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Aldo Bon, detto “Polo”
(Murano, 1906-1988)
Aldo Bon, conosciuto nell’ambiente muranese con il soprannome di “Polo”, fu un maestro vetraio specializzato nella lavorazione a caldo. La sua vicenda appartiene alla storia delle maestranze che tradussero nella materia i progetti elaborati da pittori e designer, intervenendo sulle forme, sugli spessori e sui procedimenti esecutivi. Le date 1906-1988 sono concordemente riportate dai repertori specialistici, sebbene manchi ancora un riscontro anagrafico primario pubblicato.[1] Bon lavorò presso la Vetreria Artistica rag. Aureliano Toso, fondata nel 1938, durante la lunga collaborazione della manifattura con Dino Martens. Le fonti lo ricordano insieme a Silvano Simioni e Mario Zanetti fra i maestri ai quali venivano affidati i modelli tecnicamente più complessi. Martens elaborava il progetto, definiva la forma e l’assetto cromatico; Bon ne studiava la possibilità concreta di esecuzione, adattando il disegno ai tempi del vetro, alla disposizione delle canne, delle murrine e delle inclusioni, alla distribuzione degli spessori e al controllo della forma durante la soffiatura. La cronologia 1939-1955, ripetuta in diversi repertori, appare troppo rigida. Bon è certamente legato alla prima stagione dell’Aureliano Toso e alla produzione realizzata con Martens negli anni Quaranta e Cinquanta, mentre la documentazione consultata non consente di fissare al 1955 la conclusione del rapporto. La monografia dedicata a Martens colloca il designer alla direzione artistica della manifattura sino ai primi anni Sessanta e indica Bon fra i maestri con i quali aveva stabilito un’intesa indispensabile alla realizzazione dei vetri di maggiore difficoltà.[2] Il suo nome viene quindi associato alle ricerche che resero celebre l’attività di Martens presso Aureliano Toso: forme asimmetriche, accostamenti di filigrane e zanfirici, murrine policrome, avventurina e frammenti vitrei sommersi nella massa. L’assenza frequente del nome dell’esecutore nei cataloghi e nei registri di manifattura richiede però prudenza. I singoli esemplari devono essere attribuiti a Bon soltanto quando esistano documenti, testimonianze o iscrizioni specifiche; per gran parte della produzione resta corretta la distinzione fra progetto di Dino Martens, manifattura Aureliano Toso ed esecuzione affidata alla squadra di fornace. Bon ebbe un ruolo rilevante anche nella fase iniziale del Centro Studio Pittori Arte del Vetro, promosso da Egidio Costantini nel 1950 e divenuto in seguito Fucina degli Angeli. Le fonti lo indicano fra i primi collaboratori tecnici del Centro: introduceva pittori e scultori alle proprietà del vetro e valutava la traducibilità dei loro disegni. La produzione della Fucina avveniva presso diverse fornaci muranesi, attraverso maestri capaci di interpretare modelli spesso concepiti senza una conoscenza diretta della lavorazione a caldo. Il Corning Museum of Glass registra esplicitamente Aldo Bon fra i maestri vetrai impiegati nella realizzazione delle opere della Fucina.[3] La collaborazione con il Centro va dunque collocata già nella prima metà degli anni Cinquanta, anziché genericamente «intorno agli anni Sessanta». Bon esercitava una funzione di mediazione tecnica: non forniva soltanto manodopera esecutiva, ma contribuiva a trasformare il disegno bidimensionale o la piccola maquette in un procedimento compatibile con la fornace. In questo passaggio potevano cambiare proporzioni, equilibrio, distribuzione dei colori e soluzione strutturale dell’opera, secondo una prassi fondata sul confronto diretto fra artista, coordinatore e maestro vetraio. Intorno al 1960 è attestata anche una produzione autonoma contrassegnata da etichette con la dicitura «Murano A. Bon». Sono noti soprattutto animali in vetro sommerso e vasi di grosso spessore. I repertori attribuiscono ad Aldo Bon e Adriano Quarisa la fondazione, nel 1960, della Vetreria Artigiana Aldo Bon; la denominazione della manifattura trova riscontro negli oggetti conservati, mentre la composizione societaria e la data esatta di apertura attendono una conferma attraverso registri camerali o documenti aziendali coevi.[4] Alla stessa attività fu legato il figlio Bruno Bon, nato nel 1944. Alcuni vetri della metà degli anni Sessanta sono catalogati sotto il nome di Bruno, talvolta associato a quello del padre, segnalando una continuità operativa fra le due generazioni. Un vaso a murrine sommerse, datato intorno al 1964, è attribuito a Bruno Bon e messo in rapporto con il repertorio delle opere presentate alle Biennali veneziane. La partecipazione personale di Aldo Bon alla XXXII Biennale del 1964, ripetuta nelle schede divulgative, non risulta invece confermata con sufficiente precisione e va sospesa. Bruno Bon fu in seguito direttore dell’Aureliano Toso dal 1986 al 1996; la qualifica di «attuale direttore» appartiene quindi a una scheda ormai superata.[5] La posizione storica di Aldo Bon emerge soprattutto nel rapporto fra progetto ed esecuzione. La sua opera personale rimane meno documentata rispetto ai vetri usciti dalle manifatture e dagli studi con cui collaborò; il suo contributo fu però decisivo in quel settore della produzione muranese dove la concezione dell’artista richiedeva l’esperienza del maestro per diventare forma vitrea.
Giorgio Catania
Note[1] Le date e i luoghi di nascita e morte sono riportati nei repertori dedicati ai maestri muranesi e nelle schede relative alla Fucina degli Angeli. In assenza di una fonte anagrafica pubblicata, vengono mantenuti nella forma tradizionalmente accolta: Murano, 1906-1988. [2] Marc Heiremans ricorda Aldo “Polo” Bon, Silvano Simioni e Mario Zanetti fra i maestri che collaborarono con Dino Martens alla realizzazione dei pezzi più complessi presso Aureliano Toso. La fonte sottolinea l’intesa tecnica stabilita fra Martens e gli esecutori, necessaria per affrontare opere di particolare difficoltà produttiva. [3] Il Centro Studio Pittori Arte del Vetro si avvalse inizialmente dell’esperienza tecnica di Bon, incaricato di illustrare agli artisti le possibilità espressive del materiale. Il Corning Museum of Glass lo menziona, insieme a Loredano Rosin e Mario Dei Rossi, fra i maestri impiegati presso le diverse fornaci che eseguivano i progetti della Fucina degli Angeli. [4] Esemplari con etichetta «Murano A. Bon» attestano l’esistenza di una produzione autonoma. L’indicazione secondo cui la Vetreria Artigiana Aldo Bon sarebbe stata fondata nel 1960 con Adriano Quarisa deriva da repertori secondari e richiede ancora una verifica documentaria indipendente. [5] Un vaso a murrine sommerse datato intorno al 1964 è catalogato sotto il nome di Bruno Bon e collegato bibliograficamente a Il vetro di Murano alle Biennali 1895-1972, p. 256. Il Musée Ariana indica Bruno Bon, nato nel 1944, quale direttore dell’Aureliano Toso dal 1986 al 1996, seguito da Renato Salvi.
BibliografiaMarc Heiremans, Vetreria Aureliano Toso, Murano 1938-1968. Designs by Dino Martens, Enrico Potz and Gino Poli, Arnoldsche Art Publishers, Stoccarda 2016. Marc Heiremans, Dino Martens: Muranese Glass Designer, Arnoldsche, Stoccarda 1999. Marina Barovier, Rosa Barovier Mentasti, Attilia Dorigato, Il vetro di Murano alle Biennali 1895-1972, Leonardo Arte, Milano 1995. Carlo Della Corte, Peggy Guggenheim, Alberto Cavallari, Fucina degli angeli Venezia, Fotometalgrafica, Bologna 1975.
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