“Gaspare Diziani nacque a Belluno dal
magistro Giuseppe de Ciano e da Giustina sua moglie e venne battezzato
nella Cattedrale della sua città il 24 gennaio 1689. [...] Sembra
ch’egli abbia rivelato un precoce talento, per cui i genitori si
preoccuparono di avviarlo alla professione della pittura” (Zugni Tauro
1971). “Lo raccomandarono addunque con tutto l’impegno alla direzione di
Antonio Lazzarini mediocre, e solo Pittore della stessa Città di
Belluno, il quale col corso di pochi anni videssi il Scollaro ridotto ad
uno statto di franchezza forse maggiore di lui, poiché in qualche quadro
dimandò il parere, e qualche ritocho del Scollaro stesso. Nel ettà sua
addunque di circa 20 anni lo inviarono li di lui Genitori alla Dominante
Città di Venezia, per acquistar quelle cognizioni, che nella sua città
non poteva già avere, e per ciò fu appogiato alla Scuola del Celebre
Gregorio Lazzarini, nella quale stete qualche tempo, ma il poco impegno
che aveva il sudetto Maestro per li suoi Scollari, obligolo a lasciar la
Scola del Lazarini e trasferirisi a quella del Celebre suo Patrioto
Sebastiano Ricci” (Temanza 1738), prima che questi partisse per Londra
(1712).
Nel 1717 accompagnò a Dresda lo scenografo Alessandro Mauro al servizio
del figlio di Augusto II, il principe elettore di Sassonia, che era
stato a Venezia l’anno precedente (Pavanello 1981). Tale notizia
conferma quanto aveva scritto Guarienti (1753): “ebbe riputazione,
nonché in Venezia, in Dresda, dove operò ne’ Teatri”. Durante il suo
viaggio a Dresda, il pittore dovette recarsi anche a Monaco (Coletti
1935), come testimoniano le quattro sopraporte della
Parade-Schlafzimmer raffiguranti Le quattro parti del giorno (Pavanello
1981).
Rientrato in laguna nel 1720, come testimonia il libro della Fraglia dei
pittori (Favero 1975), “dopo pochi anni fu ricercato di portarsi a Roma
per servire l’Illustre Cardinale Ottoboni, in un magnifico apparato per
la chiesa di San Lorenzo in Damaso, terminato il quale non volle
trattenersi, nonostante gli inviti del cardinale, perché desiderava
tornare a Venezia” (Temanza 1738). Tale impresa è documentata
dall’incisione di Filippo Vasconi raffigurante il suntuoso apparato
scenografico di carattere rococò progettato nel 1728 da Alessandro
Mauro, al quale certamente Diziani collaborò nelle figure (Pavanello
1981).
“Forse nel 1731, a 42 anni, sposò Angela, figlia di Marco Feltrin detto
dall’Oro, più giovane di lui di circa 20 anni ed ebbe 10 figli [...]
tutti nati nella parrocchia di S. Geminiano, dove la famiglia di Gaspare
visse per oltre settant’anni (Zugni Tauro 1971).
Diziani trascorse il resto della sua vita a Venezia, dove “l’esuberante
facoltà creativa che in guisa di pieno torrente dilatò la sua spiritosa
fantasia” gli permise di “inventare, e colorire, coprendo tele
grandissime per Chiese e Palazzi, cosicché veggensi in quelle ed in
questi delle sue opere in quantità” (A. Longhi 1762), e da dove si
allontanò solamente per recarsi nella provincia veneta e a Bergamo. Il
17 gennaio 1751, infatti, Francesco Zuccarelli, scrivendo da Venezia al
conte Francesco Maria Tassi, preannunciava l’arrivo a Bergamo
dell’artista, allo scopo di terminare la decorazione della volta della
chiesa di San Bartolomeo lasciata interrotta da Mattia Bortoloni,
improvvisamente deceduto a Milano il 10 giugno 1750 (Selva 1983).
Nel 1755 fu tra i fondatori dell’Accademia veneziana di pittura e poco
dopo venne eletto presidente. Carica che ricoprì dal 1760 al 1762 e di
nuovo dal 1766 al 1768. Morì a Venezia “di morte subitanea in una
bottega di Caffè sulla Piazza San Marco la sera del 17 agosto 1767 in
età di 78 anni" (Temanza 1738). Fu sepolto nella chiesa di San Geminiano
in Piazza San Marco (Baldissone 1941).