Arte egea
Parte I — Arte cicladica: idoli marmorei, isole, tombe e astrazione del corpo
Figure
femminili
in
marmo,
culture
insulari
dell’Egeo,
Keros,
Naxos,
Paros,
funzione
funeraria
e
problema
della
ricezione
moderna.
L’arte cicladica nasce in un arcipelago di isole povere di grandi pianure, ricche di marmo, poste al centro delle rotte dell’Egeo. Naxos, Paros, Keros, Syros, Amorgos, Melos, Antiparos, Sifnos e le altre Cicladi formano, nel III millennio a.C., un ambiente marittimo di scambi, sepolture, navigazioni brevi, metallurgia, piccoli insediamenti e culture funerarie fortemente caratterizzate. L’immagine cicladica più nota è la figura marmorea a braccia conserte, corpo appiattito, testa inclinata, naso prominente, gambe unite, sesso talvolta indicato, superficie levigata.
Queste figure, spesso chiamate “idoli” nella vecchia letteratura, appartengono soprattutto all’Antico Cicladico. Il termine mantiene una storia critica utile, ma va maneggiato con prudenza. Molti esemplari provengono da tombe; altri arrivano dal mercato antiquario, con provenienze lacunose. La loro funzione resta discussa: offerte funerarie, immagini di antenati, figure femminili con valore generativo, oggetti di status, presenze rituali, manufatti riutilizzati. La ricerca attuale evita letture univoche e lavora su contesto, tracce di colore, usura, frammentazione intenzionale, circolazione insulare.
La potenza di queste figure nasce dalla riduzione. Il corpo umano viene tradotto in pochi piani: testa ovale, volto quasi muto, braccia piegate sotto il petto, torso triangolare, gambe divise da un solco, piedi inclinati. La superficie marmorea non era sempre bianca come appare nei musei. Tracce di pigmenti indicano occhi, capelli, tatuaggi, ornamenti, forse dettagli di vesti o segni corporei. Il moderno culto del marmo puro ha costruito una seconda storia estetica di questi oggetti, soprattutto nel Novecento, quando furono accostati all’astrazione, a Brancusi, Modigliani, Moore, Giacometti. La loro forma antica ha così prodotto una ricezione moderna potentissima, spesso separata dai dati archeologici.
Keros e Dhaskalio hanno modificato il quadro. I depositi di frammenti intenzionalmente spezzati, la concentrazione di materiali importati, la monumentalizzazione dell’isolotto di Dhaskalio, le tracce di lavorazione metallurgica e l’organizzazione degli spazi indicano un centro rituale e marittimo di grande importanza. La frammentazione delle figure cicladiche non appare come semplice danno. In molti casi sembra partecipare a pratiche rituali di deposizione, trasferimento e memoria.
La ceramica cicladica, i vasi in pietra, le padelle decorate, i recipienti in marmo, le figurine, gli strumenti metallici e gli oggetti provenienti da tombe mostrano una cultura più ampia rispetto al solo repertorio delle figure. Le padelle cicladiche, decorate con spirali, imbarcazioni, vulve, motivi solari o marini, rivelano una grafica simbolica densa. Il mare entra nell’immagine attraverso navi, remi, spirali, pesci, linee d’acqua. L’Egeo cicladico è un mondo di corpi ridotti e superfici incise, di tombe e viaggi, di isole collegate da traiettorie brevi ma costanti.
Colin Renfrew, Michael Boyd, Iphiyenia Tzachili, a cura di, Keros and the Early Cycladic Aegean, McDonald Institute for Archaeological Research, Cambridge 2022.
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