Maria Grandinetti Mancuso (Soveria Mannelli ( CZ ), 1891 - Roma, 1977)

 

 

 

Figlia di un facoltoso agrimensore, Giovanni e di Angelina Maruca, studiò all’Istituto Vittoria Colonna di Napoli, e successivamente all’Accademia di Belle Arti, allieva di Paolo Vetri e Michele Cammarano. Dopo avere sposato, 1911, l’avv. Cesare Mancuso, uomo colto e facoltoso, si trasferì a Roma, in via Crispi, ove aprì un salotto che fu frequentato da artisti e intellettuali (ospiti fissi furono De Chirico, Balla, Ungaretti, Melli, A. G. Bragaglia, Evola, Carrà). Nel 1914 allestì la sua prima personale all’Associazione Abruzzese - Molisana di Roma; nello stesso anno si presentò anche all’Associazione Calabrese: in questa prima fase del suo lavoro guardò a Cézanne e a Gauguin; nel 1915 espose alla Terza Esposizione Internazionale d’Arte della Secessione romana con due opere (secondo F. Romano Morelli e M. Quesada vi sarebbe stata anche una terza opera), Anna Prini e Giuliano Prini (moglie e figlio del famoso scultore Giovanni), esposizione in cui fu presente anche l’anno successivo; nel ’18 partecipò con dodici opere, sei ritratti femminili, tre paesaggi e tre nature morte, alla Mostra d’Arte Indipendente pro Croce-Rossa alla Galleria dell’Epoca di Roma (organizzata da Prampolini e Recchi, nella quale esposero anche Carrà, De Chirico, Ferrazzi, Prampolini, Riccardi, Soffici), secondo una professione di indipendenza sia dall’accademismo che dal futurismo, condividendo tutti questi artisti l’esigenza di ordine e disciplina. Mario Broglio sul primo numero di “Valori Plastici” del 15 novembre ‘18 le pubblicò l’opera Casolare. Nello stesso anno dipinse Donna seduta, Mendicante, Bimbo. Per essersi rifiutata di appartenere a partiti politici fu perseguitata per oltre dieci anni, dal 1918 al 1930, e in questo periodo dipinse poco per coltivare studi filosofici e religiosi e impegnarsi nella utopica realizzazione dell’idea di una pace universale, conquistandosi le simpatie della cultura più progressista. Nel ‘24 Frangipane la invitò alla 3a Mostra d’arte Moderna di Reggio Calabria. Nel ’25 rifiutò di organizzare un movimento artistico al quale era interessato anche Mussolini. Nel ’29 venne stampata dalla Biblioteca d’arte editrice, di Roma, una monografia con testi di Roberto Melli e Mario Recchi per l’edizione italiana, di Italo Tavolato per l’edizione tedesca, di Giuseppe Ungaretti per l’edizione francese e di Waldemar Georges per l’edizione inglese. Nel 1930 le sue opere pittoriche che viaggiavano da Roma a Parigi per una mostra personale, furono tagliate durante il viaggio, per cui iniziò un processo per danni che però abbandonò. Nel 1931 partecipò alla Mostra d’Arte Femminile di Roma, promossa dall’Associazione Nazionale donne professioniste e artiste. Nel ’32 pubblicò presso l’editore Formiggini un volumetto di suoi scritti, Così come sono, ed uno studio di critica d’arte, Il valore della pittura moderna. Dal 1930 al 1945 organizzò numerose mostre personali, a Roma (Circolo della Stampa Estera, 1930, e si ricordano le opere Onomastico, Dina, Tazza rosa, Tazza gialla, Violette, Ritratto di bambino; Galleria Sabatello, 1933, catalogo della mostra con testi critici di Waldemar George, Florent Fels, Giuseppe Ungaretti e con le opere Figura, Figura, Figura con tazza, Paesaggio, Paesaggio, La colazione, Tazza rossa, Tazza gialla, Musicalità dei bianchi, Ragazza del nord, Figure bleue, Mele rosse, Dina, Mele verdi, Garofani bianchi, Paesaggio, Mario, Oriente, Tazza rosa, Tovaglia, Vecchia inglese, Uva, Alberi, Viale, Paesaggio, Alberi, Profilo, Violette, Cipressi, Sigarette, Bimbo che dorme, Il bicchiere, Vestina rosa, Ritratto di signora, Natura morta, Cose, Astrazione di natura morta, Crisantemi, Sensibilità, Teresa Labriola, opera acquistata dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna; Galleria Apollo, 1936; Ridotto del Teatro Quirino, 1942, presentata da Ruggero Savinio), Napoli, Genova, Milano (Casa degli Artisti, 1940, con un testo in catalogo firmato da Carlo Carrà), New York, Varsavia, Parigi, (Galleria Rosemberg, 1931), Oslo, Zurigo, Losanna. Fu inoltre presente a varie rassegne, tra cui bisogna citare la 1a Mostra Romana d’Arte Femminile, Roma, 1931; la Mostra Internazionale d’Arte Coloniale, Napoli, 1934 - 1935 , con le opere Alberi, Frutta coloniale, Ballerina Negra, Banane e 1939; la 1a Mostra Interprovinciale del Sindacato Fascista di Belle Arti di Reggio Calabria, 1934, con tre quadri, Paesaggio, Fiori, Ritratto della vedova di Michele Bianchi; la II Quadriennale romana del 1935, con Cappello nero, Fiori, Uomo in grigio, 1932, e le tre successive del ’39, con le opere Teiera nera, Il bicchiere, Ragazza araba, del ’43, con Donna nel bosco del ’48. Nel 1945 allestì la sua ultima personale alla Galleria di Roma, con testo in catalogo di Valerio Mariani, mentre negli anni ’46 e ’47 partecipa ad alcune collettive. Nel 1946 fondò il periodico Arte contemporanea, assumendone la direzione, 1946/1957. Negli ultimi tempi diradò l’impegno pittorico e si dedicò invece ad iniziative di carattere pacifista. Sue opere alla mostra “La Divina Bellezza”, Complesso del San Giovanni, Catanzaro, 2002.


Enzo Le Pera

 

 

 

BIBLIOGRAFIA:

 

Enciclopedia Seda

La Pittura in Italia, Il Novecento/1

Lombardi (op. cit.)

Vollmer (voce Mancuso)