Buzzi Tommaso

 

(Sondrio, 1900 – Rapallo, 1981)

 

 

 

Tomaso Buzzi fu architetto, arredatore, disegnatore e progettista di arti applicate. Laureatosi in architettura al Politecnico di Milano nel 1923, partecipò al clima del cosiddetto Novecento milanese, mantenendo un linguaggio personale nel quale la cultura classica, il gusto per il dettaglio e la conoscenza dell’artigianato si univano a una spiccata capacità inventiva. La sua attività comprese architetture, interni, mobili, giardini, apparati decorativi e oggetti destinati alle principali manifatture italiane.[1]

Nel 1927 entrò nella società Il Labirinto, costituita da Gio Ponti, Emilio Lancia, Michele Marelli, Pietro Chiesa, Paolo Venini, Carla Visconti di Modrone e dallo stesso Buzzi. La sede venne stabilita nel negozio Venini di via Montenapoleone a Milano. Il gruppo intendeva creare mobili e oggetti coordinati con l’architettura moderna e con una concezione unitaria dell’ambiente domestico. Buzzi collaborò inoltre a Domus, fondata da Ponti nel 1928, intervenendo sui temi dell’arredamento, delle arti decorative, dei giardini e della cultura dell’abitare.[2]

La sua attività didattica appartiene a una fase successiva rispetto a quella indicata nella scheda originaria. Dal 1938 al 1954 tenne la cattedra di Disegno dal vero al Politecnico di Milano. L’insegnamento corrispondeva a un aspetto centrale della sua formazione: il disegno costituiva per Buzzi uno strumento di osservazione, progettazione e memoria, impiegato tanto nello studio della figura quanto nell’elaborazione di mobili, vetri, giardini e architetture.[3]

Il rapporto con Venini maturò attraverso la precedente esperienza del Labirinto e l’amicizia con Paolo Venini. Nel 1932, dopo l’uscita di Napoleone Martinuzzi, Buzzi assunse la direzione artistica della manifattura. Le fonti istituzionali definiscono il 1932-1933 come il periodo della sua più intensa collaborazione creativa; il catalogo ragionato della vetreria e la cronologia delle successive direzioni estendono tuttavia l’incarico sino al 1934, anno in cui Carlo Scarpa prese il suo posto. La formulazione più precisa è quindi: direttore artistico dal 1932 al 1934, con un nucleo progettuale concentrato soprattutto nel biennio 1932-1933 e alcuni ritorni episodici negli anni successivi.[4]

Buzzi introdusse nella produzione Venini una materia vitrea composta da sottili strati sovrapposti di vetro colorato e lattimo, spesso arricchiti dalla foglia d’oro. Le differenti tonalità diedero origine alle denominazioni Laguna, Alba, Alga e Tramonto. Nei vetri Laguna prevalgono sfumature rosate e ambrate; gli Alba presentano tonalità azzurrine e luminose; gli Alga si sviluppano intorno a verdi e azzurri attenuati; i Tramonto utilizzano accordi più scuri e violacei. Il colore appare sommerso nella parete, attraversato dalla luce e reso mobile dalla successione degli strati. La foglia d’oro introduce riflessi irregolari che mutano secondo l’illuminazione e il punto di osservazione.[5]

Le forme derivano spesso da repertori antichi: anfore, coppe su piede, vasi ovoidali, brocche e recipienti dal profilo classico vengono reinterpretati attraverso proporzioni allungate, basi applicate, bordi marcati e accostamenti cromatici inattesi. Accanto a questi oggetti Buzzi progettò animali, centrotavola, servizi, lampade e impianti di illuminazione. Alcuni modelli acquistano un carattere ironico o fantastico; altri mantengono una compostezza severa, affidando l’effetto decorativo alla qualità della materia e alla profondità del colore.

Buzzi definiva forme, colori e soluzioni decorative; Venini provvedeva alla produzione attraverso i maestri e le squadre della fornace. Nello stesso periodo Carlo Scarpa iniziò una collaborazione saltuaria con la vetreria e affiancò inizialmente Buzzi nella progettazione. Le rispettive ricerche possono incontrarsi in alcuni esemplari, ma la paternità dei modelli deve essere stabilita sulla base dei disegni e dei registri dell’Archivio Venini. Il catalogo ragionato del 2014 ha ricostruito oltre trecento progetti riferibili a Buzzi, comprendendo opere eseguite, commissioni speciali e modelli rimasti allo stadio di disegno.[6]

L’esperienza alla Venini fu relativamente breve, ma introdusse una concezione del vetro coerente con il gusto complessivo di Buzzi. La forma mantiene il richiamo alla tradizione, mentre la parete stratificata, le opalescenze e la foglia d’oro trasformano l’oggetto secondo la luce. Il vetro diviene così parte dell’ambiente, in rapporto con mobili, tessuti, superfici e illuminazione: la stessa unità progettuale che aveva guidato l’esperienza del Labirinto.

 

 

Giorgio Catania

 

 

Note

[1] La grafia corretta è Tomaso Buzzi. Le fonti concordano sui luoghi e sugli anni estremi: Sondrio, 1900; Rapallo, 1981. Conseguì la laurea in architettura al Politecnico di Milano nel 1923. Cfr. Alberto Giorgio Cassani, a cura di, Tomaso Buzzi. Il principe degli architetti 1900-1981, Electa, Milano 2008; «Buzzi, Tomaso», in Enciclopedia Treccani.

[2] Il Labirinto fu costituito nel 1927 da Tomaso Buzzi, Gio Ponti, Emilio Lancia, Michele Marelli, Pietro Chiesa, Paolo Venini e Carla Visconti di Modrone. La sede era nel negozio Venini di via Montenapoleone e l’obiettivo consisteva nella produzione coordinata di mobili e oggetti per la casa moderna. Giovanni Martelli non compare fra i componenti documentati. La Fondazione Giorgio Cini documenta inoltre la collaborazione di Buzzi con Domus.

[3] Buzzi insegnò Disegno dal vero al Politecnico di Milano dal 1938 al 1954. La data iniziale 1930, riportata in alcuni profili sintetici, si riferisce probabilmente alla sua attività espositiva e professionale presso la Triennale, non all’avvio dell’insegnamento universitario.

[4] Il catalogo ragionato Venini registra Tomaso Buzzi come direttore artistico dal 1932 e documenta l’avvio contemporaneo della collaborazione di Carlo Scarpa. La documentazione delle Stanze del Vetro concentra la collaborazione più intensa nel 1932-1933, mentre la cronologia istituzionale indica il 1934 come anno della sostituzione di Buzzi con Scarpa.

[5] Buzzi sviluppò vetri incamiciati a più strati, con lattimo, colori sommersi e foglia d’oro, denominati Laguna, Alba, Alga e Tramonto. La Fondazione Giorgio Cini attribuisce a questa sperimentazione uno dei principali contributi tecnici dell’architetto alla Venini. Gli esemplari conservati comprendono vasi e coppe Laguna, Alga e vetri azzurri, rosa e topazio eseguiti fra il 1932 e gli anni immediatamente successivi.

[6] Il catalogo curato da Marino Barovier e Carla Sonego ricostruisce oltre trecento modelli di Buzzi, comprendenti vasi, coppe, animali, apparecchi d’illuminazione, commissioni speciali e progetti non eseguiti. La stessa documentazione registra prosecuzioni episodiche della collaborazione dopo il 1933.

 

 

Bibliografia

Marino Barovier, Carla Sonego, a cura di, Tomaso Buzzi alla Venini, Skira, Milano 2014.

Alberto Giorgio Cassani, a cura di, Tomaso Buzzi. Il principe degli architetti 1900-1981, Electa, Milano 2008.

Enrico Fenzi, a cura di, Tomaso Buzzi. Lettere, pensieri, appunti 1937-1979, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2000.

Anna Venini Diaz de Santillana, a cura di, Venini. Catalogo ragionato 1921-1986, Skira, Milano 2000.

Vetri Murano oggi, Electa, Milano 1981.