Ravenna bizantina - San Vitale, Sant’Apollinare, Galla Placidia
Ravenna è uno dei luoghi decisivi per comprendere il passaggio dalla tarda antichità all’arte bizantina. La città, scelta come capitale dell’impero romano d’Occidente nel 402 da Onorio, poi centro del regno ostrogoto di Teodorico e infine sede dell’esarcato bizantino, conserva una sequenza monumentale unica nel Mediterraneo. I suoi mosaici permettono di seguire, in pochi edifici, la trasformazione dell’immagine romana in immagine cristiana, imperiale e liturgica.
La sua importanza dipende dalla storia politica della città. Ravenna era difesa dalle acque, vicina al porto di Classe, collegata all’Adriatico e dotata di una posizione più sicura rispetto a Milano e Roma. In età tardoantica diventò capitale amministrativa, militare e cerimoniale; in età ostrogota fu il centro del regno di Teodorico; dopo la riconquista giustinianea del 540 entrò stabilmente nell’orbita dell’impero d’Oriente. Questo continuo mutamento di poteri produsse un paesaggio artistico stratificato, dove committenza romana, gota, episcopale e bizantina si intrecciano.
San Vitale, Sant’Apollinare Nuovo, Sant’Apollinare in Classe e il cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia costituiscono i nuclei principali di questa lettura. Essi appartengono a momenti diversi, ma formano un insieme coerente: piccola architettura funeraria o commemorativa, basilica palatina, grande edificio centrale, basilica suburbana. In ognuno di questi spazi il mosaico assume funzione diversa: cielo stellato, processione, immagine imperiale, abside paradisiaca, teologia della croce, memoria dei martiri e del vescovo.
La scelta di Ravenna come capitale dell’Occidente fu determinata da ragioni strategiche. La città era protetta da paludi, lagune e corsi d’acqua; il porto di Classe garantiva collegamenti marittimi con l’Oriente e con l’Adriatico; il territorio offriva maggiore difendibilità rispetto ad altre sedi imperiali. La capitale tardoantica non si fondava soltanto sulla grandezza monumentale, ma sulla capacità di resistere e amministrare.
La presenza della corte trasformò Ravenna. Palazzi, chiese, battisteri, mausolei, sedi episcopali, edifici civili e strutture portuali diedero forma a una città nuova. La cultura figurativa locale accolse maestranze e modelli provenienti da Roma, Milano, Costantinopoli, l’Oriente mediterraneo e l’ambiente adriatico. I mosaici riflettono questa pluralità.
Con Teodorico, Ravenna divenne capitale del regno ostrogoto. Il sovrano ariano mantenne molte strutture romane e si presentò come erede dell’ordine imperiale. La sua politica edilizia fu ambiziosa: palazzo, chiesa palatina, battistero ariano, mausoleo, restauri urbani. L’arte gota ravennate conserva forme romane e dialoga con il cristianesimo niceno e ariano, prima della riconquista bizantina.
Con Giustiniano, Ravenna entrò in un nuovo orizzonte. La presa della città nel 540 inserì l’Italia riconquistata nel programma imperiale d’Oriente. La presenza bizantina non cancellò le fasi precedenti; le reinterpretò. Alcuni mosaici furono modificati, altri completati, altri caricati di nuovo valore politico. Ravenna divenne il principale laboratorio occidentale dell’immagine bizantina.
Il cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia è uno dei monumenti più intensi dell’arte tardoantica. La denominazione tradizionale lo collega alla figlia di Teodosio, sorella di Onorio, madre di Valentiniano III, figura centrale della politica imperiale del V secolo. Gli studi più recenti tendono a leggerlo come edificio legato al complesso ecclesiastico e palatino ravennate, con funzione commemorativa o oratoriale; la sua associazione a Galla Placidia resta parte della memoria storica del monumento.
L’edificio ha pianta cruciforme, dimensioni contenute e un esterno severo in laterizio. L’interno, al contrario, si apre a una decorazione musiva di straordinaria ricchezza. La differenza fra sobrietà esterna e splendore interno è uno dei tratti più forti dell’arte ravennate: il muro semplice custodisce un cielo di tessere, luce e colore.
La volta blu tempestata di stelle dorate è l’immagine più celebre. Al centro appare la croce; intorno si dispongono motivi vegetali, simboli evangelici, apostoli, cervi alla fonte, elementi paradisiaci. L’ambiente appare trasformato in spazio celeste. La piccola scala non riduce l’effetto; lo concentra. Il visitatore entra in una camera di luce scura, dove il blu profondo crea raccoglimento e distanza.
Il Buon Pastore occupa una lunetta di grande importanza. Cristo è raffigurato giovane, seduto tra le pecore, con veste dorata e porpora, in un paesaggio ordinato. La figura conserva memoria dell’iconografia pastorale paleocristiana, ma assume una dignità regale. Il pastore delle catacombe diventa Cristo signore, custode e guida. La croce, tenuta come bastone, unisce cura pastorale e potere salvifico.
In un’altra lunetta, san Lorenzo avanza verso la graticola con la croce e il libro. La scena lega martirio, testimonianza, Scrittura e vittoria spirituale. La figura procede con passo deciso, dentro uno spazio architettonico semplificato. La narrazione è essenziale; il significato è immediato.
Il monumento di Galla Placidia rappresenta una soglia. La tradizione romana del mausoleo, la pittura illusionistica ormai trasformata in mosaico simbolico, la figura di Cristo pastore-regale, il cielo stellato e la memoria del martirio preparano il linguaggio ravennate successivo. Qui la tarda antichità mostra già una sensibilità profondamente cristiana e orientata verso la contemplazione.
Sant’Apollinare Nuovo nasce come chiesa palatina di Teodorico, dedicata originariamente al Salvatore. Dopo la riconquista bizantina e la riconsacrazione al culto cattolico, l’edificio ricevette una nuova interpretazione. La basilica conserva una delle più straordinarie sequenze musive della tarda antichità: cicli cristologici, profeti, apostoli, processioni di martiri e vergini, rappresentazioni urbane e tracce del programma teodoriciano.
La struttura è basilicale: navata centrale ampia, colonne, pareti alte, abside rifatta nei secoli, ritmo longitudinale. Il mosaico si sviluppa sulle pareti della navata in tre registri. In alto, scene della vita di Cristo; al centro, figure stanti tra finestre; in basso, due grandi processioni: da una parte i martiri che muovono dal palazzo di Teodorico verso Cristo in trono, dall’altra le vergini che procedono dal porto di Classe verso la Vergine con il Bambino, precedute dai Magi.
Le processioni sono il cuore visivo della basilica. Le figure avanzano con ritmo solenne, quasi liturgico. Ogni martire e ogni vergine è distinta dal nome, ma il movimento collettivo domina sulla singolarità. Il corteo terrestre diventa immagine della Chiesa celeste. La parete non racconta soltanto; accompagna lo sguardo verso il santuario.
Le immagini del palazzo di Teodorico e del porto di Classe conservano un valore storico e simbolico. Il palazzo mostra una architettura frontale con colonne, archi e tende. Alcune tracce di mani sulle colonne ricordano le modifiche operate dopo la riconquista bizantina, quando figure legate al programma gotico furono eliminate o trasformate. Il porto di Classe, con navi e architetture, evoca la dimensione marittima e imperiale di Ravenna.
Il registro alto presenta scene della vita e dei miracoli di Cristo. Il linguaggio è ancora narrativo, con episodi distinti e figure relativamente piccole. Cristo appare giovane e imberbe nelle scene dei miracoli, barbato in quelle della Passione. Questa distinzione iconografica appartiene a una fase in cui i tipi cristologici sono ancora articolati e non del tutto uniformati.
Sant’Apollinare Nuovo mostra con chiarezza la trasformazione politica dell’immagine. Una chiesa palatina ostrogota viene riletta in chiave cattolica e bizantina. Le processioni dei santi sostituiscono o assorbono memorie precedenti; il potere ariano di Teodorico lascia spazio a una visione ortodossa, imperiale e liturgica.
San Vitale è il capolavoro della Ravenna bizantina. La chiesa, consacrata nel 547 dal vescovo Massimiano, presenta una pianta ottagonale con deambulatorio, esedre, matroneo, presbiterio profondo e abside. L’edificio combina centralità, movimento, luce e complessità spaziale. La sua architettura dialoga con modelli orientali e costantinopolitani, pur mantenendo una precisa identità ravennate.
L’interno produce una percezione dinamica. L’ottagono centrale è circondato da spazi secondari; colonne, archi, esedre e gallerie creano una continua alternanza di pieni e vuoti. Il fedele non percepisce uno spazio semplice e frontale; entra in un organismo articolato. La luce scorre sulle superfici, sui marmi, sui capitelli e sui mosaici, trasformando la geometria in esperienza liturgica.
Il presbiterio conserva un programma musivo di grande densità teologica. Nelle volte e nelle pareti compaiono motivi vegetali, animali, angeli, profeti, scene veterotestamentarie, sacrifici di Abele e Melchisedec, ospitalità di Abramo, Mosè, Geremia, Isaia, evangelisti. Tutto converge verso l’altare e verso l’abside, dove Cristo appare giovane, seduto sul globo azzurro, fra angeli, san Vitale e il vescovo Ecclesio che offre il modello della chiesa.
Cristo è raffigurato come sovrano cosmico. Il globo sotto di lui indica il dominio universale; la veste purpurea e l’aureola conferiscono regalità; il gesto verso san Vitale lega martirio, ricompensa e fondazione della comunità. Ecclesio, con il modellino dell’edificio, introduce la committenza ecclesiastica dentro la visione celeste.
I due pannelli laterali con Giustiniano e Teodora sono tra le immagini più celebri dell’arte bizantina. Giustiniano appare frontalmente, al centro, con nimbo, veste imperiale, patena d’oro. Accanto a lui stanno il vescovo Massimiano, il clero, dignitari e guardie. Teodora, nel pannello opposto, porta un calice, circondata dalla corte femminile, in uno spazio ricco di tende, nicchie e ornamenti.
Queste immagini non raffigurano un episodio realmente avvenuto a Ravenna. Giustiniano e Teodora non furono presenti alla consacrazione. Il mosaico li rende presenti in modo simbolico e liturgico. L’imperatore e l’imperatrice partecipano al rito attraverso l’immagine, offrendo i vasi sacri. Il potere politico entra nella celebrazione eucaristica come garante dell’ortodossia e dell’unità imperiale.
La frontalità, il fondo oro, la compattezza del gruppo, la gerarchia delle figure e la preziosità degli abiti costruiscono una visione di corte sacralizzata. L’imperatore è insieme sovrano romano, vincitore politico, committente ideale e figura liturgica. Teodora, con la ricchezza della veste e la presenza dei Magi ricamati sull’orlo, partecipa alla logica dell’offerta e dell’epifania.
San Vitale è quindi un edificio politico oltre che religioso. La Ravenna riconquistata viene inserita nell’universo di Costantinopoli. L’immagine imperiale afferma la presenza dell’Oriente in Occidente; il mosaico rende visibile il nuovo ordine giustinianeo.
Sant’Apollinare in Classe, consacrata nel 549, sorge presso l’antico porto di Classe, fuori dal nucleo urbano di Ravenna. La basilica è dedicata al primo vescovo e patrono della città. La sua posizione lega culto episcopale, memoria locale e dimensione marittima. Il porto, un tempo fondamentale per la flotta e per i rapporti con l’Oriente, entra idealmente nel paesaggio sacro ravennate.
L’edificio ha pianta basilicale, con ampia navata, colonne, archi e abside monumentale. La decorazione musiva dell’abside è uno dei momenti più alti dell’arte bizantina in Italia. Il programma presenta sant’Apollinare in atteggiamento orante entro un prato verde, popolato da pecore, alberi, rocce, fiori e uccelli. Sopra di lui, una grande croce gemmata appare entro un clipeo stellato, al centro di una composizione che evoca la Trasfigurazione.
La scena è teologicamente raffinata. Cristo è suggerito dalla croce, dal volto entro il clipeo centrale e dalla luce celeste. Mosè ed Elia appaiono ai lati, mentre tre pecore alludono agli apostoli presenti sul monte. Il racconto evangelico viene trasformato in simbolo. La Trasfigurazione non è descritta come evento narrativo con Cristo in forma umana al centro; è resa attraverso croce, cielo, luce, gregge e vescovo orante.
Sant’Apollinare rappresenta la Chiesa ravennate. Il santo vescovo, collocato fra le pecore, assume il ruolo di pastore della comunità. Le dodici pecore nella fascia inferiore possono richiamare gli apostoli o il gregge dei fedeli; il prato paradisiaco evoca la salvezza; la croce gemmata domina come segno glorioso. L’abside diventa spazio di intercessione e di paradiso.
Le pareti superiori dell’abside e dell’arco trionfale mostrano ulteriori immagini: Cristo in forma simbolica, evangelisti, agnelli, città celesti, apostoli, papi e figure legate alla storia ecclesiastica. L’insieme costruisce una visione della Chiesa come comunità guidata dal vescovo, fondata sugli apostoli e illuminata dalla gloria di Cristo.
Rispetto a San Vitale, Sant’Apollinare in Classe ha un tono diverso. Meno cortigiano, più pastorale ed episcopale. Al centro non c’è la corte imperiale, ma il santo locale in preghiera. L’immagine bizantina si adatta qui alla memoria della Chiesa ravennate e alla sua identità territoriale.
I tre nuclei permettono di leggere tre modi diversi di costruire lo spazio cristiano a Ravenna.
Il cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia lavora sulla piccola scala, sul raccoglimento, sul cielo stellato, sulla memoria della salvezza e del martirio. Il suo interno è quasi una camera celeste. La luce bassa e il blu delle volte creano un’esperienza intima, vicina alla meditazione funeraria e alla speranza escatologica.
Sant’Apollinare Nuovo lavora sulla processione. La basilica diventa percorso. Le figure dei martiri e delle vergini avanzano lungo le pareti, trasformando la navata in cammino liturgico. Il fedele entra in uno spazio dove la comunità celeste procede verso Cristo e la Vergine.
San Vitale lavora sulla centralità e sulla presenza imperiale. L’edificio ottagonale e il presbiterio mosaicato creano uno spazio complesso, nel quale teologia, corte, liturgia e autorità politica si sovrappongono. L’imperatore e l’imperatrice appaiono come partecipanti simbolici al rito.
Sant’Apollinare in Classe lavora sull’abside come paradiso e memoria episcopale. Il santo vescovo orante, la croce gemmata e il prato verde costruiscono una immagine di Chiesa locale dentro l’orizzonte della gloria celeste.
Queste quattro modalità — camera celeste, processione, corte liturgica, paradiso episcopale — spiegano la ricchezza di Ravenna. La città non conserva un solo tipo di immagine. Conserva un’intera grammatica del sacro tardoantico e bizantino.
Il colore dei mosaici ravennati ha una qualità particolare. Blu, oro, verde, porpora, bianco, rosso e toni minerali sono usati con grande controllo. Nel Mausoleo di Galla Placidia domina il blu notturno; a San Vitale l’oro e il verde costruiscono lo spazio imperiale e paradisiaco; a Sant’Apollinare in Classe il verde del prato e l’oro della croce creano una sintesi di natura e trascendenza; a Sant’Apollinare Nuovo le processioni risaltano su fondi chiari e dorati.
Il colore non descrive soltanto. Organizza il significato. Il blu stellato allude al cielo, l’oro alla gloria, il verde al paradiso, la porpora alla regalità, il bianco alla purezza, il rosso al martirio e alla dignità. Le tessere non cercano sempre continuità pittorica; spesso costruiscono vibrazione. Da vicino l’immagine appare frammentata; da lontano si ricompone in luce.
La tecnica musiva ravennate conserva ancora una forte capacità naturalistica in alcuni dettagli: animali, piante, fiori, rocce, acque, panneggi, volti. Tuttavia questi elementi sono inseriti in una struttura simbolica. Il prato di Sant’Apollinare in Classe non è un paesaggio osservato; è paradiso teologico. Il cielo di Galla Placidia non è notte fisica; è volta celeste della salvezza.
La grandezza ravennate sta in questa doppia natura. Il mosaico conserva il fascino sensibile della materia e lo orienta verso una realtà spirituale.
Ravenna mostra con eccezionale chiarezza il rapporto fra immagine imperiale e immagine ecclesiale. A San Vitale, Giustiniano e Teodora entrano nello spazio sacro con oggetti liturgici. L’imperatore appare accanto al vescovo Massimiano; il clero e la corte si dispongono in un unico gruppo. La sovranità non viene rappresentata come dominio militare, ma come partecipazione al culto.
Questa immagine riflette la concezione bizantina del potere. L’imperatore è custode dell’ortodossia, garante dell’unità, protettore della Chiesa. Il mosaico non racconta un atto amministrativo; presenta un ordine. La corte terrena si colloca sotto lo sguardo di Cristo e dentro il rito eucaristico.
A Sant’Apollinare in Classe, il centro è invece il vescovo santo. Apollinare, in atteggiamento orante, rappresenta la Chiesa ravennate. Egli non porta insegne di potere politico; prega e guida il gregge. La sua figura afferma l’autorità spirituale della sede episcopale.
La Ravenna bizantina vive dell’equilibrio fra queste due immagini: impero e Chiesa locale. Costantinopoli si rende presente attraverso Giustiniano; Ravenna si riconosce attraverso Apollinare. Il mosaico tiene insieme centro imperiale e identità cittadina.
I mosaici ravennati conservano molti elementi della tradizione classica. Il Buon Pastore di Galla Placidia ha ancora grazia pastorale, movimento morbido, paesaggio e attenzione al corpo. Alcune figure di Sant’Apollinare Nuovo mantengono ritmo, panneggi e proporzioni di ascendenza romana. A San Vitale, i volti e gli abiti conservano un senso di presenza fisica e di distinzione individuale.
Al tempo stesso, cresce una forte astrazione spirituale. La frontalità aumenta, la profondità si riduce, la gerarchia prevale sulla narrazione, l’oro elimina lo spazio terreno, le figure diventano segni di rango e funzione. Il corpo umano viene progressivamente assorbito in una visione liturgica.
Questa tensione è una delle qualità più alte di Ravenna. Non siamo ancora davanti alla piena codificazione medio-bizantina; il linguaggio è in formazione. La classicità non è scomparsa; viene trasformata. Il mosaico ravennate trattiene il mondo antico e lo conduce verso una nuova concezione dell’immagine.
Il risultato è un’arte di soglia. La figura possiede ancora peso e memoria terrena, ma il suo destino è già spirituale. La parete conserva ancora rapporto con il racconto, ma tende alla visione. L’immagine mantiene legami con la corte romana e ostrogota, ma si apre alla solennità bizantina.
Il legame fra Ravenna e Costantinopoli è politico, religioso e artistico. La riconquista giustinianea inserisce Ravenna nella sfera dell’impero d’Oriente; la città diventa sede di rappresentanza bizantina in Italia. I suoi mosaici attestano il prestigio del modello costantinopolitano, anche quando furono eseguiti da maestranze locali o da équipes miste.
San Vitale è il documento più eloquente. La presenza di Giustiniano e Teodora afferma il rapporto diretto con la capitale. Le figure imperiali sono rappresentate con un linguaggio che appartiene alla cultura di corte: frontalità, ori, porpora, nimbi, seguito cerimoniale. Ravenna parla la lingua visiva dell’impero.
Tuttavia Ravenna non è semplice riflesso. La città elabora una propria identità. La centralità di sant’Apollinare, la memoria di Galla Placidia, la stratificazione gota e romana, il rapporto con Classe e con il vescovo locale danno ai mosaici un carattere specifico. La cultura visiva ravennate unisce modello imperiale e memoria cittadina.
Questa combinazione spiega la sua importanza per la storia dell’arte. Ravenna permette di vedere Bisanzio in Occidente e, insieme, l’Occidente tardoantico che si trasforma sotto l’influenza orientale.
La fortuna di Ravenna è stata lunga. I suoi mosaici furono ammirati, restaurati, studiati, copiati e interpretati in modi diversi. Nel Medioevo la città conservò un prestigio legato alla sua antichità imperiale e alla presenza di santi e chiese. In età moderna e contemporanea divenne uno dei principali luoghi europei per lo studio del mosaico tardoantico e bizantino.
La conservazione presenta problemi complessi. Mosaici, murature, umidità, restauri antichi, integrazioni moderne, cambiamenti liturgici e trasformazioni architettoniche hanno modificato vari edifici. L’abside di Sant’Apollinare Nuovo, per esempio, non conserva più la decorazione originaria. Le processioni laterali hanno subito modifiche legate al passaggio dal programma teodoriciano alla riconsacrazione cattolica.
Il cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia conserva un equilibrio fragile fra architettura, luce e mosaico. San Vitale richiede una lettura attenta delle fasi costruttive e delle committenze. Sant’Apollinare in Classe conserva l’abside come fulcro, ma il suo rapporto con il porto antico è oggi percepibile solo attraverso la ricostruzione storica.
Ravenna è quindi anche un laboratorio di metodo. Ogni monumento va letto nella sua stratificazione: committenza, datazione, funzione, trasformazioni, restauri, iconografia, materiali e rapporto con la città. La bellezza dei mosaici non deve far dimenticare la loro complessa storia materiale.
Ravenna bizantina è il grande ponte occidentale fra Roma, il mondo ostrogoto e Costantinopoli. I suoi monumenti permettono di seguire una trasformazione decisiva: l’immagine tardoantica diventa immagine cristiana, liturgica e imperiale. La città conserva il passaggio dalla camera celeste del cosiddetto Mausoleo di Galla Placidia alla processione di Sant’Apollinare Nuovo, dalla corte sacra di San Vitale al paradiso episcopale di Sant’Apollinare in Classe.
San Vitale mostra il potere bizantino nella sua forma più solenne: Giustiniano e Teodora, assenti fisicamente, sono resi presenti dal mosaico come figure liturgiche. Sant’Apollinare Nuovo trasforma la navata in corteo celeste, con martiri e vergini che avanzano verso Cristo e la Vergine. Sant’Apollinare in Classe presenta il vescovo santo in un paesaggio paradisiaco, sotto il segno glorioso della croce. Galla Placidia raccoglie in uno spazio intimo il cielo stellato, il Buon Pastore e la memoria del martirio.
Il mosaico ravennate unisce colore, luce, materia e teologia. La tessera diventa strumento di presenza; l’oro e il blu trasformano la parete in cielo; la figura umana conserva memoria classica e assume valore spirituale. Per questo Ravenna resta uno dei luoghi essenziali per comprendere la nascita dell’arte bizantina e il passaggio dall’antico al medievale.
A.R.
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