Romano Chirivi

 

 

 

 

Romano Chirivi nasce a Bologna nel 1931. Si forma come architetto a Venezia, dove consegue la laurea e avvia dal 1958 un’attività didattica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, in un ambiente nel quale progettazione architettonica, urbanistica, arti applicate e nascente cultura del design tendono a intrecciarsi. La sua attività professionale rimane infatti legata tanto all’architettura e alla ricerca urbana quanto al disegno industriale e, per una fase significativa, alla progettazione del vetro.[1]

Tra il 1960 e il 1967 collabora con il Corso Superiore di Disegno Industriale di Venezia, una delle prime esperienze italiane dedicate alla formazione sistematica del designer. Già nell’anno accademico 1960-1961 gli viene affidato un insegnamento di esercitazioni di progettazione industriale; il suo nome ricorre successivamente fra i docenti impegnati nel product design. Questa esperienza colloca Chirivi nella generazione di architetti veneziani che affronta l’oggetto come problema progettuale, inserendolo nella relazione fra forma, materiale, tecnica produttiva e uso. Tra il 1971 e il 1974 le biografie di settore registrano inoltre una sua collaborazione con l’Università Internazionale dell’Arte.[2]

Parallelamente svolge un’attività propriamente architettonica e urbanistica. Nel 1963 è capogruppo, con Costantino Dardi, Emilio Mattioni, Valeriano Pastor e Luciano Semerani, di una proposta per il nuovo Ospedale Civile di Venezia. Negli stessi anni partecipa alle ricerche sull’area orientale della città e sull’Arsenale; nel 1969 compare con Giuseppe Samonà, Bruno Dolcetta, Gianugo Polesello, Luciano Semerani ed Egle Renata Trincanato nello studio dedicato all’area geografica veneziana e alle sue prospettive urbanistiche. L’interesse per l’Arsenale proseguirà negli anni successivi e confluirà nel volume L’Arsenale di Venezia. Storia e obiettivi di un piano, pubblicato da Marsilio nel 1976.[3]

Il rapporto con il vetro muranese si sviluppa nell’ambito della Salviati & C. La collaborazione viene generalmente collocata fra il 1960 e il 1968, ma alcune fonti relative alla storia della manifattura indicano la presenza di Chirivi nel gruppo di architetti e progettisti coinvolti da Salviati già alla fine degli anni Cinquanta. In quel momento la direzione artistica di Luciano Gaspari orientava la produzione verso forme sperimentali, leggere o fortemente semplificate, aprendola al contributo di architetti e designer quali Sergio Asti, Vinicio Vianello e lo stesso Chirivi.[4]

Il ruolo di Chirivi presso Salviati è quello di architetto e designer. Non risultano attività da maestro vetraio o responsabilità nella conduzione tecnica della fornace. L’ideazione della forma apparteneva al progettista; la sua traduzione materiale richiedeva invece il lavoro dei maestri e degli assistenti della manifattura, con gli inevitabili adattamenti determinati dal comportamento del vetro caldo.

Fra i lavori sicuramente attribuiti a Chirivi compaiono Pezzo, in vetro acquamarina, e i vetri denominati Inutili, documentati in Vetri Murano Oggi con la precisa indicazione «Designer: Romano Chirivi» e manifattura Salviati & C.[5] Sono titoli significativi della cultura progettuale degli anni Sessanta. Inutili, in particolare, porta già nella denominazione una riflessione sull’oggetto svincolato dalla stretta funzione d’uso: il vetro viene trattato come campo di sperimentazione formale, dove l’architetto può verificare rapporti fra massa, spazio, trasparenza e comportamento della materia.

Più problematica è l’associazione di Chirivi alla serie Pinnacoli. Una ricostruzione recente della storia Salviati segnala nel 1958 una collaborazione fra Luciano Gaspari e Romano Chirivi in relazione alla presentazione di questi vetri e al riconoscimento ottenuto all’Esposizione Universale di Bruxelles. La documentazione Salviati oggi disponibile attribuisce però il progetto dei Pinnacoli a Luciano Gaspari, datandone l’ideazione intorno al 1954. In assenza di elementi archivistici più specifici, la serie va pertanto mantenuta nel catalogo di Gaspari, distinguendo l’eventuale partecipazione di Chirivi alle attività espositive o progettuali della manifattura dall’autorialità del modello.[4]

Il rapporto di Chirivi con il vetro continua anche dopo la stagione Salviati degli anni Sessanta. Un documento particolarmente preciso è offerto dal Museo del Vetro di Murano: nelle sue collezioni è conservato Aperto ’86, vaso-piatto in vetro nero soffiato in stampo, datato 1986. La scheda museale distingue chiaramente i diversi livelli della produzione: «disegno Romano Chirivi per la Galleria d’Arte “L’idea di Vetro”», esecuzione Vetreria Salviati & C.[6] È quindi documentato il rapporto avviato in quegli anni con la galleria mestrina L’idea di Vetro, attiva nel promuovere la collaborazione fra progettisti contemporanei e fornaci muranesi.

Aperto ’86 mostra anche la continuità del metodo di Chirivi. Il progetto procede dalla definizione geometrica e spaziale dell’oggetto, mentre la manifattura interviene nella sua realizzazione attraverso lo stampo e la soffiatura. Il vetro viene affrontato come materiale progettuale, con proprietà fisiche che condizionano la forma senza esaurirne il significato nell’abilità esecutiva.

La presenza di Romano Chirivi nella storia del vetro di Murano appartiene dunque soprattutto alla cultura del design di matrice architettonica sviluppatasi a Venezia fra gli anni Cinquanta e Sessanta. La sua vicenda mette in relazione l’insegnamento allo IUAV e al Corso Superiore di Disegno Industriale, le ricerche urbanistiche sulla città e l’Arsenale, la collaborazione con Salviati e, più tardi, l’esperienza di L’idea di Vetro. Un percorso nel quale il vetro costituisce uno dei territori nei quali verificare, in scala ridotta, problemi di forma, struttura, materia e produzione.

 

 

Giorgio Catania

 

 

Note

[1] Le fonti biografiche concordano sulla nascita a Bologna nel 1931, sulla formazione in architettura a Venezia e sull’avvio dell’attività didattica allo IUAV dal 1958. L’Archivio Progetti IUAV documenta inoltre l’attività professionale di Chirivi nei primi anni Sessanta, anche con funzioni di capogruppo.

[2] Fiorella Bulegato e Monica Pastore documentano Romano Chirivi tra i docenti del Corso Superiore di Disegno Industriale e, per il 1960-1961, titolare delle «Esercitazioni di Progettazione industriale»; le biografie di settore indicano la collaborazione con il corso sino al 1967 e quella con l’Università Internazionale dell’Arte fra il 1971 e il 1974.

[3] L’Archivio Progetti IUAV conserva il progetto del 1963 per il nuovo Ospedale Civile di Venezia, nel quale Chirivi figura come capogruppo, e documenta le successive ricerche veneziane e sull’Arsenale. Nel 1976 Chirivi pubblica per Marsilio L’Arsenale di Venezia. Storia e obiettivi di un piano.

[4] Le ricostruzioni dedicate alla Salviati comprendono Chirivi fra gli architetti e designer coinvolti nella fase diretta artisticamente da Luciano Gaspari. Una fonte recente collega Gaspari e Chirivi alle attività Salviati del 1958; la stessa documentazione e il catalogo ufficiale Salviati attribuiscono tuttavia i Pinnacoli a Gaspari, con progetto databile intorno al 1954. Per questo la serie non viene qui assegnata a Chirivi.
[5] Vetri Murano Oggi registra esplicitamente Pezzo, in vetro acquamarina, e Inutili come opere Salviati & C. su design di Romano Chirivi.

[6] La scheda del Museo del Vetro di Murano relativa ad Aperto ’86 indica: vetro nero soffiato in stampo, 1986; disegno di Romano Chirivi per la Galleria d’Arte «L’idea di Vetro»; manifattura Salviati & C.

 

 

Bibliografia

Fiorella Bulegato, Monica Pastore, La formazione del designer: il Corso superiore di disegno industriale di Venezia, 1960-72, Edizioni Quasar, Roma, 2018.

Marc Heiremans, Murano Glass. Themes and Variations (1910-1970), Arnoldsche, Stoccarda, 2002.

Francesco Tentori, Imparare da Venezia. Il ruolo futuribile di alcuni progetti architettonici veneziani dei primi anni ’60, Officina Edizioni, Roma, 1994.

Associazione per lo studio e lo sviluppo della cultura muranese, Salviati: il suo vetro e i suoi uomini 1859-1987, Stamperia di Venezia, Venezia, 1989.

AA.VV., Vetri Murano Oggi, Electa, Milano, 1981.

Romano Chirivi, L’Arsenale di Venezia. Storia e obiettivi di un piano, Marsilio, Venezia, 1976.