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Balsamo Stella Guido Maria
Torino, 11 maggio 1882 – Asolo, 12 agosto 1941
Guido Maria Balsamo Stella fu pittore, incisore, illustratore, decoratore, scultore del legno, progettista di vetri e docente. La sua presenza nella storia muranese deriva soprattutto dall’introduzione in Italia dell’incisione profonda alla ruota, appresa attraverso il contatto con l’ambiente svedese di Orrefors e con le manifatture boeme. A Murano operò come artista progettista e direttore artistico: elaborava forme e decorazioni, affidandone l’esecuzione ai maestri di fornace e, per i vetri incisi, alla straordinaria competenza tecnica di Franz Pelzel.[1]
Formazione tra Venezia, Monaco e StoccolmaNato a Torino da una famiglia originaria della Val Gardena, nel 1896 si trasferì a Venezia con la madre dopo la morte del padre. Frequentò la Scuola libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti e ottenne uno studio a Ca’ Pesaro, entrando in rapporto con l’ambiente artistico veneziano nel momento in cui la città cominciava ad aprirsi alle Secessioni europee e alle nuove arti decorative.[2] Proseguì la formazione a Monaco di Baviera, dove frequentò l’Accademia e si avvicinò alla Secessione. Fra i suoi insegnanti viene ricordato Albert Welti, pittore e incisore svizzero legato alla cultura simbolista. A Monaco partecipò alle esposizioni del Glaspalast e nel 1911 ottenne una medaglia d’oro. Studiò anche a Stoccolma, sviluppando una conoscenza diretta della grafica nordica, della decorazione murale e delle arti applicate.[3] Le prime attività documentate comprendono dipinti, affreschi, acqueforti, ex libris e illustrazioni. A Stoccolma realizzò incisioni dedicate all’industria del ferro e decorazioni murali per gli uffici della ditta Cornelius. Per la villa dell’editore olandese Albertus Willem Sijthoff, a Feldafing, dipinse un ciclo di dodici tele con la leggenda di Orfeo. Le fabbriche, le gru portuali, gli impianti industriali e il lavoro meccanico entrarono presto nel suo repertorio grafico, accanto ai paesaggi e ai soggetti biblici.[4] Il 22 febbraio 1908 sposò a Venezia l’artista svedese Anna Fredrika Karolina Åkerdahl. Il matrimonio divenne anche un sodalizio culturale. Anna possedeva una formazione nella grafica e nelle arti tessili, mentre Balsamo Stella operava fra pittura, incisione e decorazione. La coppia contribuì a creare un collegamento stabile fra l’ambiente italiano e quello scandinavo.[5]
La Svezia, Orrefors e la scoperta del vetro incisoDurante la Prima guerra mondiale Balsamo Stella soggiornò a lungo in Svezia. Qui conobbe Edward Hald, pittore e designer attivo presso Orrefors, e osservò direttamente la produzione sviluppata da Hald e Simon Gate. La manifattura svedese stava rinnovando l’incisione su cristallo attraverso figure immerse nella profondità della parete, paesaggi, animali e motivi narrativi distribuiti secondo la forma del recipiente.[6] Balsamo Stella approfondì la tecnica visitando anche le vetrerie boeme. La decorazione alla ruota richiedeva l’impiego di piccoli dischi abrasivi, scelti secondo la larghezza e la profondità del segno. Le linee sottili definivano profili e dettagli; le mole più larghe asportavano materia e producevano campiture opache. La luce, penetrando nella parete incisa, trasformava ogni variazione di profondità in un diverso valore chiaroscurale. L’esperienza nordica modificò il suo rapporto con il vetro. L’immagine veniva costruita dentro la materia, facendo reagire trasparenza, rifrazione e opacità. Balsamo Stella portò in Italia questo metodo insieme a un repertorio figurativo aggiornato, nel quale la mitologia conviveva con lo sport, la danza, l’aviazione, la musica e la vita moderna.
Il ritorno in Italia e gli Artisti BarovierRientrato in Italia, dal 1918 progettò vetri soffiati per la manifattura muranese indicata nelle fonti come Artisti Barovier o Vetreria Artistica Barovier. La denominazione Barovier & Toso, frequentemente usata nei repertori recenti, appartiene alla successiva storia societaria della fornace. La collaborazione del 1918 si colloca quindi nella fase ancora legata agli Artisti Barovier.[7] La documentazione oggi disponibile permette di ricostruire solo in parte questo primo nucleo. Il passaggio attraverso gli Artisti Barovier appare tuttavia coerente con il clima muranese del primo dopoguerra, quando la fornace eseguiva vetri su progetto di artisti come Vittorio Zecchin, Teodoro Wolf Ferrari e Umberto Bellotto. Balsamo Stella entrò in questo sistema come disegnatore esterno, portando un’esperienza maturata fuori dall’isola. Nel 1920 Anna Åkerdahl e Guido Balsamo Stella parteciparono all’organizzazione dell’Esposizione italiana d’arte decorativa e popolare alla Liljevalchs Konsthall di Stoccolma. Per l’occasione Anna progettò una piccola serie di vasi e coppe a murrine policrome, eseguita dalla S.A.I.A.R. Ferro Toso. L’iniziativa mostra come i due coniugi operassero come mediatori fra arte decorativa italiana e cultura scandinava.[8]
Firenze, Colle Val d’Elsa e Franz PelzelTra il 1922 e il 1925 Balsamo Stella insegnò arti grafiche presso l’Istituto d’arte di Firenze. Nello stesso periodo aprì a Colle Val d’Elsa un laboratorio dedicato al vetro artistico, avviando una collaborazione con Franz Pelzel, incisore proveniente dall’area boema.[9] La divisione dei ruoli fu precisa. Balsamo Stella elaborava forme, figure e composizioni; Pelzel trasferiva il disegno nel vetro attraverso la mola. La traduzione richiedeva scelte autonome: profondità dei tagli, successione delle ruote, rapporto fra parti lucide e opache, adattamento della figura alla curvatura del recipiente. Pelzel partecipava quindi alla definizione visiva dell’opera come interprete tecnico specializzato. Alla Biennale di Venezia del 1924 Balsamo Stella presentò cristalli e vetri incisi. I cristalli provenivano generalmente da Colle Val d’Elsa, mentre parte dei vetri soffiati era stata eseguita dalla S.A.I.A.R. Ferro Toso. Le decorazioni, realizzate con Pelzel, comprendevano soggetti mitologici e scene della vita contemporanea. Le forme conservavano una struttura classicheggiante, mentre le figure introducevano un tono più libero e moderno.[10] Nel 1925 il laboratorio venne trasferito a Venezia, alla Giudecca. La nuova sede avvicinava Balsamo Stella e Pelzel alle fornaci muranesi, dalle quali potevano ottenere vasi, coppe, calici e lastre da sottoporre alle successive lavorazioni a freddo.
La collaborazione con la S.A.L.I.R.Il rapporto con la S.A.L.I.R. — Studio Ars et Labor Industrie Riunite — si sviluppò fra la seconda metà degli anni Venti e il 1932. I repertori tradizionali indicano Balsamo Stella come direttore artistico dal 1926 al 1931; la ricostruzione condotta sull’archivio della manifattura colloca l’avvio organico della collaborazione nel 1928 e la sua conclusione nel 1932.[11] La S.A.L.I.R. era specializzata nelle lavorazioni a freddo: incisione, intaglio, sabbiatura, smaltatura e doratura. Riceveva i vetri grezzi da diverse fornaci, fra le quali M.V.M. Cappellin e S.A.I.A.R. Ferro Toso, e li trasformava nel proprio laboratorio. La presenza congiunta di Balsamo Stella e Pelzel determinò il carattere della produzione per la quale l’azienda sarebbe divenuta celebre.[12] Fra le opere documentate figurano calici paglierini per vino e marsala, un bicchiere con uccello, un’applique con danzatrice, un frammento con l’Allegoria della vita, uno specchio ovale con sirena e motivi marini, una grande coppa con bagnanti, un vaso con sirena, un vaso con sciatori e uno specchio con Diana cacciatrice. I disegni appartengono a Balsamo Stella; le incisioni furono eseguite da Pelzel.[13] Il vaso con coperchio Le costellazioni, presentato alla Biennale del 1928, costituisce uno dei risultati più articolati. Sulla superficie si susseguono figure associate al Cigno, ad Andromeda, all’Aquila, a Cassiopea, alla Colomba e alla Vergine, unite a stelle, sole e fasi lunari. Il recipiente diventa una superficie narrativa continua, leggibile ruotando intorno all’opera.[14] Altri vetri mostrano danzatrici, suonatori di jazz, sciatori, aviatori, bagnanti e giovani donne con acconciature alla garçonne. Balsamo Stella aggiornò così il repertorio dell’incisione, associando una tecnica nordica a temi vicini alla società urbana degli anni Venti. I soggetti sportivi e musicali entravano in recipienti dalle proporzioni solenni, creando una tensione fra forma classica e immagine contemporanea. Le figure sono spesso costruite attraverso masse opache, contorni sottili e zone lasciate trasparenti. Il segno inciso segue la curvatura del vetro e cambia secondo l’incidenza della luce. Nei lavori migliori la decorazione appartiene pienamente al volume: sirene e bagnanti si dispongono lungo il ventre delle coppe, mentre le figure più slanciate accompagnano vasi e calici verticali. La collaborazione produsse un modello di autorialità condivisa. Balsamo Stella concepiva l’opera e ne stabiliva il repertorio figurativo; Pelzel trasformava il progetto in profondità, luce e materia. La S.A.L.I.R. coordinava la produzione, reperiva i vetri grezzi e immetteva le opere sul mercato. La distinzione fra progettista, incisore e manifattura rimane essenziale per una corretta catalogazione.
Le Biennali venezianeBalsamo Stella aveva partecipato alla Biennale di Venezia come pittore e incisore fin dal 1903. Espose acqueforti nelle edizioni del 1907, 1909, 1910, 1912, 1914 e 1922. Dal 1924 la sua presenza riguardò direttamente il vetro inciso; seguirono le partecipazioni del 1926, 1928 e 1930.[15] Alla Biennale del 1926 presentò nuovi cristalli e vetri decorati con Pelzel. Nel 1928 figurò sia come autore di opere incise sia come progettista di vetri “lisci” eseguiti dalla Ferro Toso. Nel 1930 la sua attività apparve contemporaneamente negli spazi della S.A.L.I.R. e della S.A.I.A.R. Ferro Toso, mettendo in evidenza le due direzioni della sua ricerca: la decorazione alla ruota e il progetto di forme destinate alla lavorazione a caldo.[16] La fortuna critica fu sostenuta dalle riviste Domus e La Casa bella, che tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta pubblicarono ampiamente le sue opere. Gio Ponti riconobbe nella collaborazione Balsamo Stella-Pelzel uno dei tentativi più significativi di rinnovare le arti decorative italiane attraverso l’incontro fra progetto artistico e alto artigianato.
La S.A.I.A.R. Ferro TosoIl rapporto con la S.A.I.A.R. Ferro Toso precede di alcuni anni la collaborazione pubblicamente affermata nel 1930. La manifattura aveva già fornito vetri da incidere per la Biennale del 1924; nel 1928 presentò vetri lisci ideati da Balsamo Stella e nel 1929 produsse apparecchi d’illuminazione geometrici in vetro lattimo su suoi disegni.[17] Le lampade segnano un passaggio importante. Il vetro lattimo, bianco e diffusore, permetteva di schermare la sorgente elettrica e di costruire corpi luminosi mediante sfere, coni e cilindri. Balsamo Stella applicò al progetto della luce la stessa attenzione già riservata alla forma dei recipienti, concentrandosi sul rapporto fra volume, montatura e diffusione luminosa. Alla IV Triennale di Monza del 1930 la Ferro Toso presentò la serie dei Chimici, insieme alle figure di animali disegnate da Balsamo Stella. I Chimici derivavano le proprie forme da provette, storte, imbuti e recipienti da laboratorio, trasformati in vasi dall’aspetto essenziale e inconsueto. La strumentazione scientifica diventava un repertorio formale adatto al nuovo gusto razionale.[18] Le figure di ermellini, gazzelle e levrieri mostrano un’altra direzione. Gli animali sono ridotti a pochi volumi soffiati, allungati o compressi, con occhi e piccoli dettagli applicati in pasta vitrea. La superficie leggermente iridata accentua la morbidezza della forma. Un ermellino eretto sulle zampe posteriori, associato a un fiore blu, divenne una delle immagini emblematiche della manifestazione monzese.[19] Le gazzelle in corsa sviluppano un ritmo lineare: zampe e collo vengono prolungati, mentre i corpi si assottigliano fino ad assumere l’aspetto di un segno tracciato nello spazio. Queste plastiche conservano la leggerezza del vetro soffiato muranese e traducono lo stile grafico di Balsamo Stella in una forma tridimensionale. La produzione per la Ferro Toso comprendeva anche vasi con fasce ondulate applicate, grandi fiasche opalescenti con elementi geometrici, recipienti smaltati e forme asimmetriche. In queste opere l’artista lavorava direttamente sulla struttura dell’oggetto, lasciando che il colore applicato e la modellazione a caldo ne definissero l’identità. Il confronto fra S.A.L.I.R. e Ferro Toso chiarisce l’ampiezza del suo intervento. Presso la prima manifattura la forma già soffiata diventava supporto dell’incisione. Presso la Ferro Toso il progetto agiva durante la lavorazione a caldo, stabilendo sagoma, proporzioni, applicazioni e comportamento plastico del vetro.
L’attività didatticaL’insegnamento accompagnò gran parte della carriera. Dal 1922 al 1925 Balsamo Stella fu professore di arti grafiche all’Istituto d’arte di Firenze. Fra il 1923 e il 1927 operò come ispettore delle scuole d’arte della Val Gardena e diresse la scuola di Ortisei, dedicandosi anche all’intaglio del legno. Successivamente assunse la direzione della scuola Pietro Selvatico di Padova.[20] Nel 1929 gli fu affidata la direzione dell’Istituto Superiore per le Industrie Artistiche di Monza. Riorganizzò i programmi secondo diversi gradi di preparazione, dall’apprendistato alla specializzazione, e chiamò docenti quali Arturo Martini, Marino Marini, Raffaele De Grada, Pio Semeghini, Alessandro Mazzucotelli e Marcello Nizzoli. Anna Åkerdahl partecipò all’organizzazione della sezione femminile dedicata a ricamo, tessitura e tintoria.[21] Il programma mirava a collegare formazione artistica, conoscenza dei materiali e possibilità produttive. Le discipline venivano affidate ad artisti e artigiani capaci di insegnare attraverso il laboratorio. L’esperienza maturata da Balsamo Stella fra grafica, vetro, legno e decorazione trovava così una traduzione istituzionale. La direzione monzese si concluse durante la crisi amministrativa del 1931-1932. I documenti del Consorzio autonomo Milano Monza Umanitaria registrano un contrasto seguito alla cessazione dell’incarico e conservano il ricorso presentato dall’artista. La cronologia archivistica colloca quindi il suo mandato fra il 1929 e il 1931, con effetti amministrativi protratti nell’anno successivo.[22] Dal 1932 svolse attività presso l’Istituto di arti decorative industriali dei Carmini a Venezia. Alcuni repertori gli attribuiscono la direzione dell’istituto; la documentazione richiamata dal Dizionario Biografico degli Italiani registra corsi di arti applicate e, dal 10 febbraio 1936, l’incarico specifico di decorazione del libro, mantenuto fino alla morte.[23] Fra gli allievi passati attraverso l’Istituto dei Carmini figura Anzolo Fuga, diplomato nel 1939 in grafica, progettazione e vetrata artistica. L’insegnamento di Balsamo Stella contribuì quindi alla formazione di una generazione destinata a lavorare direttamente nelle vetrerie muranesi del secondo dopoguerra.[24]
Grafica, illustrazione e altre esposizioniL’attività vetraria rimase sempre collegata alla grafica. Balsamo Stella produsse acqueforti, acquatinte, ex libris e illustrazioni per il libro. Le sue incisioni alternano paesaggi nordici, immagini industriali, soggetti religiosi e scene allegoriche. La precisione del segno e l’organizzazione delle masse chiaroscurali preparano molti dei procedimenti adottati in seguito sul vetro. Partecipò all’Esposizione internazionale di Monaco del 1911, alla mostra veneziana della Galleria Geri Boralevi nel 1920, alle Biennali e Triennali di Monza dal 1923, all’Esposizione internazionale delle arti decorative di Parigi del 1925, alla Seconda Esposizione internazionale dell’incisione moderna di Firenze nel 1927 e alle Quadriennali di Roma del 1935 e del 1939.[25] La varietà degli incarichi permette di comprendere la sua idea delle arti applicate. Disegno, libro, vetro, legno e decorazione murale appartenevano a un unico campo, nel quale l’artista doveva conoscere la tecnica e lavorare in rapporto con gli esecutori. Tale impostazione orientò sia la sua attività produttiva sia quella didattica.
Gli ultimi anni e la morteNegli anni Trenta l’impegno scolastico assunse un peso crescente. Balsamo Stella continuò a incidere, a partecipare alle esposizioni e a fornire disegni per le arti applicate. Alcune opere S.A.L.I.R. riferibili ai primi anni del decennio mostrano ancora il suo repertorio di sirene, figure mitologiche, scene galanti e soggetti sportivi. Morì ad Asolo il 12 agosto 1941. Nello stesso anno Carlo Alberto Felice gli dedicò un ricordo sulla rivista Lo Stile, mentre Gio Ponti ne sottolineò il contributo alla rinascita delle arti decorative italiane e il valore della sua attività di maestro.[26] Alla Biennale di Venezia del 1952 le sue opere furono ripresentate nella grande rassegna storica dedicata a cinquant’anni di vetro muranese. Nel 1987 Bassano del Grappa gli dedicò la mostra antologica Guido Balsamo Stella 1882-1941. Opera incisoria e vetraria, che contribuì a ricomporre il rapporto fra la produzione grafica e quella destinata al vetro.[27]
Attribuzioni e problemi catalograficiL’uscita di Balsamo Stella dalla S.A.L.I.R. viene collocata dalla documentazione aziendale nel 1932. Franz Pelzel assunse successivamente un ruolo più ampio, progettando decorazioni proprie e continuando a utilizzare soluzioni derivate dall’esperienza precedente. La persistenza del repertorio rende complessa la distinzione fra disegni originali di Balsamo Stella, esecuzioni posteriori tratte dai suoi cartoni e opere concepite autonomamente da Pelzel.[28] La catalogazione richiede quindi il confronto fra disegni d’archivio, fotografie d’epoca, cataloghi delle esposizioni, firme, etichette e date di esecuzione. Un vaso attribuito a Balsamo Stella e datato intorno al 1950, comparso in un catalogo d’asta, presenta una cronologia successiva di nove anni alla morte dell’artista: l’indicazione può riferirsi a un’esecuzione postuma da un suo disegno oppure a una datazione da rivedere. Anche il nome di Pelzel compare nelle fonti con grafie alterate, fra cui Pelzer e, più raramente, Francesco Pelzel. La forma corretta è Franz Pelzel. La distinzione fra il disegnatore e l’incisore va mantenuta nelle didascalie: «Guido Balsamo Stella, disegno; Franz Pelzel, esecuzione alla ruota; S.A.L.I.R., manifattura».
Valutazione criticaIl contributo di Guido Balsamo Stella alla storia del vetro italiano si sviluppa su due fronti. Con la S.A.L.I.R. introdusse una concezione moderna dell’incisione figurativa, fondata sull’esperienza svedese e boema. Con la S.A.I.A.R. Ferro Toso progettò vetri soffiati, lampade, recipienti e animali, partecipando direttamente al rinnovamento delle forme muranesi. La sua cultura rimase più narrativa e figurativa rispetto alla semplificazione assoluta perseguita negli stessi anni da Vittorio Zecchin. Balsamo Stella amava la figura, il racconto, l’allusione mitologica e l’osservazione della vita moderna. Anche quando disegnava un vaso o un animale, la forma conservava il carattere di un’immagine. La componente nordica agì soprattutto nel metodo. Orrefors gli aveva mostrato come l’incisione potesse penetrare nella parete del vetro e costruire figure attraverso la luce. Murano gli offrì recipienti più leggeri, colori più mobili e una tradizione di soffiatura capace di produrre volumi sottili, animali e applicazioni a caldo. Dal rapporto fra queste due culture nacque il tratto più originale del suo lavoro. Balsamo Stella occupa inoltre una posizione rilevante nella storia della formazione artistica. A Monza e Venezia trasferì nell’insegnamento l’esperienza maturata nelle botteghe e nelle manifatture europee. Il progetto nasceva dalla conoscenza concreta del materiale e dall’incontro fra artista e artefice: lo stesso principio che aveva sostenuto il sodalizio con Franz Pelzel.
Giorgio Catania
Note1. Per il profilo biografico generale: Mario Pepe, «Balsamo Stella, Guido», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. V, 1963; Marc Heiremans, S.A.L.I.R. – Studio Ars et Labor Industrie Riunite, 2024. 2. Il trasferimento a Venezia nel 1896, lo studio a Ca’ Pesaro e la frequenza della Scuola libera del Nudo sono documentati dalla Fondazione Chiara e Francesco Carraro. 3. Le fonti ricordano la formazione presso le Accademie di Monaco e Stoccolma e la medaglia d’oro ottenuta a Monaco nel 1911. 4. Sulle decorazioni svedesi, il ciclo di Orfeo e le incisioni industriali: Mario Pepe, cit. 5. Il matrimonio con Anna Åkerdahl fu celebrato a Venezia il 22 febbraio 1908. 6. Il rapporto con Edward Hald, Orrefors e le manifatture boeme è indicato concordemente dalle principali biografie. 7. La collaborazione iniziata nel 1918 viene talvolta riferita a Barovier & Toso; per la cronologia societaria del periodo è più appropriata la denominazione Artisti Barovier o Vetreria Artistica Barovier. 8. Sull’esposizione di Stoccolma del 1920 e sui vetri di Anna Åkerdahl: Rosa Barovier Mentasti, Cristina Tonini, studio sulle origini del vetro moderno veneziano. 9. Balsamo Stella insegnò a Firenze fra il 1922 e il 1925 e aprì a Colle Val d’Elsa il laboratorio con Pelzel. 10. La ricostruzione della partecipazione alla Biennale del 1924 deriva dal catalogo 1912-1930. Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia. 11. La cronologia 1926-1931 appartiene ai repertori biografici tradizionali; l’archivio S.A.L.I.R., studiato da Marc Heiremans, colloca il periodo determinante fra il 1928 e il 1932. 12. Sulla struttura produttiva e sulle lavorazioni della S.A.L.I.R.: Marc Heiremans, cit. 13. Il repertorio delle opere Balsamo Stella-Pelzel è documentato nel catalogo Vetri Murano oggi. 14. Per Le costellazioni e le Biennali del 1924-1930: Stefania Cretella, «Un artista distinto e di ottimo gusto. Guido Balsamo Stella alle esposizioni della Biennale di Venezia», nel catalogo del 2024. 15. Le partecipazioni grafiche e pittoriche alla Biennale sono registrate nei repertori e nei cataloghi storici dell’esposizione. 16. Alla Biennale del 1930 Balsamo Stella figurò contemporaneamente attraverso la S.A.L.I.R. e la Ferro Toso. 17. Gli apparecchi d’illuminazione in vetro lattimo furono pubblicati da La Casa bella nel 1929. 18. I Chimici furono presentati alla IV Triennale di Monza del 1930. 19. Per l’Ermellino, le gazzelle e il levriero: Franco Deboni, Le vetrerie di Murano, e Attilia Dorigato, Il bestiario di Murano. 20. La cronologia degli incarichi a Firenze, Ortisei e Padova è ricostruita nel Dizionario Biografico degli Italiani. 21. Sulla riorganizzazione dell’ISIA di Monza e sui docenti chiamati da Balsamo Stella: Comune di Monza e Società Umanitaria. 22. Il fondo CAMMU conserva la corrispondenza amministrativa e gli atti relativi alla conclusione della direzione dell’ISIA. 23. L’incarico di decorazione del libro ai Carmini è documentato dal 10 febbraio 1936 fino al 1941. 24. Anzolo Fuga frequentò l’Istituto dei Carmini sotto la guida di Balsamo Stella e si diplomò nel 1939. 25. Per le principali esposizioni italiane e straniere si veda Mario Pepe, cit. 26. Carlo Alberto Felice pubblicò nel 1941 «In ricordo di G.B.S.» su Lo Stile. Il ricordo di Gio Ponti è richiamato nella storia della S.A.L.I.R. 27. La retrospettiva bassanese del 1987 riunì l’opera incisoria e vetraria. 28. Dopo il 1932 Pelzel assunse la responsabilità della progettazione S.A.L.I.R., continuando anche a eseguire disegni di altri artisti.
BibliografiaMarino Barovier, Carla Sonego, a cura di, 1912-1930. Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia, Skira, Milano; Le Stanze del Vetro-Fondazione Giorgio Cini, Venezia 2024. Stefania Cretella, «Un artista distinto e di ottimo gusto. Guido Balsamo Stella alle esposizioni della Biennale di Venezia (1924-1930)», in Marino Barovier, Carla Sonego, a cura di, 1912-1930. Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia, Skira, Milano 2024. Marc Heiremans, S.A.L.I.R. – Studio Ars et Labor Industrie Riunite. Contemporary Glass-Decorating on Murano, 1923-1993, Arnoldsche Art Publishers, Stoccarda 2024. ISIA Academy 1922-1943. Quando i designer portavano la cravatta, catalogo della mostra, Musei Civici di Monza, Monza 2023. Attilia Dorigato, L’arte del vetro a Murano, Arsenale Editrice, Venezia 2002. Giandomenico Romanelli, a cura di, Il vetro progettato. Architetti e designer a confronto con il vetro quotidiano, Electa, Milano 2000. Franco Deboni, Simona Cocchi, Maurizio Cocchi, Murano ’900. Vetri e vetrai, testimonianze e immagini del Novecento muranese, Bocca, Milano 1996. Attilia Dorigato, Il bestiario di Murano. Sculture in vetro dal 1928 al 1966, Ferrara 1996. Marina Barovier, Rosa Barovier Mentasti, Attilia Dorigato, Il vetro di Murano alle Biennali 1895-1972, Electa, Milano 1995. Giorgio Trentin, a cura di, Guido Balsamo Stella 1882-1941. Opera incisoria e vetraria, catalogo della mostra, Palazzo Agostinelli, Bassano del Grappa 1987. Rosa Barovier Mentasti, Il vetro veneziano, Electa, Milano 1982. Carlo Pirovano, Giuseppina Borsano, a cura di, Vetri Murano oggi, Electa, Milano 1981. Mario Pepe, «Balsamo Stella, Guido», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. V, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1963. A.M. Comanducci, Dizionario illustrato dei pittori, disegnatori e incisori italiani moderni e contemporanei, III edizione, Milano 1962. Astone Gasparetto, Il vetro di Murano dalle origini ad oggi, Neri Pozza, Venezia 1958. Luigi Servolini, Dizionario illustrato degli incisori italiani moderni e contemporanei, Gorlich, Milano 1955. Carlo Alberto Felice, «In ricordo di G.B.S.», in Lo Stile, I, n. 10, Milano 1941, p. 40. Carlo Alberto Felice, «I vetri alla Triennale di Monza», in Dedalo, XI, Milano 1930, pp. 318-325. Roberto Papini, «Stampe moderne d’ogni paese alla Mostra di Firenze», in Emporium, LXV, Bergamo 1927, pp. 340-349. Ugo Nebbia, «L’arte degli intagliatori di Val Gardena e le scuole professionali di Selva e di Ortisei», in Bollettino d’Arte, VII, Roma 1927, pp. 183-192. Ugo Nebbia, «L’Italia all’Esposizione internazionale di Parigi», in Emporium, LXII, Bergamo 1925, pp. 26-31. Cesare Ratta, Silvio Preti, Gli adornatori del libro in Italia, vol. I, Bologna 1923.
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