Marcantonio Bassetti
nasce a Verona nel 1586, figlio di “Hieronimo di Bassi causidico et di
D. Julia”, è il secondo di cinque fratelli. Formatosi nella bottega di
Felice Brusasorci (Ridolfi 1648), forse poco dopo la morte del maestro
nel 1605, si trasferisce a Venezia, dove entra in contatto con le opere
dei pittori cinquecenteschi e si lega in amicizia con Palma il Giovane.
Nel 1614 è registrato all’anagrafe di San Silvestro a Verona,
domiciliato presso il padre, l’età dichiarata è di 28 anni (Trecca
1910).
Di fondamentale importanza appare l’esperienza romana, situabile fra il
1615 e il 1620, accanto ai colleghi veronesi Turchi e Ottino, entrambi
più anziani. A Roma, inizia a lavorare con Saraceni, Turchi e forse
Ottino nella Sala Regia al Quirinale (1616-1617; suoi sono i chiaroscuri
con scene bibliche), e ancora col Saraceni a Santa Maria dell’Anima (ma
le sue due pale sono perdute). Nell’Urbe l’artista riesce ad
acclimatarsi facilmente, come si deduce dalla lettera inviata a Palma il
Giovane il 6 maggio 1616. Sempre a Roma, Bassetti viene inoltre
“implicato in una lite di artisti tipica di quegli anni; il 26 maggio
[1616] «Gian Antonio di Giovanni Fiasella pittore di Sarzana, abitante
al vicolo dei Zucchelli alla Madonna di Costantinopoli, e Marco Antonio
figlio di Girolamo Bassetti pittore veneto davano querela per ingiurie
avute da Pietro Paolo Scalpellino e da Settimio falegname»” (Ottani
Cavina 1974).
Tuttavia le ostilità allora in corso tra Venezia e gli austriaci da una
parte e i milanesi dall’altra, lo spinsero a continuare la permanenza a
Roma, non senza una qualche nostalgia per la pittura veneta. Bassetti
comunque riesce ad inserirsi nell’ambiente artistico capitolino, come
testimonia la presenza del suo nome negli Atti dell’Accademia di San
Luca del 4 giugno 1618 (Ottani Cavina).
Il ritorno in patria è fissato tra il 1620 e il 1621. Come racconta lo
storico di Lonigo: “Ritornato a Verona, si diede a dipingere varie
cose... Era il Bassetti molto amico di professori, capitando ciascuno,
che di là passava, nella di lui casa; ai quali usava molte cortesie, e
predicava del continuo le pitture di Venezia... Quando io mi trovai in
Verona l’anno 1628, ebbi occasione di conoscerlo, e provar gli effetti
della sua gentilezza. Soleva egli dipinger poco, dicendo che la Pittura
non ricercava l’assidua applicazione degli operai che si affaticano a
giornata, ma la quiete e l’animo tranquillo...”.
Nella città scaligera vive e lavora per un decennio, fino alla morte di
peste avvenuta nel 1630 (Ridolfi). Il 13 luglio dello stesso anno “in
osservanza alle imposizioni del Provveditore straordinario alla sanità
Alvise Vallaresso, vengono versati dieci ducati a beneficio dei poveri
di San Giacomo alla Pigna (che era la parrocchia cui apparteneva il
pittore) affinché Marcantonio Bassetti ottenga di essere sepolto nel
monastero agostiniano di Santa Eufemia” (Ottani Cavina 1974).