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Arte egea

 

Parte IV — Glittica, ceramica, oreficeria e arti suntuarie minoiche


Sigilli, anelli, vasi in pietra, Kamares, stile marino, rhyta, asce bipenni, simboli sacri.

 

 

 

 

 

La pittura egea dell’età del bronzo raggiunge una qualità rara nel Mediterraneo antico. Creta e Thera offrono il corpus più importante: Cnosso, Hagia Triada, Amnisos, Pseira, Tylissos, Akrotiri. Gli affreschi sono frammentari, restaurati, spesso ricomposti; proprio per questo richiedono un’attenzione critica particolare. L’immagine moderna della pittura minoica è in parte opera degli antichi pittori e in parte dei restauratori, disegnatori e archeologi del Novecento.

A Cnosso la pittura palaziale costruisce un mondo di processioni, figure giovanili, donne, animali, piante, delfini, tori, grifoni, motivi architettonici. Il cosiddetto “Principe dei gigli”, il “Salto del toro”, le “Dame in blu”, i delfini, i grifoni della sala del trono, le processioni di offerenti appartengono a una cultura della linea fluida. I corpi sono slanciati, le cinture strette, i gesti elastici. Il colore distingue genere e ruolo secondo convenzioni mediterranee: incarnati maschili bruno-rossastri, femminili chiari, campiture intense, contorni netti.

Akrotiri, a Thera, ha rivoluzionato la conoscenza della pittura egea. L’eruzione vulcanica ha sigillato case, suppellettili e affreschi, conservando interi ambienti decorati. L’“Affresco della primavera”, con gigli rossi su rocce colorate e rondini in volo, crea uno spazio naturale scandito da ritmo decorativo. Le “Raccoglitrici di zafferano” mostrano figure femminili, paesaggio roccioso, gesto rituale e rapporto con una divinità seduta. I “Pugili” presentano giovani corpi in movimento, con guantoni e teste rasate. Il “Fregio della flottiglia” dispiega città, navi, mare, delfini, uomini, animali, processioni e forse un racconto cerimoniale o storico.

Thera consente di leggere l’Egeo come civiltà del mare. Il paesaggio non è sfondo neutro. È parte della vita sociale e rituale. Navi, porti, città costiere, delfini, rocce, fiumi, piante, animali esotici e figure umane costruiscono un ambiente visivo più narrativo rispetto alla pittura cretese palaziale. La quantità e qualità degli affreschi di Akrotiri hanno dato alla pittura egea una consistenza prima impensabile.

La pittura egea mostra anche rapporti con Egitto e Levante. Tecniche di intonaco, uso del colore, motivi floreali, scimmie, grifoni, processioni e paesaggi condividono un vocabolario orientale mediterraneo. Le soluzioni egee mantengono una forte autonomia: maggiore mobilità della linea, attenzione al corpo in azione, spazi marini, animali in movimento, libertà compositiva. L’affresco egeo sembra interessato alla vita del gesto.

La questione dei restauri resta centrale. A Cnosso, gli interventi di Émile Gilliéron e dei restauratori legati a Evans hanno inciso sull’immagine pubblica del minoico. Alcuni colori, posture e ricostruzioni hanno costruito un gusto moderno dell’Egeo, elegante e quasi liberty. Lo studio attuale separa frammento antico, integrazione, ipotesi grafica e ricezione museale.

 

Bibliografia essenziale

John G. Younger, Paul Rehak, “Minoan Culture: Religion, Burial Customs, and Administration”, in Cynthia W. Shelmerdine, a cura di, The Cambridge Companion to the Aegean Bronze Age, Cambridge University Press, Cambridge 2008.

Janice L. Crowley, The Aegean and the East: An Investigation into the Transference of Artistic Motifs between the Aegean, Egypt, and the Near East in the Bronze Age, Paul Åström, Jonsered 1989.

Ingo Pini, a cura di, Corpus der minoischen und mykenischen Siegel, Gebr. Mann, Berlin 1964 ss.

John Boardman, Greek Gems and Finger Rings: Early Bronze Age to Late Classical, Thames and Hudson, London 1970.

Sinclair Hood, The Arts in Prehistoric Greece, Penguin Books, Harmondsworth 1978.

Arthur Evans, The Palace of Minos at Knossos, Macmillan, London 1921-1935.