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Marc Chagall
(Vitebsk, 7 luglio 1887 – Saint-Paul-de-Vence, 28 marzo 1985)
Marc Chagall fu pittore, incisore, scenografo e autore di ceramiche, sculture, mosaici e vetrate. Nato a Vitebsk, nell’Impero russo, in una famiglia ebraica chassidica, ricevette la prima formazione artistica nel 1906 presso la scuola di Yehuda Pen. Tra il 1907 e il 1910 soggiornò a San Pietroburgo, dove frequentò dapprima la scuola diretta da Nikolaj Roerich e poi quella di Elizaveta Zvantseva. Qui seguì l’insegnamento di Léon Bakst, pittore e scenografo dei Ballets Russes, dal quale derivò soprattutto una maggiore attenzione alla costruzione della scena, al ritmo delle figure e alla forza espressiva del colore.[1] Nel maggio 1911 si trasferì a Parigi. Frequentò le accademie de La Palette e della Grande Chaumière, visitò musei e gallerie e stabilì il proprio studio alla Ruche, dove lavoravano artisti come Fernand Léger, Amedeo Modigliani, Alexander Archipenko e Chaïm Soutine. Entrò inoltre in rapporto con Guillaume Apollinaire, Blaise Cendrars, Max Jacob e André Salmon. Conobbe le ricerche fauviste, cubiste e orfiche, ma non aderì stabilmente a nessuna di esse. La scomposizione dello spazio e la libertà cromatica vennero assorbite in una pittura personale, popolata da figure fluttuanti, animali, violinisti, case di Vitebsk, coppie di amanti e immagini tratte dalla tradizione ebraica. Rientrato in Russia nel 1914, vi rimase durante la Prima guerra mondiale e, dopo la Rivoluzione, divenne commissario alle Belle Arti della regione di Vitebsk. Fondò una scuola popolare alla quale chiamò artisti di orientamenti differenti, fra i quali Kazimir Malevič ed El Lissitzky. I contrasti con il gruppo suprematista lo spinsero a lasciare Vitebsk nel 1920; dopo un periodo trascorso a Mosca, nel 1922 abbandonò definitivamente la Russia e l’anno seguente si stabilì nuovamente a Parigi. Con l’avvento del nazismo la sua identità ebraica e il carattere della sua pittura lo resero oggetto della campagna contro l’arte moderna. Le opere conservate nei musei tedeschi furono ritirate e tre dipinti vennero classificati come esempi di «arte degenerata». Ottenuta la cittadinanza francese nel 1937, Chagall si rifugiò nel sud della Francia dopo l’occupazione tedesca. Arrestato a Marsiglia nel 1941, fu liberato grazie all’intervento della rete di soccorso coordinata da Varian Fry e riuscì a raggiungere New York con la moglie Bella. Tornò stabilmente in Francia nel secondo dopuerra.[2] Dagli anni Cinquanta la sua attività si estese con crescente continuità alle arti monumentali e ai materiali tridimensionali. A Vallauris frequentò l’atelier Madoura, sperimentando la ceramica e trasformando piatti, vasi e recipienti in figure modellate e dipinte. La forma dell’oggetto veniva integrata con profili umani, uccelli, pesci, capre e coppie di amanti. Questa esperienza contribuì a preparare il successivo passaggio al vetro: Chagall non considerava più l’immagine soltanto come una superficie pittorica, ma come una forma capace di svilupparsi nello spazio.[3] Un ruolo particolare assunsero le vetrate. Tra il 1958 e il 1959 Chagall conobbe Charles Marq e Brigitte Simon, maestri dell’atelier Simon di Reims. La collaborazione gli consentì di comprendere le difficoltà tecniche poste dalla trasposizione dei bozzetti: scelta e taglio delle lastre, incastonatura nel piombo, grisaille, sovrapposizione dei colori e rapporto con la luce naturale. Il progetto per la cattedrale di Metz prese forma nel 1959 e si sviluppò in più fasi durante gli anni Sessanta. Nel 1968 Chagall realizzò anche le vetrate per il transetto settentrionale. Le immagini bibliche non vennero trattate come scene isolate, ma distribuite in un campo cromatico continuo, nel quale blu, rossi, verdi e gialli mutano secondo l’illuminazione e l’ora del giorno.[4] Il rapporto con Murano precedette questa grande stagione delle vetrate. L’incontro con Egidio Costantini risale al 1954. Costantini stava allora sviluppando il Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro, successivamente denominato Fucina degli Angeli su suggerimento di Jean Cocteau. Il progetto proponeva ad artisti estranei alla tecnica di fornace di affidare disegni, modelli e indicazioni cromatiche a un’organizzazione capace di tradurli in vetro attraverso le competenze dei maestri muranesi. Chagall fu fra i primi artisti internazionali ad aderire all’iniziativa.[5] La collaborazione non consisteva nell’esecuzione diretta da parte del pittore. Chagall forniva l’immagine, il disegno o una forma già sperimentata nella ceramica e nella scultura. Costantini interpretava il progetto, ne seguiva l’adattamento tecnico e coordinava il rapporto con la fornace. I maestri vetrai decidevano quantità e temperatura del vetro, successione delle prese, applicazioni cromatiche, spessori e modalità di modellazione. La Fucina costituiva dunque il centro di ideazione e mediazione; I.V.R. Mazzega fu una delle vetrerie presso le quali vennero eseguite le opere, mettendo a disposizione forno, materiali e maestranze. Tra i vetri collegati all’incontro del 1954 la documentazione del Museo Correr ricorda Anfora e Cavallo. I titoli rimandano direttamente al repertorio di Chagall, nel quale il recipiente antropomorfo o zoomorfo e il cavallo fantastico ricorrono nella pittura, nella grafica e nella ceramica. La trasformazione in vetro modificava tuttavia la qualità dell’immagine. Il profilo tracciato o dipinto acquistava volume; il colore veniva incorporato nello spessore oppure applicato alla superficie; le irregolarità della modellazione producevano riflessi e deformazioni differenti da ogni punto di osservazione. Le opere erano pezzi unici o realizzazioni di carattere sperimentale, non modelli destinati alla produzione seriale.[6] Un ruolo rilevante nella fase esecutiva spettò a Ermanno Nason, maestro di prima piazza presso la Mazzega dal 1952 al 1957. Le fonti del Museo del Vetro documentano la sua collaborazione con Chagall, Picasso, Cocteau, Braque, Max Ernst e altri artisti coinvolti nella Fucina. Nason era particolarmente abile nella lavorazione a massello e nella modellazione di figure umane e animali; sapeva trasformare un disegno bidimensionale in una struttura vitrea, risolvendo direttamente davanti al forno problemi che il progetto non poteva prevedere. La sua partecipazione generale ai lavori di Chagall è accertata, ma il nome del maestro deve essere associato a un singolo esemplare soltanto quando compare in una didascalia coeva, in un’iscrizione o in una scheda catalografica precisa.[7] La collaborazione con la Fucina degli Angeli rimase un episodio circoscritto rispetto all’intera attività di Chagall, ma coincise con un passaggio importante del suo percorso. Negli stessi anni l’artista stava trasferendo il proprio repertorio dalla tela alla ceramica, alla scultura, al mosaico e alla vetrata. Murano gli offrì la possibilità di sperimentare una materia nella quale forma e colore dipendono dalla luce e dal lavoro collettivo. Il vetro conservava i suoi motivi più riconoscibili, ma li trasformava attraverso le competenze di Costantini, della fornace e dei maestri esecutori.
Giorgio Catania
Note[1] Marc Chagall nacque a Vitebsk il 7 luglio 1887. Dopo la prima formazione con Yehuda Pen, si trasferì a San Pietroburgo nell’inverno 1906-1907; nel settembre 1909 entrò nella scuola Zvantseva, dove Léon Bakst faceva parte del corpo docente. La partenza per Parigi avvenne all’inizio di maggio del 1911. [2] Nel 1937 Chagall ottenne la cittadinanza francese. Durante il regime nazista tutte le sue opere furono rimosse dai musei tedeschi e tre vennero classificate come «arte degenerata». Dopo l’arresto e la liberazione a Marsiglia, raggiunse New York nel giugno 1941. Questi dati non autorizzano la più ampia affermazione secondo cui «molte opere furono distrutte». [3] Dall’inizio degli anni Cinquanta Chagall lavorò intensamente alla ceramica nell’ambiente dell’atelier Madoura di Vallauris. Il catalogo ragionato documenta vasi-scultura, figure zoomorfe, coppie e soggetti biblici elaborati fra il 1950 e il 1962. Charles Sorlier, con prefazione di André Malraux, Les céramiques et sculptures de Chagall, André Sauret, Monte-Carlo 1972. [4] Chagall conobbe Charles Marq e Brigitte Simon fra il 1958 e il 1959 e collaborò con loro alla trasposizione dei bozzetti per le vetrate di Metz, iniziati nel 1959. Nel 1968 realizzò le finestre del transetto settentrionale. Il ciclo deve quindi essere considerato come un progetto articolato in più fasi, non come un’unica esecuzione continuativa fra due date. [5] Il Museo Correr data al 1954 l’incontro fra Chagall ed Egidio Costantini e lo indica come uno dei primi rapporti internazionali della Fucina degli Angeli. Il Museo del Vetro conferma che gli artisti portavano disegni destinati a essere tradotti in scultura dai maestri muranesi. [6] Anfora e Cavallo sono ricordati dal Museo Correr fra i capolavori legati agli incontri di Costantini con Chagall e Picasso. La pagina istituzionale non specifica, per ciascun esemplare, la vetreria e il maestro esecutore; questi dati non devono quindi essere dedotti automaticamente. [7] Ermanno Nason fu maestro di prima piazza alla Mazzega dal 1952 al 1957. Il Museo del Vetro documenta espressamente la collaborazione con Marc Chagall e la sua attività di traduzione dei progetti della Fucina in forme vitree, soprattutto mediante lavorazione a massello.
BibliografiaElia Biezunski, con il concorso di Bénédicte Duvernay, a cura di, Chagall. Le passeur de lumière, Centre Pompidou-Metz, Metz 2020. Gianmaria Prati, Emanuela Tinelli, Egidio Costantini e i suoi artisti. Sculture in vetro della Fucina degli Angeli da Picasso a Fontana, 1954-1996, Fattidarte, Piacenza 1996. Egidio Costantini: vetro, un amore. La Fucina degli Angeli 1948-1992, Edizioni Fucina degli Angeli, Venezia 1992. Charles Sorlier, con prefazione di André Malraux, Les céramiques et sculptures de Chagall, Éditions André Sauret, Monte-Carlo 1972. Franz Meyer, Marc Chagall: Life and Work, Harry N. Abrams, New York 1964.
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