Arte egea
Parte VII — Rapporti tra Egeo, Egitto e Vicino Oriente
Scambi,
doni
diplomatici,
artigiani,
iconografie,
materie
prime,
oggetti
orientali
nei
contesti
egei
e
immagini
egee
in
Egitto.
L’Egeo dell’età del bronzo appartiene a una rete mediterranea ampia. Creta, Cicladi, Dodecaneso, Grecia continentale, Anatolia, Cipro, Levante ed Egitto scambiano materie prime, oggetti, motivi, artigiani, tecniche, modelli di prestigio. Il mare è infrastruttura culturale. Ogni vaso, sigillo, lingotto, avorio, scarabeo, pietra dura, pigmento o frammento d’affresco può rivelare una traiettoria.
Creta intrattiene rapporti precoci con Egitto e Levante. Oggetti egizi o egittizzanti compaiono in contesti cretesi; motivi minoici arrivano in Egitto e nel Levante. Le pitture di Avaris/Tell el-Dab‘a, con elementi in stile egeo, mostrano la presenza o l’influsso di pittori egei nel Delta orientale durante la fase del Nuovo Regno. Processioni egee compaiono nelle tombe tebane come immagini di Keftiu, portatori di doni con abiti, acconciature e oggetti riconoscibili. L’Egeo appare agli Egizi come mondo di lusso, metalli, vasi, stoffe, artigiani, navigazione.
Cipro è un nodo essenziale per il rame. I lingotti oxhide, a forma di pelle bovina, circolano nel Mediterraneo orientale. Le navi trasportano rame, stagno, ceramiche, avori, vetro, resine, olio, vino, tessuti. Il relitto di Uluburun, databile alla fine del XIV secolo a.C., offre un’immagine concreta di questa rete: lingotti di rame e stagno, oggetti cananei, micenei, ciprioti, egizi, baltici, africani e levantini. Il Mediterraneo tardo-bronzeo è una rete di merci e linguaggi.
La glittica egea dialoga con sigilli vicino-orientali. Motivi di signore degli animali, grifoni, sfingi, capridi, leoni, processioni, palme e figure ibride circolano e cambiano senso. I Micenei assumono dalla Creta minoica molti repertori di lusso: toro, polpo, spirale, paesaggi marini, tecniche di oreficeria. Li trasformano entro una cultura più guerriera, palaziale e fortificata.
I rapporti con il mondo ittita aggiungono la dimensione politica. Le fonti anatoliche parlano di Ahhiyawa, spesso collegata agli Achei micenei. Questa identificazione resta discussa nei dettagli, ma indica la presenza di potenze egee nel quadro diplomatico dell’Anatolia occidentale. La guerra di Troia, sul piano archeologico, si colloca entro un paesaggio di contatti fra Egeo, Anatolia e Levante, più che in un racconto isolato.
L’arte egea va quindi letta come arte di scambio. La sua originalità nasce nella relazione. Cicladi, Creta e Micene assorbono forme esterne, le adattano, le trasformano in linguaggi locali. Il mondo orientale fornisce materiali, tecniche e motivi; l’Egeo sviluppa una sensibilità propria per movimento, mare, corpo, palazzo, tomba e oggetto prezioso.
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