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Corrado Cagli
(Ancona, 23 febbraio 1910 – Roma, 28 marzo 1976)
Corrado Cagli fu pittore, disegnatore, scultore e progettista di opere monumentali e arti applicate. Trasferitosi con la famiglia a Roma nel 1915, compì studi classici e si formò artisticamente da autodidatta. La sua precoce inclinazione al disegno si accompagnò fin dagli esordi all’interesse per tecniche e materiali differenti. Tra il 1929 e il 1931 lavorò presso le Ceramiche Rometti di Umbertide, delle quali divenne direttore artistico, progettando ceramiche e realizzando nella casa Mavarelli-Reggiani un vasto ciclo ad affresco dedicato alla Battaglia del grano.[1] Nel 1932, dopo una mostra con Adriana Pincherle alla Galleria di Roma, costituì con Giuseppe Capogrossi ed Emanuele Cavalli il Gruppo dei nuovi pittori romani. L’anno seguente i tre esposero alla Galleria del Milione di Milano; nel dicembre 1933 Cagli, Capogrossi, Cavalli ed Ezio Sclavi furono presentati alla Galerie Jacques Bonjean di Parigi sotto la denominazione di École de Rome. La cosiddetta Scuola Romana fu dunque una costellazione critica e culturale più ampia, priva della struttura di un movimento fondato mediante un manifesto unitario. Roberto Melli intervenne come critico nella redazione del Manifesto del Primordialismo plastico, firmato nell’ottobre 1933 da Capogrossi, Cavalli e dallo stesso Melli; Cagli partecipò alla fase preparatoria, ma si ritirò in seguito a contrasti con gli altri promotori.[2] La ricerca sulla pittura murale ebbe un ruolo centrale nella sua formazione. Alla V Triennale di Milano del 1933 realizzò nel vestibolo del Palazzo dell’Arte una tempera all’uovo di circa trenta metri quadrati, intitolata Preludi alla guerra. Nello stesso anno pubblicò su «Quadrante» l’articolo Muri ai pittori, nel quale sostenne il ritorno a una pittura monumentale capace di operare in rapporto con l’architettura e con la funzione pubblica dell’arte. Per la VI Triennale del 1936 eseguì La battaglia di San Martino e Solferino, grande composizione a tempera encaustica su nove pannelli, di circa 5,50 × 6,60 metri. La partecipazione alle Triennali del 1933 e del 1936 non fu quindi una semplice presenza espositiva, ma coincise con due importanti commissioni murali.[3] Le leggi razziali e le campagne antisemite lo costrinsero a lasciare l’Italia nel 1938. Dopo un soggiorno a Parigi si trasferì negli Stati Uniti, dove continuò a dipingere, lavorò per il teatro e si arruolò nell’esercito americano. Partecipò alle campagne di Francia, Belgio e Germania e documentò attraverso il disegno la guerra e la liberazione del campo di Buchenwald. Rientrato stabilmente a Roma nel 1948, sviluppò una ricerca molto articolata: pittura neometafisica e neocubista, motivi cellulari, impronte, metamorfosi, studi sulla quarta dimensione, carte e mutazioni modulari. Dalla fine degli anni Cinquanta tornò inoltre alla scultura, utilizzando bronzo, acciaio e strutture geometriche. La sua attività comprendeva mosaico, ceramica, arazzo, scenografia e decorazione navale; appare quindi riduttivo suddividerne il percorso in una semplice successione di figurazione, astrazione e spazialismo.[4] Il rapporto con il vetro muranese si inserisce nella collaborazione con la Fucina degli Angeli di Egidio Costantini. I cataloghi e i repertori dedicati all’iniziativa includono Cagli fra gli artisti che fornirono studi, disegni, modelli o idee destinati alla traduzione in vetro. La Fucina svolgeva la funzione di collegamento fra l’autore del progetto e le fornaci muranesi, mentre l’esecuzione era affidata ai maestri vetrai chiamati da Costantini. Cagli deve pertanto essere indicato come autore dell’ideazione artistica, distinguendolo sia da Costantini, responsabile della mediazione e dell’interpretazione del progetto, sia dalle maestranze incaricate della realizzazione materiale.[5] La generica collocazione della collaborazione «intorno agli anni Sessanta» è compatibile con la ripresa dell’attività scultorea di Cagli, documentata dal 1962, e con la maggiore diffusione internazionale delle opere della Fucina nel decennio. Le fonti finora verificate attestano il suo coinvolgimento, ma non consentono ancora di identificare con sufficiente sicurezza il titolo, la data, le dimensioni, la fornace e il maestro esecutore di una specifica opera in vetro. In assenza di una scheda inventariale o di una pagina catalografica completa, non è opportuno descrivere oggetti o assegnare attribuzioni individuali.[6] La partecipazione di Cagli alla Fucina appare coerente con una pratica artistica fondata sulla continua sperimentazione dei mezzi. Il vetro rappresentò per lui una delle numerose possibilità di trasformare il disegno in forma, volume e luce. Il contributo muranese resta per ora circoscritto dal punto di vista documentario, ma appartiene pienamente a una ricerca che attraversò pittura, scultura e arti applicate senza stabilire gerarchie rigide fra i diversi procedimenti.
Giorgio Catania
Note[1] Corrado Cagli nacque ad Ancona il 23 febbraio 1910 e morì a Roma il 28 marzo 1976. Il Dizionario Biografico degli Italiani lo definisce autodidatta e documenta gli studi classici, il trasferimento a Roma e l’attività presso le Ceramiche Rometti. L’Archivio Corrado Cagli registra nel 1929 l’ingresso nella manifattura di Umbertide e nel 1930 la nomina a direttore artistico. [2] Il Gruppo dei nuovi pittori romani fu costituito nel 1932 da Cagli, Capogrossi e Cavalli. La mostra milanese del febbraio 1933 fu presentata come espressione della «nuova pittura romana»; nell’ottobre successivo Capogrossi, Cavalli e Melli firmarono il Manifesto del Primordialismo plastico. Cagli partecipò alla preparazione del testo, ma si ritirò prima della firma. [3] L’Archivio Corrado Cagli registra per la V Triennale del 1933 il murale Preludi alla guerra, eseguito a tempera all’uovo nel vestibolo del Palazzo dell’Arte, e il diploma di medaglia d’argento. Alla VI Triennale del 1936 venne presentata La battaglia di San Martino e Solferino, composta da nove pannelli. [4] L’Archivio Corrado Cagli documenta la pluralità delle ricerche sviluppate dopo il rientro in Italia, la ripresa della scultura nei primi anni Sessanta e la mostra Corrado Cagli. Sculture, tenuta alla Galleria dell’Obelisco nel 1962. La definizione di «artista copernicano», proposta da Carlo Ludovico Ragghianti, sottolineava precisamente la mobilità fra tecniche e linguaggi. [5] I repertori della Fucina degli Angeli includono Cagli fra gli artisti i cui progetti furono tradotti in vetro. Il catalogo del 1996 documenta l’attività della Fucina fra il 1954 e il 1996; la storiografia successiva ricorda espressamente Cagli accanto ad Arp, Braque, Calder, Chagall, Fontana, Guttuso e agli altri collaboratori di Costantini. [6] La documentazione pubblicata consente di confermare la collaborazione, ma non offre ancora, nelle fonti consultabili, una scheda completa di un’opera di Cagli con titolo, data e maestro esecutore. La datazione agli anni Sessanta deve quindi essere mantenuta come indicazione orientativa e non come cronologia definitivamente accertata.
BibliografiaBruno Corà, a cura di, Corrado Cagli. Folgorazioni e mutazioni, De Luca Editori d’Arte, Roma 2019. Gianmaria Prati, Emanuela Tinelli, Egidio Costantini e i suoi artisti. Sculture in vetro della Fucina degli Angeli, da Picasso a Fontana, 1954-1996, Edizioni Fattidarte, Piacenza 1996. Egidio Costantini: vetro, un amore. La Fucina degli Angeli 1948-1992, catalogo della mostra, Edizioni Fucina degli Angeli, Venezia 1992. Alda Guarnaschelli, «Cagli, Corrado», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. XXXIV, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1988. Enrico Crispolti, a cura di, Il Cagli romano. Anni Venti-Trenta, Electa, Milano 1985. Carlo Ludovico Ragghianti, L’opera di Corrado Cagli, C.I.D.A.C., Roma 1972. Enrico Crispolti, Giuseppe Marchiori, Corrado Cagli, Edizioni d’Arte Fratelli Pozzo, Torino 1964.
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