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Mario Carraro
(Mestre, 1896 – Venezia, 1978)
Mario Carraro fu pittore e decoratore, legato all’ambiente artistico veneziano e mestrino del Novecento. Iniziò la propria formazione alla Scuola Industriale d’Arte «Napoleone Ticozzi» di Mestre, proseguendola all’Istituto d’Arte dei Carmini e all’Accademia di Belle Arti di Venezia. Gli studi furono interrotti dall’arruolamento durante la Prima guerra mondiale e si accompagnarono a un precoce ingresso nel mondo del lavoro. A Venezia entrò in rapporto con alcuni esponenti della seconda generazione capesarina, fra i quali Neno Mori, Juti Ravenna e Mario Varagnolo. Parallelamente alla pittura si dedicò alla decorazione ad affresco, attività iniziata fin dalla giovinezza.[1] La sua produzione si concentrò soprattutto sul paesaggio, sulle vedute lagunari e sugli scorci urbani. Mestre, Venezia, Burano e il territorio veneto costituiscono una parte rilevante del suo repertorio, al quale si aggiunsero immagini ricavate dai viaggi in Francia, Inghilterra, Svizzera e Spagna. Carraro costruiva gli spazi mediante campiture sintetiche e rapporti cromatici misurati, mantenendo riconoscibile il soggetto senza soffermarsi sulla descrizione minuta. Il suo percorso non rimase circoscritto agli anni Trenta: partecipò con continuità alle mostre della Fondazione Bevilacqua La Masa fra il 1928 e il 1958, espose alla Permanente di Milano, alle rassegne trivenete e in numerose personali italiane e straniere. Nel 1950 presentò alla XXV Biennale di Venezia la tempera Place Blanche – Paris; nel 1966 partecipò alla retrospettiva dedicata alla Scuola di Burano a Palazzo Vendramin Calergi.[2] Il rapporto con il vetro nacque all’inizio degli anni Cinquanta nell’ambito del Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro di Murano. Egidio Costantini, dopo una prima esperienza condotta con Gino Krayer, entrò in contatto con un gruppo di pittori veneziani comprendente Fioravante Seibezzi, Armando Tonello e Mario Carraro. Il Centro intendeva creare un luogo stabile di collaborazione fra gli artisti e le maestranze muranesi, affidando ai primi l’elaborazione delle immagini e ai secondi la loro traduzione nella materia vitrea. Carraro appartenne dunque al nucleo iniziale del sodalizio come pittore e autore di disegni, non come maestro vetraio.[3] La sua partecipazione è documentata nel catalogo della I Mostra internazionale del vetro d’arte di Murano, tenuta nel 1954 al Palazzo delle Esposizioni di Roma. Carraro vi figura insieme ad Aldo Bergamini, Bruno De Toffoli, Virgilio Guidi, Gino Krayer, Bruno Saetti, Fioravante Seibezzi e Armando Tonello. Il programma del Centro prevedeva la produzione di pezzi unici ideati da artisti contemporanei ed eseguiti dai più esperti maestri muranesi. Costantini interveniva come promotore e mediatore, valutando con le fornaci il passaggio dal disegno alla forma tridimensionale. Nei vetri riferiti a Carraro devono quindi essere mantenute distinte l’ideazione pittorica, la mediazione di Costantini e l’esecuzione delle maestranze. Le fonti pubblicate confermano la presenza dell’artista nel progetto, ma non permettono ancora di collegare con certezza il suo nome a singole opere complete di titolo, data, fornace e maestro esecutore.[4] Il Centro Studio Pittori si sciolse nel 1955 in seguito a dissensi interni. Costantini proseguì autonomamente l’esperienza attraverso la Fucina degli Angeli, coinvolgendo in seguito artisti italiani e internazionali. La posizione di Carraro appartiene soprattutto alla fase originaria del Centro e non va automaticamente estesa alla successiva attività della Fucina. La frequente formula «Centro Studio Pittori, poi Fucina degli Angeli» descrive correttamente la continuità dell’iniziativa di Costantini, ma tende a confondere due organizzazioni e due momenti distinti.[5] L’interesse della collaborazione risiede nel confronto fra una pittura costruita attraverso superfici cromatiche e una materia capace di trasformare quelle superfici in spessori, trasparenze e riflessi. Carraro partecipò alla prima fase, ancora prevalentemente veneziana, di un progetto destinato in seguito ad assumere una dimensione internazionale. Il suo contributo al vetro rimase circoscritto, ma documenta il momento nel quale un gruppo di pittori locali cercò di rinnovare la produzione muranese attraverso il rapporto diretto con le competenze della fornace.
Giorgio Catania
Note[1] La nascita a Mestre nel 1896 e la morte a Venezia nel 1978 sono concordemente riportate dai repertori dedicati all’artista. Il Centro Studi Storici di Mestre documenta la frequenza della Scuola Industriale d’Arte «Ticozzi», dell’Istituto d’Arte ai Carmini e dell’Accademia di Belle Arti, ricordando inoltre l’attività di decoratore ad affresco e i rapporti con Neno Mori, Juti Ravenna e Mario Varagnolo. [2] L’attività espositiva comprende le collettive della Bevilacqua La Masa fra il 1928 e il 1958, la Permanente di Milano del 1937, la Biennale Palermitana del 1946, il Premio Colomba e il Premio Auronzo del 1947, la Mostra nazionale d’arte di Trieste del 1950 e le Biennali trivenete di Padova. La presenza alla Biennale veneziana del 1950 con Place Blanche – Paris è registrata nei repertori dedicati al pittore. [3] Il Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro di Murano nacque all’inizio degli anni Cinquanta per iniziativa di Egidio Costantini. Le ricostruzioni della sua attività ricordano che Gino Krayer presentò a Costantini Fioravante Seibezzi, Armando Tonello e Mario Carraro, i cui disegni furono tradotti in vetro attraverso il lavoro delle maestranze muranesi. [4] Marianna Rossi registra Mario Carraro fra gli artisti presenti nel catalogo della I Mostra internazionale del vetro d’arte di Murano, organizzata a Roma nel 1954. Il Centro si proponeva di produrre pezzi unici ideati da artisti contemporanei e realizzati dai maestri vetrai. La documentazione finora individuata non consente di attribuire con sicurezza a Carraro uno specifico oggetto corredato da dati esecutivi completi. [5] La ricerca più recente distingue il Centro Studio Pittori, attivo sino al 1955, dalla Fucina degli Angeli con la quale Costantini proseguì successivamente il progetto. Le fonti divulgative tendono talvolta a presentare le due denominazioni come fasi di un’unica organizzazione, mentre lo scioglimento del primo sodalizio segnò una reale discontinuità.
Bibliografia
Marianna Rossi, «Dinamiche di risonanza tra sperimentazioni artistiche e produzioni vetrarie. Contesti espositivi e percorsi espressivi a Venezia (1950-1980)», in Barbara Luciana Cenere et al., a cura di, Forme in movimento. Modelli, metodi e contesti tra continuità e innovazione, Padova University Press, Padova 2025, pp. 235-244. Egidio Costantini: vetro, un amore. La Fucina degli Angeli 1948-1992, Edizioni Fucina degli Angeli, Venezia 1992. Paolo Rizzi, Mario Carraro. Con due testimonianze di Virgilio Guidi e Guido Perocco, Edizioni Galleria d’Arte Il Traghetto, Venezia 1972. I Mostra internazionale del vetro d’arte di Murano, catalogo della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma 1954.
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