Jean Cocteau

 

 

 

 

Jean Cocteau nasce il 5 luglio 1889 a Maisons-Laffitte, presso Parigi, e muore l’11 ottobre 1963 nella propria casa di Milly-la-Forêt. Poeta, scrittore, drammaturgo, cineasta, disegnatore e pittore, attraversa linguaggi differenti mantenendo una riconoscibile unità espressiva. Il disegno costituisce il nucleo continuo della sua attività: compare nei libri illustrati, nelle scenografie e nei costumi teatrali, nelle decorazioni murali, nelle vetrate, negli oggetti e, negli ultimi anni, nella ceramica e nel vetro.[1]

La sua grafica si fonda su una linea rapida, continua, capace di trasformare pochi segni in un volto, una maschera o una figura mitologica. Occhi isolati, profili sovrapposti, bocche, mani, stelle, fauni e personaggi legati al mito di Orfeo formano un repertorio mobile, trasferito da un mezzo all’altro. La cronologia della sua attività ceramica va tuttavia corretta: Cocteau comincia a lavorare sistematicamente la ceramica nel 1957, dopo l’incontro con Marie-Madeleine Jolly e Philippe Madeline, nel cui laboratorio di Villefranche-sur-Mer realizza fino al 1963 oltre trecento pezzi, fra piatti, vasi, sculture, gioielli e «poèmes-objets».[2]

Il rapporto con il vetro muranese nasce dall’incontro con Egidio Costantini, avvenuto nel 1954 durante uno dei viaggi compiuti da quest’ultimo in Francia per coinvolgere artisti internazionali nel progetto del Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro di Murano. L’organizzazione, costituita intorno a Costantini e presentatasi pubblicamente a Murano nell’aprile 1953, intendeva mettere in relazione la ricerca figurativa contemporanea con le competenze tecniche delle fornaci e dei maestri muranesi. A Cocteau viene concordemente attribuita la denominazione Fucina degli Angeli, destinata a identificare l’intera esperienza. La data del battesimo varia nelle fonti: alcune lo collocano già nel 1954, altre nel 1958. Il rapporto fra Cocteau e Costantini è comunque documentato dalla metà degli anni Cinquanta, mentre il nome risulta stabilmente adottato entro la fine del decennio.[3]

Nel sistema produttivo della Fucina Cocteau opera come artista e progettista, fornendo disegni, temi iconografici e indicazioni formali. Non svolge il ruolo di maestro vetraio né dirige tecnicamente la lavorazione. Costantini agisce come promotore, mediatore e interprete del progetto; l’esecuzione materiale viene affidata alle fornaci e ai maestri muranesi, fra i quali assume particolare rilievo Ermanno Nason, allora attivo presso I.V.R. Mazzega. Il Museo del Vetro di Murano documenta la partecipazione di Nason alla traduzione in vetro dei progetti di Cocteau, Picasso, Chagall, Max Ernst e Jean Arp. L’attribuzione delle singole opere deve perciò distinguere il disegno di Cocteau, l’elaborazione condotta con Costantini, la manifattura e il maestro esecutore, quando quest’ultimo sia identificato da documenti o iscrizioni attendibili.[4]

La produzione riferibile a Cocteau si concentra fra la metà degli anni Cinquanta e il 1962. Fra le opere documentate compaiono Tridente-totem, Caprone, noto anche come Lucifero, Tre lune, La Stretta e diverse versioni di Tre occhi o Trinità. Il Corning Museum of Glass data La Stretta fra il 1956 e il 1963 e descrive un vaso soffiato, modellato e decorato a caldo mediante applicazioni policrome. Un pannello con Madonna con il Bambino, eseguito dalla Fucina intorno al 1960, mostra invece l’impiego del vetro rosa stampato. Caprone (o Lucifero) è datato 1962 dal MUDAC di Losanna e dalla Collezione Peggy Guggenheim. Per Tre occhi sono note varianti e repliche con cronologie differenti, fra il 1956 e il 1962; alcuni esemplari recano incisi i nomi di Cocteau e Costantini insieme alla denominazione della Fucina.[5]

In queste opere la forma del recipiente diventa una superficie figurativa tridimensionale. Le applicazioni vitree tracciano sul corpo soffiato linee simili a quelle dei disegni e delle ceramiche di Cocteau, ma la trasparenza modifica la percezione dell’immagine: i segni collocati sui lati opposti possono sovrapporsi, attraversarsi e generare volti doppi. In Tre occhi il vaso assume l’aspetto di una testa bifronte; l’occhio centrale salda i due profili e introduce uno dei motivi ricorrenti della poetica dell’artista, legato alla visione interiore, al sogno e all’ambiguità fra identità differenti. Il vetro acquista così un ruolo strutturale. Il volume soffiato, le variazioni cromatiche, i riflessi e le applicazioni a caldo trasformano il grafismo originario attraverso la competenza interpretativa del maestro esecutore.[6]

Il contributo di Cocteau alla storia del vetro muranese riguarda soprattutto l’ideazione figurativa e la definizione culturale della Fucina degli Angeli. La sua presenza rafforza il progetto di Costantini, offrendo al vetro una rete di immagini già maturata nella poesia, nel teatro, nel cinema e nel disegno. Le opere nate da questa collaborazione conservano la riconoscibilità della sua linea e, insieme, registrano il passaggio decisivo dal foglio alla materia incandescente.

 

 

Giorgio Catania

 

 

Note

[1] La Bibliothèque nationale de France registra la nascita di Jean Cocteau a Maisons-Laffitte il 5 luglio 1889 e la morte a Milly-la-Forêt l’11 ottobre 1963, definendone l’attività nei campi della letteratura, del disegno, della pittura, del teatro e del cinema.

[2] La produzione ceramica sistematica comincia nel 1957 nell’atelier Madeline-Jolly di Villefranche-sur-Mer e prosegue fino alla morte dell’artista. Le fonti dell’atelier e la documentazione relativa alle ceramiche indicano oltre trecento opere; risulta quindi inesatta la data del 1950 riportata in alcuni repertori divulgativi.

[3] Il Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro di Murano viene presentato nell’aprile 1953; nel 1954 Costantini si reca a Parigi per coinvolgere artisti internazionali. Le fonti concordano nell’attribuire a Cocteau il nome Fucina degli Angeli, mentre oscillano fra 1954 e 1958 per la sua adozione. L’archivio di progetto registra la prima mostra del 18 aprile 1953 e il successivo mutamento della denominazione.

[4] Il procedimento della Fucina partiva da disegni, modelli in gesso o in argilla, sottoposti a successive prove e correzioni prima dell’approvazione dell’artista. Il Museo del Vetro di Murano documenta esplicitamente Ermanno Nason quale interprete in vetro dei progetti di Cocteau e di altri artisti legati alla Fucina. L’archivio sottolinea la collaborazione fra artista progettista e maestro vetraio interprete.

[5] Per le opere e le cronologie: La Stretta, circa 1956-1963, Corning Museum of Glass; Caprone (o Lucifero), 1962, MUDAC; Tridente-totem, 1960, Tre occhi e Tre lune, 1962, archivio Fucina; Madonna con il Bambino, circa 1960. Le iscrizioni di alcuni esemplari di Tre occhi riportano Cocteau, Costantini, Fucina degli Angeli e Venezia.

[6] La lettura formale deriva dall’esame delle opere documentate, in particolare delle varianti di Tre occhi, nelle quali le applicazioni a caldo definiscono profili multipli sul volume trasparente. Le tecniche indicate comprendono soffiatura, modellazione, lavorazione a caldo e applicazioni vitree policrome.

 

 

Bibliografia

Jean Blanchaert, Musica senza suono. Maestri di Murano, Marsilio Arte, Venezia, 2024.

Carl I. Gable, Murano Magic. Complete Guide to Venetian Glass, Its History and Artists, Schiffer Publishing, Atglen, 2004.

Egidio Costantini, Egidio Costantini: il maestro dei maestri, Espace Médicis, Bruxelles, 1990.

Annie Guédras, Jean Cocteau. Céramiques. Catalogue raisonné, Teillet-Dermit, Parigi, 1989.

Museum of Modern Art, Sculpture in Glass, catalogo e documentazione della mostra, New York, 1965.