cultura europea fra simbolismo, Jugendstil, riforma dell’abitare e modernità urbana. Nacque a Berlino il 12 aprile 1871. Il padre, Carl Friedrich Endell, era architetto e alto funzionario edilizio; il fratello Fritz divenne incisore e xilografo. Nel 1891 August si iscrisse all’Università di Tubinga con l’intenzione di diventare insegnante, studiando filosofia e matematica. L’anno seguente proseguì a Monaco, dove ampliò i propri interessi verso psicologia, estetica, letteratura tedesca, arte e musica. L’insegnamento di Theodor Lipps, teorico dell’empatia estetica, ebbe su di lui un effetto duraturo. Il tema scelto per il dottorato, la Gefühlskonstruktion, indica già la direzione della sua ricerca: comprendere come le forme producano stati emotivi, prima ancora di diventare immagini o simboli riconoscibili.[1] La svolta avvenne nella primavera del 1896, quando conobbe Hermann Obrist. Endell abbandonò la carriera universitaria e si orientò verso l’attività artistica, formandosi da autodidatta. Obrist gli offrì un modello decisivo: l’ornamento come organismo vitale, linea generatrice, energia che cresce sulla superficie e nello spazio. Endell trasformò quella sollecitazione in una teoria più ampia. La forma, per lui, poteva agire come la musica: senza dipendere da un soggetto narrativo, produceva tensione, piacere, inquietudine, movimento interiore. Nel 1897 partecipò alla Kunst-Ausstellung nel Glaspalast di Monaco, dove un gruppo di giovani architetti e artisti applicati contribuì all’affermazione pubblica dello Jugendstil. In un ambiente allestito da Theodor Fischer presentò un tappeto, una piccola tessitura, una portiera e quattro fregi murali a rilievo. Nello stesso periodo progettò i primi mobili, fra cui uno scrittoio da lavoro e una libreria. La sua attività toccava già settori diversi, dal mobile al tessuto, dal fregio alla grafica, dal progetto di interni all’ornamento per riviste come Pan e Dekorative Kunst.[2] L’opera che lo impose all’attenzione fu l’Hofatelier Elvira a Monaco, progettato fra il 1897 e il 1898. Lo studio fotografico, legato ad Anita Augspurg e Sophia Goudstikker, occupava una posizione culturale vivace, intrecciata con la vita artistica e con l’emancipazione femminile. Endell ne fece un edificio-manifesto. La facciata era dominata da un enorme rilievo plastico, ondulato, rosso e dorato su fondo chiaro, letto dai contemporanei come un motivo marino, fantastico, quasi mostruoso. L’effetto fu immediato: scandalo, ironie, ammirazione, rifiuto. Il rilievo venne percepito come una sfida alla disciplina architettonica tradizionale. L’ornamento invadeva la facciata, la rendeva immagine, gesto, superficie vivente.[3] L’Atelier Elvira resta il suo capolavoro giovanile. La forza dell’edificio dipendeva dalla relazione fra architettura e grafia ornamentale: la parete diventava supporto di una linea autonoma, capace di trasformare l’intero prospetto in un evento visivo. Anche gli interni seguivano questa logica. Scale, arredi, elementi decorativi, superfici e passaggi erano pensati come parti di un ambiente unitario. Il destino materiale dell’edificio fu drammatico: il grande ornamento venne rimosso negli anni Trenta, l’edificio fu danneggiato durante la guerra e poi demolito. Le fotografie storiche conservano l’immagine di un’opera che, per Monaco, ebbe valore di trauma estetico. Negli stessi anni Endell frequentò ambienti letterari e intellettuali di notevole rilievo. Ebbe rapporti con il George-Kreis, con Lou Andreas-Salomé, con Rainer Maria Rilke e con il critico Georg Fuchs. Questa rete spiega il carattere ibrido della sua figura: artista dell’arredo e dell’architettura, ma anche scrittore, teorico, uomo di cultura. I suoi primi testi enunciano una “Formkunst” libera da obblighi rappresentativi. L’arte della forma doveva creare emozioni attraverso curve, masse, contrasti, proporzioni, come un brano musicale crea affetti attraverso suoni e intervalli. Nel 1899 partecipò alla Volksthümliche Ausstellung für Haus und Herd a Dresda con mobili economici realizzati dalle Dresdner Werkstätten für Handwerkskunst. La scelta è rilevante. Endell non lavorava soltanto per oggetti eccezionali o ambienti di lusso; entrava nel dibattito sulla casa moderna, sulla qualità della produzione, sull’educazione del gusto quotidiano. Alla Secessione di Monaco presentò gioielli. Disegnò anche ferramenti, vetrate, lampade e motivi grafici. Questa mobilità fra scala architettonica e piccolo oggetto appartiene alla cultura dello Jugendstil, ma in Endell assume un accento teorico più netto: ogni manufatto diventa occasione per studiare il potere emotivo della forma.[4] Nel 1901 si trasferì a Berlino. Il Bunte Theater di Ernst von Wolzogen, costruito nello stesso anno, conserva ancora il carattere ornamentale della fase monacense. In seguito il suo linguaggio si fece più asciutto. La linea fantastica dell’Atelier Elvira lasciò spazio a una forma più controllata, funzionale, urbana. Le Neumannschen Festsäle, il complesso di Steinplatz, le ville di Berlino-Westend e la Trabrennbahn di Berlin-Mariendorf segnano questa evoluzione. L’ornamento rimane, ma viene assorbito nella struttura dell’ambiente, nelle proporzioni, nella distribuzione degli spazi, nella qualità degli interni.[5] La Berlino moderna gli offrì un nuovo campo di osservazione. Nel 1908 pubblicò Die Schönheit der großen Stadt, uno dei testi più originali sulla percezione estetica della metropoli. Endell invitava a guardare la città attraverso luce, traffico, insegne, polvere, movimento, superfici, fenomeni atmosferici. La grande città diventava un laboratorio dello sguardo moderno. Il suo interesse si spostava dall’ornamento isolato all’esperienza complessiva dello spazio urbano: strade, ponti, facciate, riflessi, rumori e folle producevano una nuova educazione sensoriale.[6] Nel 1904 fondò a Berlino una propria Schule für Formkunst, attiva fino al 1914. La scuola rispondeva alla sua idea di insegnamento: formare lo sguardo, sviluppare autonomia progettuale, studiare gli effetti psicologici delle forme. L’artista doveva imparare a costruire rapporti visivi, non a copiare repertori storici. In questo punto Endell fu un riformatore. Il suo contributo alla didattica anticipa alcuni temi che diventeranno centrali nelle scuole d’arte del Novecento: esercizio della percezione, analisi della forma, rapporto fra mano, materiale e progetto. Anche i mobili e gli interni seguirono una trasformazione parallela. Dopo le prime prove segnate da un ornamento espressivo, Endell si orientò verso soluzioni più sobrie. L’oggetto d’uso acquistò chiarezza costruttiva. I Desk Mounts circa 1899 conservati al Museum of Modern Art di New York mostrano già un interesse per il ferro battuto, per il rapporto fra struttura e funzione, per una linea decorativa trattenuta entro un disegno preciso. Il mobile, nella sua opera, resta sempre legato all’ambiente: non pezzo isolato da collezione, ma elemento di un interno pensato nella sua totalità.[7] Nel 1918 fu nominato direttore della Staatliche Akademie für Kunst und Kunstgewerbe di Breslavia, succedendo a Hans Poelzig. L’incarico confermò il riconoscimento della sua autorità teorica e pedagogica. A Breslavia proseguì il lavoro di riforma dell’insegnamento, cercando un equilibrio fra arte, artigianato, architettura e progetto. La sua salute, però, andò peggiorando. Morì a Berlino nell’aprile 1925, ancora nel pieno di una ricerca che aveva attraversato tre fasi diverse: il Jugendstil monacense, la modernità berlinese, la riflessione didattica e istituzionale degli ultimi anni.[8] La sua posizione storica è complessa. Endell viene spesso ricordato per l’Atelier Elvira, e quell’opera giustifica da sola la sua presenza nella storia dello Jugendstil. Il suo rilievo maggiore, però, sta nella teoria della forma. Prima dell’astrazione storica del Novecento, egli formulò con chiarezza l’idea di un’arte capace di agire attraverso forze visive autonome. Linee, curve, colori e rapporti spaziali possedevano un valore emotivo diretto. Da questa convinzione derivano i suoi fregi, i suoi mobili, le sue facciate, i suoi scritti sulla città. Endell appartiene alla generazione che trasformò l’arte applicata in pensiero progettuale. Dal tappeto alla facciata, dalla lampada alla metropoli, cercò una grammatica della percezione. La sua opera più nota fu distrutta, molte architetture sono scomparse o trasformate, gli scritti restano meno letti di quanto meritino. Eppure la sua figura conserva un valore preciso: mostra come lo Jugendstil tedesco abbia prodotto, accanto alla decorazione, una teoria radicale dello sguardo moderno.
A.R.
Note[1] Per i dati biografici essenziali e la formazione universitaria, cfr. E. Marx, “Endell, Ernst Moritz August”, in Neue Deutsche Biographie, vol. 4, Duncker & Humblot, Berlin, 1959, pp. 490-491; scheda biografica fotografata, p. 56. [2] Sull’incontro con Hermann Obrist, sulla formazione autodidatta e sulle prime prove nel contesto del Glaspalast di Monaco, cfr. K. Scheffler, “A. E.”, in Kunst und Künstler, V, n. 8, maggio 1907, pp. 314-324; scheda fotografata, p. 56. [3] Per l’Hofatelier Elvira e il ruolo di Anita Augspurg e Sophia Goudstikker, cfr. Rudolf Herz, Brigitte Bruns, Hof-Atelier Elvira 1887-1928. Ästheten, Emanzen, Aristokraten, München, 1985; Ingvild Richardsen, a cura di, Die modernen Frauen des Atelier Elvira in München und Augsburg 1887-1908, Volk Verlag, München, 2022. [4] Sulle arti applicate, sui mobili per Dresda e sulle collaborazioni grafiche con riviste come Pan e Dekorative Kunst, cfr. E. Schar, “A. E.”, in Dekorative Kunst, XVIII, 1910, pp. 375-379; scheda fotografata, p. 56. [5] Per la fase berlinese, il Bunte Theater, le Neumannschen Festsäle, le ville e la Trabrennbahn di Mariendorf, cfr. K. Scheffler, “Neue Arbeiten von A. E.”, in Kunst und Künstler, XI, 1913, pp. 350-359; K. Scheffler, Die Architektur der Großstadt, Bruno Cassirer, Berlin, 1913, pp. 187-193. [6] Per Die Schönheit der großen Stadt, cfr. August Endell, Die Schönheit der großen Stadt, Strecker & Schröder, Stuttgart, 1908; traduzione inglese “The Beauty of the Metropolis”, in Grey Room, n. 56, MIT Press, Cambridge, 2014. [7] Per i Desk Mounts del Museum of Modern Art e per il rapporto fra oggetto d’uso e progettazione, cfr. MoMA, New York, scheda online “August Endell, Desk Mounts, c. 1899”, inv. 342.1961. [8] Sulla Schule für Formkunst, sulla direzione della Breslauer Akademie e sulla fase tarda, cfr. Nicola Bröcker, Gisela Moeller, Christiane Salge, a cura di, August Endell 1871-1925. Architekt und Formkünstler, Michael Imhof Verlag, Petersberg, 2012; E. Marx, “Endell, Ernst Moritz August”, cit.
BibliografiaKarl Scheffler, “A. E.”, in Kunst und Künstler, vol. V, n. 8, Berlin, maggio 1907, pp. 314-324. August Endell, Die Schönheit der großen Stadt, Strecker & Schröder, Stuttgart, 1908. E. Schar, “A. E.”, in Dekorative Kunst, vol. XVIII, München, 1910, pp. 375-379. Karl Scheffler, “Neue Arbeiten von A. E.”, in Kunst und Künstler, vol. XI, Berlin, 1913, pp. 350-359. Karl Scheffler, Die Architektur der Großstadt, Bruno Cassirer, Berlin, 1913. E. Marx, “Endell, Ernst Moritz August”, in Neue Deutsche Biographie, vol. 4, Duncker & Humblot, Berlin, 1959, pp. 490-491. T. Buddensieg, “Zur Frühzeit von August Endell. Seine Münchner Briefe an Kurt Breysig”, in Justus Müller-Hofstede, Werner Spies, a cura di, Festschrift für Eduard Trier zum 60. Geburtstag, Gebr. Mann Verlag, Berlin, 1981, pp. 223-250. Rudolf Herz, Brigitte Bruns, Hof-Atelier Elvira 1887-1928. Ästheten, Emanzen, Aristokraten, München, 1985. N. Schaffer, Architektur als Bild. Das Atelier Elvira von August Endell, tesi di dottorato, Universität Salzburg, Salzburg, 1981. Nicola Bröcker, Gisela Moeller, Christiane Salge, a cura di, August Endell 1871-1925. Architekt und Formkünstler, Michael Imhof Verlag, Petersberg, 2012. August Endell, The Beauty of the Metropolis, traduzione inglese in Grey Room, n. 56, MIT Press, Cambridge, 2014. Ingvild Richardsen, a cura di, Die modernen Frauen des Atelier Elvira in München und Augsburg 1887-1908, Volk Verlag, München, 2022. MoMA – Museum of Modern Art, New York, scheda online “August Endell, Desk Mounts, c. 1899”. Zentralinstitut für Kunstgeschichte, München, scheda online “Das Fotoatelier Elvira”. Kunstsammlungen & Museen Augsburg, scheda online “Die modernen Frauen des Atelier Elvira”.
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