Figlio di Giovanni,
sarto, e
di Rosa Bellizzi, di origine albanese, frequentò il Ginnasio di
Castrovillari fino alla classe quinta. Successivamente ottenne, 1902,
dalla Provincia di Cosenza (alla quale dieci anni dopo in segno di
riconoscenza darà una Testa di vecchio) il Legato Pezzullo, borsa di studio
che gli permise di iscriversi all'Accademia di Belle Arti di Roma, che
però disertò per protesta contro i metodi tradizionali. Non completò
mai gli studi, rimanendo a Roma da autodidatta e facendosi firmare i
certificati di frequenza, necessari per continuare a godere della borsa
del Legato, da Antonio Mancini, suo amico e sodale. Nel 1906 fu nella
giuria per la Mostra del Palazzo delle Esposizioni e partecipò, assieme
a Boccioni, Balla, Severini, alla 76a Esposizione degli Amatori e Cultori
di Belle Arti, con l’opera Il paranoico;
esposizione che lo vide presente anche nel 1908, con un
Autoritratto, e nel 1911, ’15, ’18,
’20, ’23, ’27, ’28. Con Mancini divise il primo Premio Nazionale di
Pittura di Reggio Calabria, nel 1908. Nel 1911 partecipò alla Mostra del
Cinquantenario dell'Unità d'Italia, con lo pseudonimo russo di Albert
Isvolski, presentando un Ritratto.
Nel 1916, successivamente all’esposizione degli Amatori dell’anno
precedente, inaugurata dal re Vittorio Emanuele III, gli fu acquistato
l’ Autoritratto per la
Galleria “Pitti” di Firenze: l’opera passerà in seguito agli Uffizi e
poi alla Pinacoteca di Ravenna (opera non più rintracciabile). Nel
1917 espose alla “Mostra del Bianco e Nero”, a Roma, assieme a Previati
e De Carolis, mostra nella quale fu notato da Cipriano Efisio Oppo, che
ne scrisse su “L’Idea Nazionale”. Fu presente alle Mostre Calabresi
d'Arte Moderna di Reggio Calabria dal 1920 (con una personale nella
sala Roscitano - Alfano) al 1926, anno in cui espose otto opere,
ottenendo la medaglia d’oro; come anche fu presente, con un
Nudo,
alla Biennale Napoletana del 1921 e a quella Romana dello stesso anno,
allestita per la celebrazione del cinquantenario della liberazione, e
del 1925; mentre nel 1922 (anno del suo matrimonio con la romana
Virginia Bruno), alla Biennale reggina, la Galleria Nazionale d'Arte
Moderna di Roma acquistò Il Fornaciaro
e la Casa Reale uno Studio.
Nel 1924 prese parte alla Prima Biennale Meridionale di Bari. Nel 1929
fu alla Mostra Silana di San Giovanni in Fiore e alla Mostra d’arte
dell’Associazione Calabrese di Roma; mentre nel ’31 rifiutò l’invito
alla prima edizione della Quadriennale romana e partecipò invece, a
Padova, all’Esposizione d’arte sacra cristiana moderna. Prese parte a
molte mostre, esponendo anche all’estero (Londra, 1926), Parigi, New
York. Assunse posizione contraria al Fascismo, rimanendo appartato dalla
vita culturale e rifiutò di dipingere un ritratto, su posa, di Mussolini;
ne eseguì invece uno della Regina Elena di Savoia, donato all'Istituto
Eastman di Roma, 1933. I riconoscimenti più importanti gli vennero dopo
il 1945, anno di una vasta e completa sua mostra antologica alla
Galleria “La Conchiglia” di Roma. L’anno successivo fu presente alla
Prima Biennale Nazionale di Palermo. In occasione del compimento dei
settant'anni, 1949, gli venne organizzata una serie di manifestazioni
ufficiali. Nel 1950 venne allestita nel salone del Municipio del suo
paese una grande mostra con ben 75 opere. Nel 1953 prese parte alla
Mostra “L’Arte nella vita del Mezzogiorno d’Italia”. Nel 1954 il
Presidente della Repubblica Luigi Einaudi gli conferì le insegne di
Grand’Ufficiale al merito della Repubblica; mentre, nel 1964, un altro
Presidente, Antonio Segni, posò per un ritratto. Negli ultimi anni
divenne quasi cieco. Numerose sue opere si trovano in importanti musei:
“Louvre” di Parigi, “National Gallery” di Londra, “Museo” di
Lussemburgo, “GNAM” di Roma. Affrescò, 1922, il soffitto del salone di
ricevimento del Palazzo della Prefettura di Reggio Calabria con
La ricostruzione di Reggio Calabria dopo il terremoto del 1908
e suoi dipinti si trovano nella prefettura di Catanzaro. Certamente
Alfano è stato uno dei pittori calabresi più importanti della prima
metà del Novecento. Sue opere alla rassegna La Divina Bellezza,
Complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002. Un’importante antologica fu
allestita nel Protoconvento Francescano di Castrovillari nel 2002; nella
stessa sede è sistemata una collezione permanente delle sue opere.
Scrisse anche alcuni libri di poesie (Pars parva,
1936; Solitudini, 1948;
Sillaba, 1950; Sillaba eterna,
1966); un saggio di filosofia (L’infinito
nell’infinito) e il volume,
Le
mie scoperte sul Giudizio Universale di
Michelangelo
(1964).
Enzo Le Pera
BIBLIOGRAFIA:
Enzo Le Pera,
Enciclopedia dell'Arte di Calabra, Ottocento e Novecento,
Rubbettino 2008