Rossini Romano (Trieste 1890 - 1951)

 

 

Figlio di un artigiano decoratore di origine friulana, in giovane età lavorò presso il padre. Come testimonia il fratello, sentì presto la passione per la pittura: nascondeva i colori e le tele sotto il letto e decorava, quando gli si presentava l'occasione, i carretti dei gelati con fiori e motivi allegri. In un primo momento, spinto dalla famiglia, frequentò la sezione meccanica della Scuola Industriale di Trieste, ma con scarso profitto; passò poi alla sezione artistica e seguì le lezioni di disegno a mano libera, prospettiva, disegno professionale, dottrine delle forme ornamentali, modellatura.
Dal 1903 al 1905 studiò con il Bergagna; entrambi seguirono le lezioni dello Scomparini e furono compagni di lavoro. Risultano infatti dipendenti di Luigi Saffi, un decoratore che aveva bottega in Acquedotto.
Dalle notizie raccolte dal professor Molesi, risulta che, negli anni dal 1905 fino alla Grande Guerra, lavorarono pure presso la bottega di De Simon, partecipando a restauri nella chiesa dei Cappuccini in via dell'Istria, in quella di Montuzza, alla decorazione dell'altar maggiore del duomo di Strugnano, e a quella di Sant'Antonio Vecchio nei 1914. Nel 1910 partecipò con due paesaggi alla prima Esposizione Regionale Istriana, guadagnandosi un importante riconoscimento.
Allo scoppio della prima guerra mondiale si arruolò volontario nell'esercito italiano e fu decorato al valore. Tornato a Trieste partecipò a mostre collettive ed allestì mostre personali. Espose pure in numerose città italiane: Rimini, Padova, Roma, Torino, Vicenza, Fiume, Firenze (anni 1922-33) e fu presente a Venezia a Ca' Pesaro (1922), alla XXIV Biennale Internazionale d'Arte (1948), e alla XXV Biennale degli Artisti giuliani e dalmati.
Proprio i soggetti veneziani incontrarono il suo incondizionato favore, e la sua arte si rivolse a descrivere le calli, i canali, i palazzi della città lagunare.
Negli anni Trenta partecipò con Bergagna ai lavori nella cattedrale di San Giusto, ma la loro attività di restauratori, che era fonte di guadagno, pare incrementarsi negli anni della seconda guerra mondiale e immediatamente dopo.
Lavorarono a Cividale, Latisana, Socchieve, Zuglio, e forse ad Albona e in altre piccole chiesette istriane. Lo Stuparich annota che più volte intervennero per eseguire lavori nelle basiliche di Parenzo, Grado ed Aquileia.
Nel corso della sua vita, Rossini eseguì paesaggi urbani, vedute di Trieste spesso dalla casa sul colle di San Giusto, dove abitava con Bergagna, angoli di giardino, qualche paesaggio montano e soprattutto marine: porticcioli, darsene, cantieri, vele, barconi, navi, lagune, spiagge solitarie, tramonti sul mare.
Il Museo Revoltella possiede, oltre a Tramonto, realizzato dall'artista un anno prima della morte, anche un suo Autoritratto del 1929.
"Rossini è un pittore d'ispirazione; nei suoi paesaggi tutti noi ritroviamo noi stessi e i 'nostri' stati d'animo... È un 'romantico'. Con l'avvertenza che non si tratta di uno che faccia professione di romanticismo, ma di un artista che resta sempre e anzitutto tale" (D. Gioseffi, 1950).

 

 

Walter Abrami