Francesco Santoro (Cosenza, 1844 – Roma, 1927)

 

 


Figlio e allievo di Giovanni Battista, pittore al tempo assai noto, studiò a Napoli, trasferendosi nel 1863 in Inghilterra, dove sposò una ricca scozzese. Nel 1865 fu certamente in Calabria, a Cosenza  e nei paesi vicini; e traccia di questa permanenza sono alcuni ritratti (uno dei quali datato) a Villa Filosa dell’ing. Pietro Mari in Aprigliano. Rimasto vedovo, risposò un’inglese da cui ebbe tre figlie. Si trasferì pertanto a Edimburgo, ma nel 1885 fece ritorno in Italia, vivendo a Roma in inverno, con studio in via San Basilio 13, poi in via Sistina 123 e infine in via di Porta Pinciana 14,  a Spoleto in estate. Fu presente a numerose esposizioni: Promotrici Napoletane del 1863, con La lettura; 1869, con Tutti l’ultimo sospiro mandano i petti alla fuggente luce, da un’opera del Foscolo; 1879, con   Fontana di Piano Scarano - Viterbo, Ponte rotto - Roma; 1881, con CheccaCostume della campagna romana e due Ricordi di Rocca di Papa; Mostra Nazionale di Napoli del 1877, con Il lutto in Fuscaldo; Torino, dal 1875 al 1893 (nel 1880, con Il medico dell’anima, Assorte ad altri affetti e Momento d’ozio); Genova, dal 1876 al 1895;  Milano, 1881, con tre opere di genere, Dopo il lavoro, Ricordo di Amalfi, Prima tappa; Venezia, 1887, con Dolce far niente; Bologna, 1888, con Ricordo delle montagne di Carrara. Espose più volte alle Esposizioni degli Amatori e Cultori di Roma: 1876, con La lettura; 1886, con cinque Paesaggi inglesi; 1903, con Teatro La Fenice, Nella laguna, San Anzano - Spoleto, Il chierico, Venezia, entrando a far parte, nel 1891, del gruppo degli “acquerellisti”, con i quali espose, nello stesso anno: Duomo di Narni, Via XX Settembre - Narni, Nell’intervallo; nel 1900: Campagna romana, Le lampade si spengono, Chiesa del San Salvatore - Spoleto; nel 1902: tre opere su Venezia; e ancora fino allo scioglimento del sodalizio, di cui ricoprì le cariche di consigliere, tesoriere, segretario, vice - presidente. Fu invitato alla 1a Mostra Calabrese d’Arte Moderna di Catanzaro del 1912, ove presentò fotografie di otto grandi quadri di soggetto calabrese e gli acquerelli La Rocca di Spoleto, e Studio. Dipinse ad olio e ad acquerello e fu un apprezzato paesaggista, avvalendosi a volte come supporto dei suoi quadri di fotografie dei luoghi da dipingere, e diventando di conseguenza anche un ottimo fotografo. Una sua opera,  Le fonti del Clitumno, venne acquistata dalla Regina Margherita e donata alla città di Bologna (ora alla Biblioteca Carducci). Nella Galleria civica d’arte moderna di Torino  Ricordo di Portici, 1875. Molto belle le sue vedute romane e calabresi (Isola di Dino, acquerello, Cosenza, collezione privata), encomiabili per efficacia di colore e correttezza di disegno.
        

 


Enzo Le Pera