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In un appunto inviato a padre Orlandi
da un ignoto corrispondente si legge: “Antonio Molinari nato in Venezia
l’anno 1665 a dì 21 gennaro. Il di lui padre ebbe nome Zuanne Battista,
fu pittore e scolaro di Pietro della Vecchia; la madre ebbe nome
Paolina: tutti da Venezia. Mise detto suo padre il detto suo figliolo
alla scuola del signor Antonio Zanchi e da questa scola è divenuto
pittore” (in Moretti 1979). Figlio del modesto pittore Giovanni Molinari,
Antonio inizialmente si formò presso la bottega paterna, quindi fu
mandato in quella di Antonio Zanchi (Borean 2000). Era difatti “una
prassi piuttosto abituale quella di affidare il figlio più dotato a
maestri di maggior fortuna e più aggiornati artisticamente, fatto che
permetteva un salto di qualità della stessa bottega paterna; un
arricchimento del repertorio figurativo poteva, infatti, favorire il
futuro sviluppo dell’attività di famiglia” (Craievich 1999). È quindi
presumibile che l’artista abbia continuato a collaborare con l’atelier
paterno. Una delle prime opere pubbliche firmate da Antonio, il Giudizio
Universale di Makarska (Spalato), nonostante la stretta vicinanza con le
formule zanchiane, palesa una debolezza esecutiva forse da ascrivere
all’intervento del padre. Vista la precoce datazione dell’opera, non
sembra però verisimile ipotizzare che il giovane dirigesse già una sua
bottega autonoma. D’altra parte che il figlio fosse più richiesto del
padre lo testimonia il fatto che nel 1684 Antonio era tassato dal
Collegio dei pittori il doppio di quanto non lo fosse Giovanni. La sua
tansa inoltre superava anche quelle dei suoi coetanei Antonio Bellucci e
Paolo Pagani, ma restava di molto inferiore a quella di Gregorio
Lazzarini, il quale evidentemente godeva già allora di un largo
successo. (Favaro 1975).
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