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Arte egea

 

Parte VI — Architettura micenea: mura ciclopiche, megaron, porta dei Leoni, tombe a tholos


Passaggio dall’architettura palaziale minoica a quella fortificata micenea.

 

 

L’architettura micenea traduce la regalità continentale in pietra, soglia, asse e fortificazione. Micene, Tirinto e Pilo offrono tre modelli complementari: cittadella fortificata, palazzo monumentale, centro amministrativo. La Grecia micenea costruisce sulle alture, controlla accessi, domina territori agricoli, conserva archivi, accumula derrate, gestisce lavoratori e redistribuzione.

Le mura ciclopiche di Micene e Tirinto sono fra i segni più riconoscibili dell’architettura micenea. Blocchi enormi, irregolari, accostati con forza plastica, generano un effetto di potenza arcaica. La tradizione greca successiva le attribuì ai Ciclopi, riconoscendo in esse una scala sovrumana. L’architettura non è decorata: è essa stessa immagine. La massa muraria comunica protezione, comando, accesso controllato.

La Porta dei Leoni di Micene, databile al XIII secolo a.C., è il primo grande rilievo monumentale della Grecia continentale. Due leoni affrontati, oggi privi delle teste, poggiano le zampe su un altare o pilastro centrale. La composizione è araldica, simmetrica, collocata sopra l’architrave della porta. Chi entrava nella cittadella attraversava un’immagine di potere. Il pilastro può alludere a un segno sacro o palaziale; i leoni proteggono e dichiarano il rango della casa regale.

Il megaron è il nucleo del palazzo miceneo: portico, vestibolo, sala principale con focolare centrale, quattro colonne, trono laterale in alcuni casi, pitture parietali. A Pilo il palazzo di Nestore conserva un impianto chiaro: archivi in Lineare B, magazzini, sale cerimoniali, bagni, pitture, aree produttive. Il megaron miceneo avrà lunga fortuna come matrice remota di forme architettoniche greche successive, pur attraverso trasformazioni profonde.

Le tombe a tholos esprimono un’altra dimensione del potere. Il cosiddetto Tesoro di Atreo a Micene possiede dromos, ingresso monumentale, camera circolare coperta da falsa cupola, camera laterale. L’interno in pietra costruisce uno spazio funerario solenne, concentrato e geometrico. La tholos micenea usa tecnica, memoria dinastica e monumentalità sotterranea. Il defunto entra nella terra attraverso un’architettura costruita per impressionare.

A Tirinto, gallerie interne, casematte, scale e mura creano una fortezza articolata. Pilo, con struttura meno fortificata, mostra invece un palazzo amministrativo di grande raffinatezza. Queste differenze indicano un mondo miceneo regionale, con centri autonomi legati da cultura comune.

L’architettura micenea prepara il passaggio verso il mondo greco attraverso concetti di soglia, sala regale, focolare, colonna, rilievo araldico, memoria eroica. Dopo il crollo palaziale, molte forme si interrompono; alcune tracce sopravvivono nei luoghi, nei miti, nelle rovine, nella topografia sacra delle città greche successive.

 

Bibliografia essenziale

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Alan Wace, Mycenae: An Archaeological History and Guide, Princeton University Press, Princeton 1949.

Christos Tsountas, J. Irving Manatt, The Mycenaean Age, Houghton Mifflin, Boston-New York 1897.