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Albino Carrara
Albino Carrara fu un maestro vetraio muranese, attivo soprattutto nella lavorazione a caldo e nell’esecuzione di opere ideate da pittori e scultori. Le notizie anagrafiche pubblicate sono limitate. Una memoria conservata dalla famiglia lo indica nato a Murano il 17 maggio 1913, figlio di Antonio Carrara e Orsola Fuga. La stessa ricostruzione lo ricorda nel 1935 presso la Vetreria Ferrarese, con la funzione di levatore, e dal 1937 alla V.A.M.S.A., dove avrebbe lavorato accanto ad Alfredo Barbini. Nel 1945 passò alla Ferro & Lazzarini assumendo il ruolo di primo maestro.[1] La Ferro & Lazzarini, fondata a Murano fra la fine degli anni Venti e l’inizio del decennio successivo, produceva vetri soffiati, animali, figure e oggetti decorativi. Negli anni Cinquanta collaborò con il pittore Ezio Rizzetto, i cui modelli furono presentati alle Biennali veneziane del 1954 e del 1956. Carrara operava nella squadra di fornace incaricata di valutare i progetti, stabilirne le modalità esecutive e guidare la lavorazione del vetro. La documentazione disponibile non permette tuttavia di attribuirgli indistintamente tutti gli oggetti prodotti dalla manifattura durante la sua permanenza.[2] Il settore meglio documentato della sua attività riguarda il Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro di Murano, promosso da Egidio Costantini e successivamente denominato Fucina degli Angeli. L’iniziativa metteva in rapporto artisti spesso privi di esperienza vetraria con fornaci e maestranze dell’isola. Carrara figura fra i maestri chiamati a tradurre in vetro disegni, modelli e piccole sculture di autori contemporanei. Il suo intervento comprendeva la scelta della quantità e della qualità del vetro, la definizione degli spessori, la preparazione delle applicazioni e il controllo della forma durante la soffiatura. Costantini mediava il rapporto con l’artista e seguiva l’interpretazione complessiva dell’opera; la manifattura forniva strutture e materiali; Carrara dirigeva l’esecuzione a caldo.[3] Fra le opere riferibili con sicurezza al maestro emerge la Coppa delle Baccanti, concepita da Oskar Kokoschka e realizzata intorno al 1953. Si tratta di un grande vaso biansato in vetro trasparente incolore, caratterizzato da pareti di forte spessore, base e anse applicate a caldo. La documentazione distingue chiaramente le diverse responsabilità: Kokoschka elaborò il soggetto; Carrara eseguì il corpo soffiato presso la Ferro & Lazzarini; l’incisore Dal Pos trasferì sulla superficie le figure antropomorfe mediante sabbiatura, nell’ambito della collaborazione con la S.A.L.I.R. La forma ampia e irregolare offriva alle figure una superficie continua, mentre gli spessori e le applicazioni modificavano la lettura del disegno attraverso rifrazioni e sovrapposizioni. L’opera era già illustrata nel giugno 1953 e venne successivamente riprodotta nei principali repertori dedicati al vetro muranese del dopoguerra.[4] Carrara partecipò anche ad altre realizzazioni della Fucina, ma l’attribuzione dei singoli esemplari richiede prudenza. I cataloghi generali lo elencano insieme ad Aldo Bon, Luciano Ferro, Gino Fort, Francesco Martinuzzi, Aldo Nason, Ermanno Nason, Archimede Seguso, Angelo Tosi e Ferdinando Toso. Questa indicazione documenta il suo coinvolgimento nel progetto, senza consentire di associare automaticamente il suo nome a tutte le opere realizzate presso Ferro & Lazzarini o presentate dalla Fucina. Ogni attribuzione deve essere sostenuta da una scheda catalografica, da una fotografia accompagnata da didascalia coeva o da una precisa testimonianza d’archivio. La sua importanza emerge anche nella trasmissione del mestiere. Giuliano Tosi iniziò giovanissimo sotto la sua guida e ricordò di avere ricevuto da Carrara il corteo, strumento usato per incidere e tagliare il vetro caldo, come riconoscimento della maturità raggiunta. Anche Giuliano Ballarin lavorò al suo fianco durante l’apprendistato, mentre Franco Deboni frequentò per un periodo la Ferro & Lazzarini per apprendere da lui i fondamenti della soffiatura. Queste testimonianze restituiscono la posizione di Carrara nella gerarchia della fornace: maestro responsabile della squadra, esecutore di opere complesse e formatore delle generazioni successive.[5] Il profilo di Albino Carrara appartiene alla storia degli esecutori rimasti spesso in secondo piano rispetto agli artisti che fornivano i disegni. La Coppa delle Baccanti permette invece di riconoscere con precisione la struttura collettiva dell’opera: invenzione figurativa di Kokoschka, mediazione di Costantini, soffiatura di Carrara, incisione di Dal Pos e organizzazione produttiva di Ferro & Lazzarini e S.A.L.I.R. In questa ripartizione di competenze risiede il contributo specifico del maestro muranese.
Giorgio Catania
Note[1] La ricostruzione biografica conservata dalla famiglia Carrara indica la nascita a Murano il 17 maggio 1913 e registra le esperienze presso la Vetreria Ferrarese, la V.A.M.S.A. e, dal 1945, Ferro & Lazzarini. Questi dati, provenienti da una memoria aziendale familiare, attendono una verifica attraverso documenti anagrafici e registri del personale. [2] La documentazione sulle Biennali conferma che Ferro & Lazzarini eseguì opere di Ezio Rizzetto presentate nel 1954 e nel 1956. La partecipazione di vetri attribuiti personalmente a Carrara alla XXXI Biennale del 1962 è riportata soltanto da repertori successivi e non viene quindi accolta come dato certo. [3] La Fucina degli Angeli affidava ai maestri muranesi l’interpretazione e la lavorazione dei progetti forniti dagli artisti; Carrara è espressamente ricordato fra i maestri coinvolti. La documentazione relativa alle opere di Picasso conferma che Albino Carrara apparteneva al gruppo degli esecutori utilizzati da Costantini. [4] La Coppa delle Baccanti, datata intorno al 1953, misura circa 38 × 21 × 38 centimetri. La scheda distingue il progetto di Oskar Kokoschka, l’esecuzione a caldo di Albino Carrara, l’incisione a sabbia di Dal Pos e l’intervento produttivo di Ferro & Lazzarini e S.A.L.I.R. L’opera è documentata in «Selearte», giugno 1953, p. 32; Roberto Aloi, Vetri d’oggi, 1955, p. 159; Franco Deboni, Murano ’900, 1996, p. 393; Marino Barovier, Venetian Art Glass, 2004, p. 333. [5] Giuliano Tosi ricordò il proprio apprendistato con Carrara e il dono del corteo ricevuto dal maestro. Giuliano Ballarin lo annovera fra i maggiori vetrai accanto ai quali svolse la propria formazione. Franco Deboni frequentò Carrara presso Ferro & Lazzarini per apprendere la soffiatura e la lavorazione del vetro artistico.
BibliografiaJean Blanchaert, Musica senza suono. Maestri di Murano, Marsilio Arte, Venezia 2024. Marino Barovier, Venetian Art Glass. An American Collection 1840-1970, Arnoldsche Art Publishers, Stoccarda 2004. Franco Deboni, Murano ’900. Vetri e vetrai, Bocca, Milano 1996. Egidio Costantini: vetro, un amore. La Fucina degli Angeli 1948-1992, Edizioni Fucina degli Angeli, Venezia 1992. Carlo Della Corte, Peggy Guggenheim, Alberto Cavallari, Fucina degli angeli Venezia, Fotometalgrafica, Bologna 1975. Roberto Aloi, Esempi di decorazione moderna di tutto il mondo. Vetri d’oggi, Hoepli, Milano 1955.
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