Anna Åkerdahl Balsamo-Stella

 

Stoccolma, 5 maggio 1879 – Asolo, 1º agosto 1957

 

 

 

 

 

Anna Fredrika Karolina Åkerdahl, Vaso mosaico, S.A.I.A.R. Ferro Toso, 1920, 28 × 21 cm

 

 

 

Anna Fredrika Karolina Åkerdahl, indicata nelle fonti italiane anche come Anna Akerdahl, Anna Åkerdahl Balsamo, Anna Balsamo-Stella e, talvolta, con l’errata grafia Akerdhal, nacque a Stoccolma il 5 maggio 1879. Si formò alla Reale Accademia di Belle Arti di Stoccolma, la Kungliga Konstakademien, dove studiò tra il 1899 e il 1905, seguendo fra gli altri l’insegnamento dell’incisore Axel Tallberg. La sua preparazione comprendeva disegno, grafica, pittura e arti applicate; negli anni successivi avrebbe esteso la propria attività alla tessitura, al ricamo e alla progettazione del vetro.

Il 22 febbraio 1908 sposò a Venezia il pittore, incisore e decoratore torinese Guido Balsamo Stella. Il matrimonio avviò un lungo sodalizio artistico, nel quale le ricerche dei due coniugi risultano spesso intrecciate e, proprio per questo, non sempre correttamente distinte dalla storiografia. Durante la Prima guerra mondiale la coppia visse prevalentemente in Svezia. In quel periodo Balsamo Stella frequentò l’ambiente della vetreria di Orrefors e approfondì le tecniche nordiche e boeme dell’incisione su vetro; Anna partecipò allo stesso clima di rinnovamento delle arti applicate, portandovi la propria formazione grafica e tessile.

Alcuni repertori fissano al 1919 il trasferimento stabile di Anna in Italia. Nel 1920 l’artista ebbe un ruolo diretto nell’organizzazione dell’Esposizione italiana d’arte decorativa e popolare, allestita presso la Liljevalchs Konsthall di Stoccolma. La mostra fu curata attraverso la collaborazione di Anna Åkerdahl, Guido Balsamo Stella ed Edward Hald, pittore e designer legato a Orrefors. È quindi probabile che nei primi anni del dopoguerra la coppia si spostasse ancora fra Svezia e Italia, operando come tramite fra i due ambienti culturali.

L’esposizione di Stoccolma costituì un momento rilevante nella diffusione internazionale delle arti decorative italiane. Accanto a ceramiche, tessuti, mobili, sculture e prodotti dell’artigianato regionale furono presentati vetri muranesi. Anna partecipò alla selezione e alla progettazione dell’allestimento, assumendo una funzione che andava oltre quella di semplice collaboratrice del marito: la sua conoscenza diretta dell’ambiente svedese, delle istituzioni locali e del dibattito nordico sul rinnovamento dell’artigianato contribuì alla costruzione culturale della mostra.

Per la S.A.I.A.R. Ferro Toso di Murano Anna Åkerdahl disegnò intorno al 1920 una piccola serie di vasi e coppe a murrine policrome. Le composizioni erano ottenute mediante tessere e canne di vetro disposte secondo motivi astratti, spiraliformi o vegetali; alcuni esemplari risultano contrassegnati da una tessera raffigurante una cometa. Le opere furono presentate a Stoccolma e rappresentano uno dei primi tentativi del primo dopoguerra di sottrarre la produzione muranese alla ripetizione dei modelli storicisti ottocenteschi.

La tecnica adottata derivava dalla tradizione del vetro mosaico muranese, ma il disegno introduceva una diversa organizzazione della superficie. Le tessere trasparenti, fuse e successivamente dilatate dalla soffiatura, formavano campiture geometriche attraversate da spirali, fiori stilizzati e sequenze cromatiche. Le opere presentano affinità con i precedenti realizzati dagli Artisti Barovier su disegno di Vittorio Zecchin e Teodoro Wolf Ferrari, ma rivelano un controllo più grafico dell’ornato e una sensibilità vicina alla tradizione tessile scandinava.

Un vaso conservato dal Corning Museum of Glass, datato al 1920-1921, permette di valutare concretamente questa ricerca. L’opera, eseguita dalla S.A.I.A.R. Ferro Toso, è composta da tessere triangolari trasparenti e gialle sulle quali si dispongono elementi curvilinei viola e murrine circolari arancioni e verdi. Il museo lo considera l’unico esemplare finora noto di quello specifico disegno e la prima opera di Anna Åkerdahl entrata nelle proprie collezioni.

Il corpus vetrario dell’artista potrebbe tuttavia essere più ampio. Nel rapporto ufficiale dell’Esposizione internazionale delle arti decorative e industriali moderne di Parigi del 1925, Guido e Anna Balsamo-Stella sono registrati congiuntamente come incisori di vetri e cristalli attivi a Firenze. Il documento precisa che facevano produrre dalla Ferro Toso di Murano i pezzi grezzi, realizzati secondo i loro disegni, per poi procedere alle lavorazioni a freddo. Questa attestazione documenta la partecipazione di Anna a un’attività condivisa di progettazione e decorazione del vetro, non circoscritta ai soli vasi a murrine del 1920.

La sovrapposizione fra le attività dei due coniugi ha probabilmente favorito l’attribuzione automatica a Guido Balsamo Stella di opere nate nel laboratorio comune. In assenza di firme, disegni preparatori o registri aziendali, è opportuno evitare nuove attribuzioni individuali; il documento parigino rende però necessario considerare la denominazione “Guido e Anna Balsamo-Stella” come indicazione di un’effettiva collaborazione progettuale.

Accanto al vetro, Anna Åkerdahl sviluppò soprattutto il proprio lavoro nel campo delle arti tessili. Quando Guido Balsamo Stella assunse nel 1929 la direzione dell’Istituto superiore per le industrie artistiche di Monza, Anna fu chiamata a occuparsi della sezione femminile dedicata al ricamo, alla tessitura e alla tintoria, insieme ad artiste e tecniche di formazione nordica quali Aina Cederblom e Margrete Kronberg. La sua presenza contribuì a introdurre nell’istituto una concezione del tessile fondata sul rapporto fra disegno, materia, tecnica esecutiva e produzione moderna.

Negli anni successivi insegnò tessitura e arti applicate presso l’Istituto Statale d’Arte dei Carmini di Venezia. La sua attività didattica proseguì anche dopo la morte del marito, avvenuta nel 1941. Fra le allieve che entrarono in contatto con il suo insegnamento figurano Renata Bonfanti, destinata a diventare una delle principali protagoniste italiane della ricerca tessile del secondo Novecento, e Sandra Marconato, che iniziò giovanissima la propria formazione al telaio con Anna Åkerdahl.

L’insegnamento costituisce quindi una parte rilevante della sua eredità. Attraverso la scuola veneziana, Åkerdahl trasmise una cultura del tessile derivata dalla tradizione scandinava, nella quale il progetto nasceva dalla conoscenza diretta del telaio, delle fibre, delle tinture e della struttura dell’intreccio. Tale metodo si accordava con il programma di rinnovamento delle arti applicate perseguito da Guido Balsamo Stella, ma conservava una propria specificità e trovò continuità nelle esperienze delle allieve.

Anna Åkerdahl morì ad Asolo il 1º agosto 1957. La sua figura è rimasta a lungo subordinata alla biografia del marito e ricordata quasi esclusivamente per i vetri a murrine esposti nel 1920. Le fonti oggi disponibili delineano una personalità più articolata: artista formatasi nella grafica, progettista di vetri, esperta di tessitura, organizzatrice di esposizioni e docente. Il numero limitato delle opere finora identificate non riduce il rilievo storico del suo intervento. La sua esperienza si colloca in un passaggio decisivo, quando Murano iniziò a confrontarsi con la Secessione, con il design scandinavo e con una nuova concezione dell’arte applicata, fondata sul rapporto fra artista, manifattura e tecnica.

 

 

Giorgio Catania

 

 

 

 

Bibliografia essenziale

 

 

Claudia Massi, Claudio Pizzorusso, a cura di, Libero Andreotti a Stoccolma 1920. Esposizione d’arte decorativa italiana. Sala 8, Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2025.

 

1922-1943. Quando i designer portavano la cravatta, Musei Civici di Monza, Monza 2023.

 

Alexandra Ruggiero, «Vetro Mosaico Vase», in Gather, n. 34, Corning Museum of Glass, Corning 2019.

 

Rosa Barovier Mentasti, Cristina Tonini, «Venetian Glass between Art Nouveau, Secession and Deco», in Study Days on Venetian Glass. The Origins of Modern Glass Art in Venice and Europe. About 1900, Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti, Venezia 2017.

 

Franco Deboni, Simona Cocchi, Maurizio Cocchi, Murano ’900. Vetri e vetrai, testimonianze e immagini del Novecento muranese, Bocca, Milano 1996.

 

Mario Pepe, «Balsamo Stella, Guido», in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. V, Istituto della Enciclopedia Italiana, Roma 1963.

 

Exposition internationale des arts décoratifs et industriels modernes, Paris 1925. Rapport général. Section artistique et technique, Ministère du Commerce et de l’Industrie, Parigi, anni 1920-1930.