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Arte egea

 

Parte VIII — Crisi del mondo palaziale e transizione verso la Grecia geometrica


Crollo dei palazzi, fine del sistema miceneo, continuità e fratture verso il mondo greco arcaico.

 

 

 

Tra XIII e XII secolo a.C. il sistema palaziale egeo entra in crisi. Micene, Tirinto, Pilo, Tebe, Midea e altri centri subiscono distruzioni, incendi, abbandoni, riorganizzazioni. Le tavolette in Lineare B sono spesso conservate proprio perché cotte accidentalmente dagli incendi dei palazzi. La fine del mondo miceneo è uno dei nodi più discussi dell’archeologia mediterranea.

Le cause appaiono molteplici: tensioni interne, crisi delle reti commerciali, terremoti, conflitti, pressioni esterne, mobilità di gruppi armati, instabilità climatica, trasformazioni economiche. La formula del “collasso” indica un fenomeno ampio, che coinvolge anche impero ittita, Levante, Cipro, Siria, Egitto ramesside e rotte del Mediterraneo orientale. L’Egeo partecipa a una crisi sistemica.

Sul piano artistico, la fine dei palazzi provoca trasformazioni nette. Scompaiono archivi centralizzati in Lineare B, grandi programmi palaziali, affreschi di corte, produzione amministrata di lusso, tombe monumentali del tipo più ricco. Continuano ceramiche, piccoli oggetti, insediamenti, culti locali, memorie di siti e forme più povere. La civiltà figurativa si riduce di scala, ma conserva elementi micenei: motivi ceramici, forme di vasi, pratiche funerarie, memoria di luoghi, alcune tradizioni cultuali.

La fase submicenea e protogeometrica prepara la Grecia dell’età del ferro. L’Attica mostra continuità significativa; altre regioni attraversano spopolamenti e mutamenti. La ceramica protogeometrica introduce cerchi concentrici, semicircoli, linee, compasso multiplo, ordine più astratto. Il corpo umano esce temporaneamente dal grande repertorio figurato e tornerà nel geometrico maturo con nuove funzioni funerarie e narrative.

La transizione egea non va letta come vuoto culturale. È una trasformazione di supporti e scala. Dai palazzi si passa a comunità più piccole; dagli archivi a tradizioni orali; dalle pitture murali a ceramiche; dalle tombe dinastiche a necropoli organizzate diversamente. L’epica greca conserverà memoria remota di un’età eroica, rielaborandola in forme poetiche molto posteriori. La rovina micenea diventa riserva di mito.

La Grecia geometrica nascerà da questo terreno: memoria dell’età del bronzo, nuove comunità, ferro, riorganizzazione sociale, santuari, navigazioni, ceramica come principale campo figurativo. L’arte egea, dunque, chiude un ciclo e prepara il primo linguaggio greco storico.

 

 

Bibliografia essenziale

Eric H. Cline, 1177 B.C.: The Year Civilization Collapsed, Princeton University Press, Princeton 2014.

Guy D. Middleton, The Collapse of Palatial Society in LBA Greece and the Postpalatial Period, Archaeopress, Oxford 2010.

Oliver Dickinson, The Aegean from Bronze Age to Iron Age: Continuity and Change between the Twelfth and Eighth Centuries BC, Routledge, London-New York 2006.

Cynthia W. Shelmerdine, a cura di, The Cambridge Companion to the Aegean Bronze Age, Cambridge University Press, Cambridge 2008.

Anthony M. Snodgrass, The Dark Age of Greece, Edinburgh University Press, Edinburgh 1971.

Vincent R. d’A. Desborough, The Last Mycenaeans and Their Successors, Clarendon Press, Oxford 1964.