![]() |
||
|
Georges Braque
(Argenteuil-sur-Seine, 13 maggio 1882 – Parigi, 31 agosto 1963)
Georges Braque fu pittore, disegnatore, incisore e scultore francese. Dopo una formazione ancora sensibile all’impressionismo, aderì per un breve periodo al fauvismo. Dal 1907-1908 sviluppò con Pablo Picasso il linguaggio cubista, fondato sulla scomposizione dei volumi, sulla moltiplicazione dei punti di vista e sulla costruzione dello spazio attraverso piani intersecati. La collaborazione fra i due proseguì sino al 1914 e produsse anche soluzioni tecniche destinate a incidere profondamente sull’arte del Novecento: l’imitazione delle venature del legno, l’introduzione di lettere e numeri mediante mascherine e, nel 1912, l’invenzione dei papiers collés. Il Cubismo contribuì allo sviluppo delle ricerche astratte, sebbene Braque mantenesse un rapporto costante con gli oggetti, ricondotti a un sistema di forme, segni e rapporti spaziali.[1] Dopo la Prima guerra mondiale la sua pittura tornò verso composizioni più distese, costruite intorno alle nature morte, agli interni dello studio, agli strumenti musicali e, nella fase tarda, alle figure degli uccelli. Parallelamente si dedicò all’incisione, alla scultura e alla ceramica. Profili umani affrontati, pesci e forme animali vennero ridotti a sagome essenziali, delimitate da contorni netti e da ampie campiture. Questa sintesi rendeva le sue immagini particolarmente adatte al passaggio dal piano alla materia. Il nucleo muranese legato a Braque ebbe infatti origine, almeno in parte, dalla traduzione in vetro di alcune sue ceramiche, trasformate attraverso spessori, sovrapposizioni cromatiche e trasparenze.[2] Il rapporto con Murano va ricostruito entro il progetto promosso da Egidio Costantini. All’inizio degli anni Cinquanta il Centro Studio Pittori nell’Arte del Vetro mise in contatto pittori e scultori con alcune fornaci dell’isola, proponendo il vetro come materiale per la realizzazione di opere autonome. Poco dopo l’iniziativa assunse il nome di Fucina degli Angeli. Dal 1954 l’I.V.R. Mazzega figurò fra le manifatture coinvolte nell’esecuzione dei progetti, accanto ad altri laboratori e maestri muranesi. La collaborazione di Braque con la Fucina e quella con l’I.V.R. Mazzega costituiscono quindi due aspetti dello stesso procedimento: la Fucina curava il rapporto con l’artista e la mediazione del progetto, mentre la vetreria metteva a disposizione il forno, la squadra e le competenze necessarie alla sua realizzazione.[3] Braque interveniva come autore dell’immagine o del modello originario. La trasformazione in vetro comportava una fase interpretativa affidata a Costantini e alle maestranze muranesi. Le fonti ricordano in particolare Ermanno Nason, attivo in quegli anni presso l’I.V.R. Mazzega, fra i maestri incaricati di eseguire progetti provenienti da Braque, Picasso, Chagall, Cocteau e altri artisti coinvolti nella Fucina. Questo dato consente di riconoscere il suo contributo alla produzione complessiva, ma non autorizza ad assegnargli indistintamente ogni opera riferita a Braque: il nome dell’esecutore deve essere indicato soltanto quando compare nella documentazione del singolo esemplare.[4] L’opera meglio identificata è Incontro, datata 1954. Si tratta di una piastra o rilievo in vetro bicolore, di circa 62 × 38 × 13 centimetri, nella quale due profili umani si fronteggiano. La composizione deriva dal repertorio maturo di Braque: i volti sono ridotti a sagome continue, leggibili attraverso il contorno, la contrapposizione cromatica e lo spazio che li separa. Alcuni esemplari e successive schede di catalogo descrivono un corpo azzurro sovrapposto a vetro incolore, racchiuso da un margine rosso e leggermente iridato. La consistenza del rilievo trasforma il disegno in una presenza fisica: i profili emergono dalla massa, mentre la luce attraversa le parti più sottili e si concentra lungo gli spessori e i bordi colorati.[5] Il passaggio dalla ceramica o dal disegno al vetro modifica sensibilmente l’immagine. La superficie opaca e compatta del modello lascia posto a una materia capace di assorbire, riflettere e trasmettere la luce. Il colore acquista profondità e varia secondo il punto di osservazione; il contorno, anziché essere tracciato, viene costruito attraverso la sovrapposizione e la modellazione del materiale. Incontro conserva la concisione formale di Braque, ma la traduce nel linguaggio specifico della fornace muranese. La collocazione generica della collaborazione «intorno agli anni Sessanta» deriva probabilmente dalla fortuna espositiva successiva delle opere della Fucina. I vetri tratti dai progetti di Braque continuarono infatti a essere presentati dopo la sua morte, avvenuta nel 1963, insieme alle realizzazioni ricavate da Picasso, Arp, Chagall, Cocteau, Ernst e altri artisti. La cronologia documentata riconduce però l’avvio del rapporto al 1954, nel momento in cui l’I.V.R. Mazzega partecipava alle prime traduzioni in vetro promosse da Costantini.[6] Nella storia del vetro muranese Braque occupa dunque il ruolo di artista esterno, autore delle immagini e dei modelli affidati alla mediazione della Fucina degli Angeli. L’I.V.R. Mazzega e i maestri coinvolti ne elaborarono la forma vitrea, convertendo superfici, contorni e campiture in volumi attraversati dalla luce. Il valore di questa esperienza risiede precisamente nella distanza fra il progetto e il risultato: il vetro conserva il linguaggio di Braque e, nello stesso tempo, lo modifica attraverso le proprie qualità materiali.
Giorgio Catania
Note[1] Braque nacque ad Argenteuil-sur-Seine il 13 maggio 1882 e morì a Parigi il 31 agosto 1963. La Collezione Peggy Guggenheim documenta il suo distacco dall’impressionismo e l’adesione al fauvismo entro il 1906; dal 1909 lavorò con Picasso allo sviluppo del Cubismo. Il Museum of Modern Art e il Centre Pompidou attribuiscono ai due artisti la formazione del linguaggio cubista e ricordano l’invenzione del papier collé da parte di Braque nel 1912. [2] La presentazione istituzionale della mostra Fucina degli Angeli. Peggy Guggenheim e il vetro artistico del Novecento descrive il nucleo iniziale dell’esperienza come traduzione in vetro di alcune celebri ceramiche di Georges Braque e Pablo Picasso. Tale indicazione permette di precisare la natura del rapporto: almeno una parte delle opere non nacque come disegno seriale destinato a una manifattura, ma come trasposizione di immagini già elaborate in un altro materiale. [3] Il Musée Ariana data al 1954 l’inizio della collaborazione fra I.V.R. Mazzega e Fucina degli Angeli. La documentazione relativa alla Fucina distingue il centro di progettazione e coordinamento dalle diverse manifatture muranesi presso le quali avveniva la produzione. Un catalogo Christie’s ricorda che già nel 1954 Braque, Picasso, Chagall, Arp e altri artisti fornivano disegni o progetti destinati alla realizzazione in vetro. [4] Ermanno Nason è documentato fra i maestri che tradussero in vetro progetti di Braque e degli altri artisti legati alla Fucina. Le fonti commerciali e storico-collezionistiche concordano sulla sua attività presso I.V.R. Mazzega nella parte centrale degli anni Cinquanta; l’attribuzione del singolo oggetto richiede tuttavia un documento specifico, una firma o una provenienza verificabile. [5] Incontro è registrato nelle successive documentazioni espositive e di mercato come opera di Georges Braque ed Egidio Costantini, datata 1954. Una scheda del 2008 la descrive come «piastra in vetro bicolore» di 62 × 38 × 13 centimetri; altri cataloghi segnalano vetro azzurro rivestito di incolore, cornice rossa e superficie leggermente iridata. Queste fonti documentano l’esistenza e le caratteristiche dell’esemplare, mentre non chiariscono con certezza il nome del maestro esecutore. [6] Le opere della Fucina continuarono a circolare nelle mostre degli anni Sessanta. Nel 1965 Peggy Guggenheim favorì una presentazione internazionale comprendente progetti di Braque e di altri artisti contemporanei; fra il novembre 1967 e il gennaio 1968 la XXIII mostra della Fucina fu ospitata dalla Galleria Martano. Questa storia espositiva successiva ha contribuito a diffondere una datazione generica agli anni Sessanta, mentre Incontro e l’avvio della collaborazione con I.V.R. Mazzega risalgono al 1954.
BibliografiaEgidio Costantini: vetro, un amore. La Fucina degli Angeli 1948-1992, Edizioni Fucina degli Angeli, Venezia 1992. Carlo Della Corte, Peggy Guggenheim, Alberto Cavallari, Fucina degli angeli Venezia, Fotometalgrafica, Bologna 1975. Roberto Aloi, Esempi di decorazione moderna di tutto il mondo. Vetri d’oggi, Hoepli, Milano 1955. Georges Braque, Le Jour et la Nuit. Cahiers 1917-1952, Gallimard, Parigi 1952.
|
||
