Mirko Casaril


 

(Venezia, 1931 – Venezia, 1993)

 

 

 

Mirko Casaril fu pittore, incisore, decoratore e progettista di opere in vetro. Le notizie biografiche disponibili sono piuttosto scarne. Il Corning Museum of Glass ne registra gli estremi cronologici 1931-1993; i repertori veneziani precisano che nacque e morì a Venezia, che conseguì nel 1953 il diploma in Decorazione presso l’Istituto Statale d’Arte e che vi insegnò dal 1961. In alcune fonti il nome compare nella variante Mirco, mentre la forma Mirko è adottata dal museo di Corning, dai cataloghi del vetro e dalle schede di mercato più documentate.[1]

Prima di dedicarsi alla progettazione vetraria, Casaril partecipò alla vita artistica veneziana attraverso le esposizioni dell’Opera Bevilacqua La Masa. Nel 1959 figurava fra gli artisti premiati dall’istituzione nel corso del decennio; all’inizio degli anni Sessanta ottenne riconoscimenti per il disegno e alcune sue opere furono acquistate durante le mostre annuali. La sua ricerca si sviluppò fra pittura, grafica, incisione e arti decorative. Nell’insegnamento condotto all’Istituto d’Arte si avvicinò in seguito alle metodologie progettuali del design e alle sperimentazioni dell’arte cinetica e programmata, nelle quali forma, superficie e percezione visiva assumevano un’importanza crescente.[2]

Il nucleo più consistente della sua attività nel vetro nacque dal rapporto con Francesco Andolfato. Casaril forniva il disegno, definendo il soggetto e l’organizzazione grafica della superficie; Andolfato sceglieva gli strumenti, stabiliva la profondità dei tagli e trasferiva il progetto sull’oggetto mediante l’incisione alla ruota. La collaborazione appare particolarmente adatta al linguaggio dell’artista, fondato su figure sintetiche, segni geometrici e partizioni capaci di adattarsi alla curvatura del vetro.

Alla XXXI Biennale di Venezia del 1962 Andolfato presentò una serie di placchette dedicate ai segni dello Zodiaco, eseguite su disegni di Casaril. Fra gli esemplari documentati figura Acquario, nel quale il soggetto è costruito attraverso una trama lineare incisa sulla lastra. La serie ottenne il Premio del Ministero dell’Industria e del Commercio. L’attribuzione deve mantenere distinti i due contributi: Casaril elaborò le immagini, mentre Andolfato le interpretò tecnicamente attraverso l’incisione.[3]

La collaborazione raggiunse un risultato più complesso nel 1964, quando alla XXXII Biennale furono presentati quattro piatti ovali con decorazioni astratte, generalmente indicati come vetri Doublé. La tecnica, perfezionata da Andolfato, riprendeva con alcune varianti il principio dello Zwischengoldglas boemo: il disegno veniva inciso su una prima lastra, argentato o dorato, coperto da una seconda lastra e quindi sottoposto a fusione. Il decoro metallico rimaneva così racchiuso fra i due strati di vetro e protetto dall’ossidazione. Il Corning Museum of Glass conserva una Oval Plaque on Metal Stand attribuita a Casaril e datata 1964, realizzata in vetro con inclusione d’argento e sostegno metallico. Il museo non indica nella scheda il nome dell’esecutore; l’opera documenta comunque la ricerca condotta in quell’anno da Casaril sulla sovrapposizione fra materia trasparente, segno inciso e superficie metallica.[4]

Un’ulteriore testimonianza è costituita da Giocolieri, un insieme di tre vasi concentrici realizzato nel 1966. I recipienti, in vetro acquamarina, presentano figure stilizzate ottenute mediante incisione parzialmente lucidata. Ogni elemento reca sotto la base le iscrizioni «DIS. M. CASARIL» e «INC. F. ANDOLFATO». La firma doppia offre una rara indicazione esplicita della divisione del lavoro: disegno di Casaril, incisione di Andolfato. I tre vasi potevano essere inseriti l’uno nell’altro oppure disposti separatamente, producendo differenti combinazioni fra figure, profili e spazi vuoti.[5]

Intorno al 1960 è datato anche il vaso Gatti, dalla forma irregolare e biforcata, decorato alla ruota con figure feline e motivi geometrici. La superficie satinata attenua la trasparenza e rende più leggibile il disegno, mentre le zone incise e lucidate acquistano una diversa risposta alla luce. L’esemplare pubblicato da Marino Barovier e successivamente presentato in asta reca un’etichetta cartacea di Pauly & C.; si tratta di un marchio del rivenditore e non permette di identificare la fornace che produsse il vaso. Anche in questo caso manca il nome dell’esecutore materiale.[6]

Queste opere mostrano come Casaril considerasse il vetro principalmente quale supporto per il segno. Nei lavori con Andolfato la forma del recipiente rimane relativamente semplice, mentre l’immagine si sviluppa sulla superficie attraverso linee incise, campiture satinate, parti lucidate e inserti metallici. L’artista non cercava di imitare sul vetro gli effetti della pittura: adattava il disegno alla trasparenza, alla curvatura e alla possibilità che la luce attraversasse o riflettesse il materiale.

Alcuni repertori attribuiscono a Casaril collaborazioni con Barovier & Toso, Galliano Ferro e, nei primi anni Settanta, I.V.R. Mazzega. Nelle fonti finora verificate non è stato tuttavia individuato un oggetto corredato da numero di modello, disegno preparatorio, catalogo aziendale, firma o didascalia coeva che consenta di precisare tali rapporti. Queste indicazioni possono essere conservate come piste di ricerca, senza presentarle per ora come collaborazioni accertate. L’attività documentata rimane soprattutto quella svolta con Francesco Andolfato fra il 1962 e il 1966.[7]

Nella storia del vetro muranese Casaril occupa quindi il ruolo di artista e progettista esterno. La sua opera nasceva dall’incontro fra il disegno e una lavorazione specialistica che egli non eseguiva personalmente. La collaborazione con Andolfato dimostra come l’incisore non si limitasse a riprodurre passivamente il progetto: profondità del taglio, lucidatura, argentatura e fusione modificavano il disegno, trasformandolo in un’immagine dipendente dalla materia e dalla luce.

 

 

Giorgio Catania

 

 

Note

[1] Il Corning Museum of Glass registra Mirko Casaril come artista italiano vissuto dal 1931 al 1993. Le indicazioni relative a Venezia, al diploma del 1953 e all’insegnamento dal 1961 sono riportate dai repertori muranesi, senza che sia stato finora consultato il relativo fascicolo scolastico. In alcuni documenti dell’Istituto d’Arte compare la grafia Mirco.

[2] Casaril figurava nella mostra degli artisti premiati dall’Opera Bevilacqua La Masa fra il 1952 e il 1959. La documentazione dell’istituzione registra inoltre riconoscimenti e acquisti di suoi disegni nei primi anni Sessanta. Una testimonianza sulla storia dell’Istituto d’Arte veneziano ricorda Casaril e Franco Costalonga fra i docenti che introdussero metodologie collegate al design e all’arte programmata.

[3] Il rapporto duraturo fra Casaril e Francesco Andolfato è ricordato nella biografia dell’incisore. La serie dello Zodiaco, presentata alla XXXI Biennale del 1962, è documentata anche in Marina Barovier, Rosa Barovier Mentasti, Attilia Dorigato, Il vetro di Murano alle Biennali 1895-1972, Leonardo Arte, Milano 1995.

[4] La lavorazione Doublé prevedeva l’incisione e la metallizzazione del decoro fra due lastre successivamente fuse; quattro piatti ovali su disegno di Casaril furono presentati alla XXXII Biennale del 1964. Il Corning Museum of Glass conserva una placca ovale di Casaril dello stesso anno, in vetro, argento e metallo, classificata fra le opere lavorate a caldo a mano libera. Non è però indicato Francesco Andolfato come esecutore di questo specifico esemplare.

[5] Giocolieri, Venezia 1966, è composto da tre vasi in vetro acquamarina, alti rispettivamente 13,5, 10,5 e 9 centimetri, per un’altezza complessiva di 30,5 centimetri. Le iscrizioni incise sotto ciascun elemento distinguono il disegno di Mirko Casaril dall’esecuzione di Francesco Andolfato.

[6] Il vaso Gatti, datato intorno al 1960, misura circa 23,5 × 19 × 15 centimetri ed è descritto come vetro inciso alla ruota. L’esemplare è pubblicato in Marino Barovier, Venetian Art Glass. An American Collection 1840-1970, Arnoldsche, Stoccarda 2004, p. 337. L’etichetta Pauly & C. documenta la commercializzazione, non la manifattura.

[7] Le collaborazioni con Barovier & Toso, Galliano Ferro e I.V.R. Mazzega sono riportate da MuranoNet, ma senza indicazione di opere, anni precisi, maestri esecutori o documenti aziendali. Devono quindi essere considerate informazioni repertoriali ancora da verificare.

 

 

 

Bibliografia

 

Marino Barovier, Venetian Art Glass. An American Collection 1840-1970, Arnoldsche Art Publishers, Stoccarda 2004.

Marina Barovier, Rosa Barovier Mentasti, Attilia Dorigato, Il vetro di Murano alle Biennali 1895-1972, Leonardo Arte, Milano 1995.

La Biennale di Venezia, XXXII Esposizione Biennale internazionale d’arte. Catalogo, Venezia 1964.

La Biennale di Venezia, XXXI Esposizione Biennale internazionale d’arte. Catalogo, Venezia 1962.