Andrea di Castellammare
(attivo a Napoli tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo).


 

Andrea di Castellammare è un miniatore ricordato nell’ambiente napoletano dell’ultimo Quattrocento. Il suo nome compare in una lista di alluminatori attivi presso la corte aragonese o comunque nel circuito della produzione libraria legata alla Napoli dei re d’Aragona. La data oggi utilizzabile con maggiore sicurezza è il 1491; oltre questo riferimento, la documentazione rimane esile e non permette di ricostruire una biografia vera e propria [1].

L’appellativo “di Castellammare” indica con ogni probabilità una provenienza da Castellammare di Stabia, ma il dato va mantenuto come indicazione onomastica, non come notizia biografica articolata. Non conosciamo il nome del padre, la bottega di formazione, la durata dell’attività, né eventuali rapporti di parentela con altri artefici attivi nel Regno. Il suo profilo resta quello di un operatore specializzato nel lavoro sul libro: iniziali ornate, fregi marginali, decorazioni a colore e oro, forse immagini figurate, secondo le diverse competenze comprese allora sotto i termini “alluminare” e “miniare” [2].

La tradizione repertoriale gli attribuisce o collega la miniatura di un messale, probabilmente destinato alla corte aragonese di Napoli. L’opera, però, non risulta oggi identificata con sicurezza. La notizia va quindi registrata con cautela: indica la presenza del nome in un contesto liturgico e cortigiano, ma non consente di descrivere stile, iconografia, tecnica o committenza precisa. Per una scheda destinata alla pubblicazione è preferibile evitare formule attributive troppo nette e parlare di “opera ricordata dalle fonti, attualmente non individuata” [3].

Il contesto nel quale Andrea dovette operare era tutt’altro che marginale. Nella seconda metà del Quattrocento Napoli fu uno dei centri più attivi nella produzione e raccolta di manoscritti di lusso. La biblioteca dei sovrani aragonesi, accresciuta da Alfonso il Magnanimo e da Ferrante, raccolse codici umanistici, testi devozionali, libri liturgici, opere storiche e classiche, spesso decorati con apparati miniati di alto livello. Attorno a questa committenza si mossero copisti, miniatori, calligrafi, legatori e funzionari di corte. Nomi come Cola Rapicano, Nardo Rapicano, Cristoforo Majorana, Giovanni Todeschino e Gaspare da Padova appartengono a un panorama più documentato e qualitativamente meglio definito; Andrea di Castellammare si colloca nella fascia degli artefici attestati dai registri, ma ancora privi di un corpus riconoscibile [4].

Proprio questa condizione rende significativa la sua presenza. Il nome non basta a fondare una personalità stilistica, ma testimonia la densità del sistema produttivo napoletano: accanto ai maestri celebrati, vi erano operatori meno visibili, impegnati nella decorazione di libri destinati alla corte, agli ambienti ecclesiastici, ai funzionari e alle famiglie vicine al potere. La miniatura aragonese non fu un fenomeno affidato a pochi nomi isolati; funzionò attraverso botteghe, collaborazioni, passaggi di modelli, interventi seriali su codici diversi. In questa trama Andrea di Castellammare rappresenta una presenza documentaria minima, ma utile per misurare l’ampiezza del mestiere [5].

Manca, al momento, un’opera che permetta di valutarne la mano. Non possiamo dire se aderisse al gusto fiammingo diffuso a Napoli, se partecipasse alla corrente “all’antica”, se fosse vicino alla bottega dei Rapicano o se lavorasse in modo più ordinario su iniziali e decorazioni secondarie. Ogni definizione stilistica sarebbe prematura. La scheda va quindi costruita sulla soglia fra documento e lacuna: Andrea è un nome da conservare nella geografia della miniatura napoletana aragonese, più che un artista già storicamente delineato.

 

 

A.R.

 

 

Note

[1] La principale attestazione oggi utilizzabile ricorda Andrea di Castellammare tra gli alluminatori attivi nel 1491, entro una lista di artefici documentati per l’ambiente napoletano aragonese. La notizia risale al filone documentario valorizzato da Camillo Minieri Riccio e ripreso nell’Archivio storico per le province napoletane.

[2] Nel lessico quattrocentesco i termini “alluminare” e “miniare” potevano indicare attività diverse sul manoscritto: iniziali decorate, fregi, campiture ornamentali, ritocchi d’oro e d’azzurro, fino alla miniatura figurata vera e propria. Nel caso di Andrea non è possibile precisare l’estensione delle sue competenze.

[3] La miniatura di un messale viene ricordata dalla tradizione repertoriale, ma l’opera non risulta identificata. Va quindi evitata una formula come “autore del messale”, preferendo “ricordato per la miniatura di un messale non identificato”.

[4] La Napoli aragonese fu un centro primario per la produzione e il collezionismo di manoscritti miniati. La biblioteca reale e le committenze legate alla corte favorirono la presenza di miniatori specializzati e di botteghe capaci di lavorare su testi liturgici, umanistici e storici.

[5] L’interesse della scheda non sta nella possibilità di ricostruire uno stile personale, oggi impossibile, ma nel documentare la rete degli alluminatori attivi intorno alla corte aragonese alla fine del Quattrocento.

 

 

Bibliografia essenziale

Camillo Minieri Riccio, Cenno storico della Accademia Alfonsina istituita nella città di Napoli nel 1442, R. Rinaldi e G. Sellitto, Napoli, 1875.

Archivio storico per le province napoletane, vol. VIII, Napoli, 1883.

Giuseppe Mazzatinti, La biblioteca dei re d’Aragona in Napoli, L. Cappelli, Rocca San Casciano, 1897.

Tammaro De Marinis, La biblioteca napoletana dei re d’Aragona, 4 voll., Hoepli, Milano, 1947-1952; supplemento, Valdonega, Verona, 1969.

Ferdinando Bologna, Napoli e le rotte mediterranee della pittura. Da Alfonso il Magnanimo a Ferdinando il Cattolico, Società Napoletana di Storia Patria, Napoli, 1977.

Antonella Putaturo Murano, Emilia Ambra, a cura di, Libri a corte. Testi e immagini nella Napoli aragonese, Paparo, Napoli, 1997.

Gennaro Toscano, a cura di, La Biblioteca Reale di Napoli al tempo della dinastia aragonese, Generalitat Valenciana, Valencia, 1998.

Teresa D’Urso, Giovanni Todeschino. La miniatura all’antica tra Venezia, Napoli e Tours, Arte Tipografica, Napoli, 2007.

Lucio Oriani, La biblioteca di Alfonso d’Aragona e Ippolita Maria Sforza, duchi di Calabria, FedOA - Federico II University Press, Napoli, 2024.

Lucio Oriani, “La miniatura a Napoli nel Quattrocento secondo Pietro Summonte”, Forum Italicum: A Journal of Italian Studies, pubblicato online 26 febbraio 2026.