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Gaspare Diziani (Belluno 1689 – Venezia 1767)

 

 

 

“Gaspare Diziani nacque a Belluno dal magistro Giuseppe de Ciano e da Giustina sua moglie e venne battezzato nella Cattedrale della sua città il 24 gennaio 1689. [...] Sembra ch’egli abbia rivelato un precoce talento, per cui i genitori si preoccuparono di avviarlo alla professione della pittura” (Zugni Tauro 1971). “Lo raccomandarono addunque con tutto l’impegno alla direzione di Antonio Lazzarini mediocre, e solo Pittore della stessa Città di Belluno, il quale col corso di pochi anni videssi il Scollaro ridotto ad uno statto di franchezza forse maggiore di lui, poiché in qualche quadro dimandò il parere, e qualche ritocho del Scollaro stesso. Nel ettà sua addunque di circa 20 anni lo inviarono li di lui Genitori alla Dominante Città di Venezia, per acquistar quelle cognizioni, che nella sua città non poteva già avere, e per ciò fu appogiato alla Scuola del Celebre Gregorio Lazzarini, nella quale stete qualche tempo, ma il poco impegno che aveva il sudetto Maestro per li suoi Scollari, obligolo a lasciar la Scola del Lazarini e trasferirisi a quella del Celebre suo Patrioto Sebastiano Ricci” (Temanza 1738), prima che questi partisse per Londra (1712).
Nel 1717 accompagnò a Dresda lo scenografo Alessandro Mauro al servizio del figlio di Augusto II, il principe elettore di Sassonia, che era stato a Venezia l’anno prece­dente (Pavanello 1981). Tale notizia conferma quanto aveva scritto Guarienti (1753): “ebbe riputazione, nonché in Venezia, in Dresda, dove operò ne’ Teatri”. Durante il suo viaggio a Dresda, il pittore dovette recarsi anche a Monaco (Coletti 1935), come testimoniano le quattro sopraporte della Para­de-Schlafzimmer raffiguranti Le quattro parti del giorno (Pavanello 1981).
Rientrato in laguna nel 1720, come testimonia il libro della Fraglia dei pittori (Favero 1975), “dopo pochi anni fu ricerca­to di portarsi a Roma per servire l’Illustre Cardinale Ottoboni, in un magnifico apparato per la chiesa di San Lorenzo in Damaso, terminato il quale non volle trattenersi, nonostante gli inviti del cardinale, perché desiderava tornare a Venezia” (Temanza 1738). Tale impresa è documentata dall’incisione di Filippo Vasconi raffigurante il suntuoso apparato scenografico di carattere rococò progettato nel 1728 da Alessandro Mauro, al quale certamente Diziani collaborò nelle figure (Pavanello 1981).
“Forse nel 1731, a 42 anni, sposò Angela, figlia di Marco Feltrin detto dall’Oro, più giovane di lui di circa 20 anni ed ebbe 10 figli [...] tutti nati nella parrocchia di S. Geminiano, dove la famiglia di Gaspare visse per oltre settant’anni (Zugni Tauro 1971).
Diziani trascorse il resto della sua vita a Venezia, dove “l’esuberante facoltà creativa che in guisa di pieno torrente dilatò la sua spiritosa fantasia” gli permise di “inventare, e colorire, coprendo tele grandissime per Chiese e Palazzi, cosicché veggensi in quelle ed in questi delle sue opere in quantità” (A. Longhi 1762), e da dove si allontanò solamente per recarsi nella provincia veneta e a Bergamo. Il 17 gennaio 1751, infatti, Francesco Zuccarelli, scrivendo da Venezia al conte Francesco Maria Tassi, preannunciava l’arrivo a Bergamo dell’artista, allo scopo di terminare la decorazione della volta della chiesa di San Bartolomeo lasciata interrotta da Mattia Bortoloni, improvvisamente deceduto a Milano il 10 giugno 1750 (Selva 1983).
Nel 1755 fu tra i fondatori dell’Accademia veneziana di pittura e poco dopo venne eletto presidente. Carica che ricoprì dal 1760 al 1762 e di nuovo dal 1766 al 1768. Morì a Venezia “di morte subitanea in una bottega di Caffè sulla Piazza San Marco la sera del 17 agosto 1767 in età di 78 anni" (Temanza 1738). Fu sepolto nella chiesa di San Geminiano in Piazza San Marco (Baldissone 1941).  
 
 
Daniele D'Anza                            
 

aprile 2005