Srečko
Kosovel
in
Italia
Il
ritardo
davanti
ai
kons
Avvertenza metodologica
Questo saggio ricostruisce alcuni passaggi della ricezione italiana di Srečko Kosovel, con attenzione all’area triestina, all’esperienza editoriale dell’Asterisco e al problema posto dai kons al lettore italiano. Non propone un censimento archivistico completo delle tirature, delle vendite o dei carteggi editoriali; usa i dati disponibili per definire una questione critica: Kosovel è stato tradotto e riproposto in Italia più di quanto suggerisca la sua debole presenza nel canone nazionale, ma la parte più radicale della sua opera ha richiesto strumenti che l’editoria italiana ha maturato lentamente. I rinvii in nota indicano le fonti utilizzate; dove mancano dati primari, il limite viene dichiarato come pista di lavoro e non trasformato in prova indiretta.1
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Una presenza vicina, una lettura lenta
La ricezione italiana di Kosovel nasce in una condizione singolare. Trieste, Gorizia, il Carso e l’area slovena del Litorale avrebbero potuto offrire una via breve alla sua opera. La trasmissione seguì invece percorsi intermittenti: antologie, riviste, giornali locali, serate letterarie, piccoli editori, iniziative nate quasi sempre in prossimità del confine. La vicinanza territoriale agevolò i primi contatti; non bastò a imporre una lettura nazionale stabile.
La ricostruzione di Zoltan Jan resta un punto di partenza necessario. Jan ordinò traduzioni, articoli, antologie, incontri pubblici, interventi giornalistici e studi, mostrando come l’interesse italiano per Kosovel si sia formato dapprima in un’area ristretta, soprattutto triestina e in parte goriziana, per allargarsi poi con lentezza.2 Oggi quella mappa va letta insieme ai dati più recenti sulle traduzioni e sulla circolazione editoriale: il problema italiano riguarda meno l’assenza di Kosovel e più la divaricazione fra presenza bibliografica e riconoscimento critico.
I primi segnali rimasero dispersi. Luigi Salvini inserì Kosovel nelle proprie antologie della poesia slovena; Elio Urbani lo presentò nel 1954 come poeta del Carso; Bruno Meriggi diede risalto alla componente sociale. Sono passaggi che impediscono di immaginare un vuoto assoluto. La loro fragilità sta nella mancanza di continuità. Ogni apparizione sembrava dover ricominciare da capo, senza sedimentare un’immagine complessa dell’autore.3
La figura che il lettore italiano poteva accogliere più facilmente era quella del poeta carsico, giovane, elegiaco, ferito dalla storia. Quella immagine aveva una forza reale, radicata nei testi e nella biografia. Restava però più maneggevole del Kosovel costruttivista, in cui il testo si fa montaggio, disposizione, urto fra parola e spazio. La difficoltà italiana si concentra qui: nel leggere il Carso, quando smette di presentarsi come sequenza lineare.
La prima immagine postuma: Pesmi 1927
La ricezione italiana eredita una storia editoriale già orientata. La prima raccolta postuma, Pesmi, uscita a Lubiana nel 1927 a cura di Alfonz Gspan, offre un Kosovel ordinato in una forma compatta, leggibile, adatta a fissare un profilo pubblico. Il libro privilegia il poeta lirico, carsico, elegiaco, con testi come Balada, Bori, Kraška jesen, Oktober, e accoglie nella parte finale la tensione sociale e tragica di Pesem ponižanih, Ob orjaškem kolesu, Proti človeku, Ecce homo, Ekstaza smrti. La zona dei kons resta fuori da questa prima immagine.4
La ricezione non incontra mai un autore allo stato puro; incontra edizioni, scelte, prefazioni, ordinamenti. Il Kosovel che diventa leggibile nel 1927 è un poeta della parola trattenuta, del paesaggio doloroso, della malinconia e della crisi morale. Quando arriveranno gli Integrali ’26 di Ocvirk, nel 1967, un altro Kosovel verrà posto davanti ai lettori: sperimentale, verbovisivo, più vicino alle avanguardie storiche. Fra queste due immagini si colloca gran parte della storia italiana del poeta.
Marijan Dović ha formulato il problema in modo netto: Kosovel è un autore canonizzato in larga misura dopo la morte, attraverso decisioni di altri attori del sistema letterario, poiché il poeta lasciò pochi piani espliciti sulla sistemazione del proprio lascito.5 Per l’Italia questa condizione ha un effetto preciso. Ogni traduzione, antologia o ristampa non trasporta soltanto testi sloveni in italiano; sceglie quale Kosovel rendere visibile.
Trieste, Umana, L’Asterisco
Negli anni Sessanta la mediazione triestina acquista consistenza. La rivista Umana, con le sue aperture alla cultura slovena e jugoslava, offrì uno dei pochi spazi italiani in cui Kosovel potesse essere discusso non soltanto come poeta locale. L’episodio di Sesljan del 1969, ricordato da Jan, mostra tuttavia una distanza interna alla prossimità: una serata dedicata a Kosovel registrò scarsa presenza italiana.6 Il poeta era vicino, eppure ancora poco disponibile per il pubblico italiano non sloveno.
L’esperienza dell’Asterisco interviene in questo punto. La rivista e poi casa editrice legata a Tullio Reggente nasce dal Centro Universitario di Studi Artistici; il catalogo documentario del 1999 ne ricostruisce la trasformazione da bollettino ciclostilato a periodico e poi a casa editrice. Guagnini insiste sulla variabilità dei formati, sulla cura dei materiali, sull’uso di raccoglitori, cartelle, carte speciali, trasferibili, adesivi, collage. Il libro, per Reggente, è un oggetto costruito.7
Il docufilm dedicato a Reggente va usato con misura. Non offre, almeno nella trascrizione di lavoro, dati diretti su Kosovel; conferma però il profilo di un editore per il quale pubblicare significava costruire relazioni, dare forma a progetti, trattare il libro come luogo materiale della cultura. Per questo resta una fonte di contesto, utile a illuminare l’ambiente dell’Asterisco, senza sostituire la documentazione bibliografica.8
La pubblicazione kosoveliana dell’Asterisco appartiene a questa politica del libro. Jan registra Poesie di velluto e Integrali, tradotto da Jolka Milič e Pavle Merku, come edizione del 1971; il catalogo dell’Asterisco ricorda invece l’antologia del 1972 con il titolo Poesie e integrali. La lieve oscillazione di data e titolo va conservata come problema bibliografico: può dipendere da prima uscita, circolazione effettiva, nuova registrazione o memoria catalografica.9
Morandini, nel catalogo dell’Asterisco, definisce l’edizione del 1972 di fattura originalissima e ricorda la presenza di ventotto autografi del poeta con riproduzioni a colori di grafiche di August Černigoj e Lojze Spacal.10 Kosovel entra in Italia attraverso un oggetto che invita a guardare la poesia. Testo tradotto, pagina, autografo, grafica, rapporto fra scrittura e immagine. Arnaldo Bressan lo avrebbe definito “lussuoso quanto scomodo”: una formula aspra, efficace, perché segnala la qualità dell’operazione e la sua limitata maneggevolezza editoriale.11
Mancano ancora i dati più duri: tirature, registri di vendita, carteggi distributivi, eventuali riscontri con editori o librai nazionali. Il limite non va coperto con congetture. Le fonti disponibili consentono però una conclusione prudente: l’Asterisco offrì un modello editoriale colto e anticipatore, capace di percepire la natura grafica dei testi kosoveliani; la sua forza di penetrazione nel sistema nazionale restò contenuta.
Indicatori della ricezione: molti libri, poca centralità
Gli studi recenti obbligano a correggere un’immagine troppo semplice. Kosovel non risulta poco tradotto in Italia. Rozman e Mezeg, confrontando italiano, tedesco e francese, indicano l’Italia come il paese in cui la sua opera ha avuto la maggiore risonanza complessiva per traduzioni, recensioni e studi. Questo dato rovescia la prospettiva: la questione non riguarda una mancanza di pubblicazioni, ma la loro capacità di trasformarsi in riconoscimento nazionale.12
Nel periodo 1992-2021, secondo la ricerca sulle traduzioni della letteratura slovena, la poesia rappresenta in italiano il 45% delle traduzioni, contro il 31% in tedesco e il 36% in francese. Per Kosovel il dato è significativo: il mercato italiano della traduzione slovena appare particolarmente ricettivo verso la poesia, ma tale ricettività passa spesso attraverso editori piccoli o medi, reti regionali, iniziative prossime al confine.13
Le cifre dedicate al poeta confermano questa ambivalenza. Fra italiano, tedesco e francese, il maggior numero di edizioni librarie di Kosovel riguarda l’italiano: ventitré edizioni complessive, dieci fra ristampe e nuove edizioni. Dal 1992 al 2022 egli è il quarto autore sloveno più tradotto in italiano, con tredici edizioni librarie, ristampe incluse; nello stesso periodo non entra fra i dieci autori sloveni più tradotti in tedesco e francese.14

Traduzioni della letteratura slovena 1992-2021 - La poesia pesa per il 45% delle traduzioni in italiano, contro il 31% in tedesco e il 36% in francese.
Kosovel in italiano 1992-2022 - Quarto autore sloveno più tradotto in italiano: tredici edizioni librarie, ristampe incluse.
Confronto italiano / tedesco / francese Massima risonanza complessiva in Italia per traduzioni, recensioni e studi.
Edizioni librarie italiane di Kosovel - Ventitré edizioni complessive, dieci fra ristampe e nuove edizioni.
Vendite italiane 2007-2023: 1.788 copie complessive per quattro opere rilevate da Nielsen Bookscan; Quel Carso felice risulta il titolo più venduto, con 1.216 copie.
Struttura editoriale: Prevalenza di piccoli editori triestini, friulani o vicini al confine sloveno; distribuzione limitata e forte peso della stampa locale o regionale.
La pagina dei kons: tre prove
La parte più difficile della ricezione resta la pagina dei kons. Per il Kosovel lirico o sociale la traduzione può affidarsi a strumenti più consueti: scelta antologica, versione italiana, nota introduttiva, contesto storico. I kons chiedono altro. La parola vale anche per la sua posizione, per il bianco che la separa, per l’attrito con sigle, numeri, formule, frammenti di linguaggi economici e politici. Tradurre significa allora decidere che cosa fare della struttura.
KONS II offre un caso essenziale. Nella versione sloveno-italiana di Ostri Ritmi, il termine Kras / “Il Carso” appare isolato fra lo “stanco europeo” e la formula sulla civiltà senza cuore.15 L’isolamento conta più di una parafrasi. Il Carso non arriva come scenario disteso; entra come parola-nodo, quasi un arresto nella diagnosi dell’Europa. Il lettore passa dal tramonto europeo a una parola territoriale, poi alla frattura fra civiltà e cuore. In poche righe il paesaggio si restringe a segno critico.
KONS. 5 lavora con una logica ancora più secca. “Gnoj je zlato / in zlato je gnoj”: letame e oro vengono posti in equivalenza, poi assorbiti da zero, infinito, lettere, numeri, sequenza quasi algebrica.16 Il testo non ha bisogno di spiegare il capitale. Lo riduce a una macchina di conversioni: valore e residuo, ricchezza e scarto, anima e materia. La traduzione italiana può restituire il senso lessicale; la forma impone una seconda verifica. Allineamenti, righe brevi, simboli matematici e chiusa “I, A.” costruiscono un ritmo concettuale che la normalizzazione tipografica rischia di attenuare.
Kalejdoskop, nella riproduzione di Iz zbirke Integrali, porta la questione sul piano della poetica dichiarata. “Črke rasto v prostor. / Glasovi so kakor stavbe”: le lettere crescono nello spazio, le voci sono come edifici.17 Qui la pagina spaziale non è una deduzione critica. È un principio interno al testo. La poesia procede per enunciati brevi, accostamenti, formule: macrocosmo e microcosmo, rugiada, occhi, movimento, musica, spazio, cosmo. L’architettura indica un modo di collocare segni e pensiero sulla pagina.
Jovanovski aiuta a precisare il punto. Nei kons la comunicazione estetica cerca un equilibrio instabile fra soggetto e società; in Sferično zrcalo la distanza estetica diventa così forte da rendere difficile il passaggio verso una comunicazione immediata.18 Il lettore è chiamato a interpretare, a ricostruire, a misurare il proprio sguardo. Questo spiega una parte della lentezza italiana: il testo chiede competenze linguistiche, grafiche, storiche, intermediali. L’Asterisco lo intuì con facsimili e apparato visivo; il lavoro critico successivo deve ancora trasformare quell’intuizione in analisi ravvicinata sistematica.
Avanguardie, ibridità, canone
Il confronto con il Futurismo italiano serve al lettore italiano per orientarsi, ma l’orizzonte di Kosovel attraversa una rete più ampia. Le parole in libertà marinettiane agiscono spesso attraverso accelerazione, rumore, simultaneità, teatralizzazione tipografica. Nei kons l’urto è più contratto: spazio, numero, frammento, formula, slogan, residuo lirico vengono compressi in strutture brevi, con una pressione semantica molto alta.
Vrečko, nel volume speciale del 2005 su Kosovel, collega i kons alla distanza critica del poeta verso Futurismo italiano e Zenitismo balcanico, riconoscendoli come uno dei punti alti del costruttivismo letterario europeo.19 Tokarz distingue kons e integrali come para-generi e insiste sul fatto che Kosovel scrive nello stesso periodo testi diversi, non riducibili a una successione ordinata.20 Questa osservazione è utile anche per la ricezione italiana: il lettore che cercava una figura stabile incontrava invece un autore plurale, con materiali lasciati in eredità e ricostruiti in seguito.
Marko Juvan fornisce la correzione teorica più efficace contro ogni schema evolutivo troppo lineare. Nella compresenza ibrida delle poetiche kosoveliane riconosce un tratto del modernismo: plurilinguismo, relativismo, ambivalenza, presentismo, prospettivismo.21 La traiettoria Carso - espressionismo - costruttivismo funziona come orientamento didattico; diventa povera quando cancella sovrapposizioni, ritorni, simultaneità.
Questa pluralità riguarda anche Trieste. Katia Pizzi, nel medesimo volume, rilegge la triestinità come problema di voci e risonanze, non come etichetta pacificata; Darja Betocchi, attraverso il confronto con Clemente Rebora, mostra la difficoltà di parlare di un vero movimento espressionista italiano.22 Il contesto italiano, quindi, non offre a Kosovel una casella pronta. La sua ricezione deve attraversare una doppia difficoltà: la letteratura slovena di confine e la forma sperimentale di un autore che oltrepassa i generi disponibili.
Presenza bibliografica, canone fragile
La vicenda italiana di Kosovel documenta una presenza insufficiente a diventare canone. Le traduzioni ci sono, le edizioni si succedono, i mediatori sono spesso eccellenti; resta fragile il passaggio dal circuito di confine alla lettura nazionale del Kosovel più difficile. L’Italia ha accolto con maggiore facilità il poeta del Carso e il poeta sociale; ha faticato di più davanti al costruttore di pagina.
Il dato quantitativo rende la questione più interessante. Kosovel è relativamente molto tradotto in italiano, più che in altri spazi linguistici europei esaminati dalle ricerche recenti; le sue vendite e la sua circolazione restano però limitate, legate a piccoli editori, stampa regionale, reti bilingui, istituzioni slovene e giuliane.23 La presenza bibliografica non coincide con una piena centralità critica.
Il punto ancora aperto riguarda i kons. Leggerli come curiosità grafica dell’avanguardia slovena li impoverisce. Sono testi in cui lingua minoritaria, crisi europea, esperienza del Carso, cultura delle avanguardie e costruzione visiva arrivano a una tensione rara. L’Asterisco, con la sua edizione scomoda e materialmente consapevole, lo aveva percepito prima di molti altri. Il passo successivo richiede tavole affiancate, confronto fra manoscritti, edizioni slovene e versioni italiane, analisi dei corpi tipografici e degli spazi bianchi. Fino ad allora il saggio può porre la questione con precisione; il lavoro archivistico e filologico resta il compito successivo.
Note
1. Per un quadro recente delle traduzioni di Kosovel e della loro ricezione, cfr. Mojca Kompara Lukančič (a cura di), Srečko Kosovel 1926-2026. Pregled prevedenih del ob 100. obletnici smrti, Univerzitetna založba Univerze v Mariboru, Maribor 2025; Julija Rozman, Adriana Mezeg, “Srečko Kosovel v italijanščini, nemščini in francoščini: prevodi in recepcija”, ivi, pp. 111-132; Robert Grošelj, “Italijanski prevodi in recepcija Srečka Kosovela”, ivi, pp. 133-162; Mojca Kompara Lukančič, “Srečko Kosovel: prevodi poezij v italijanski jezik”, ivi, pp. 163-188; Urška Ščuka Buršić, “Srečko Kosovel v italijanskem jeziku in prostoru”, ivi, pp. 189-203.
2. Zoltan Jan, “Srečko Kosovel pri Italijanih”, in Primerjalna književnost, XXIII, 2, Ljubljana 2000, pp. 1-26; Id., Cankar, Kosovel, Zlobec in Ljubka Šorli pri Italijanih, Založba Rokus, Ljubljana 2001.
3. Cfr. Jan, “Srečko Kosovel pri Italijanih”, cit.; Luigi Salvini, Liriche slovene moderne, Istituto per l’Europa Orientale, Roma 1936; Id., Sempreverde e rosmarino. Antologia della poesia slovena, Edizioni Roma, Roma 1951; Bruno Meriggi, Storia della letteratura slovena con un profilo della letteratura serbolusaziana, Nuova Accademia, Milano 1961; Elio Urbani, “Srečko Kosovel, poeta del Carso”, in Corriere di Trieste, Trieste 1954.
4. Srečko Kosovel, Pesmi, a cura di Alfonz Gspan, grafica di G. A. Kos, Ljubljana 1927. La raccolta, nella scansione consultata, documenta l’ordinamento postumo che privilegia la fisionomia lirica, carsica e tragico-sociale del poeta.
5. Marijan Dović, “Kanonizacija ‘odsotnega’ avtorja”, in Primerjalna književnost, XXVIII, numero speciale Kosovelova poetika / Kosovel’s Poetics, Ljubljana 2005, pp. 73-80.
6. Jože Koren, “Pesnik Srečko Kosovel predstavljen v italijanščini. V Sesljanu na pobudo revije Umana”, in Primorski dnevnik, Trieste, 19 giugno 1969, n. 140, p. 4; citato da Jan, “Srečko Kosovel pri Italijanih”, cit.
7. “L’Asterisco” (1961-1998). Da rivista a casa editrice per Tullio Reggente, “I Quaderni dell’Archivio”, 5, mostra documentaria, Biblioteca Statale di Trieste / Università degli Studi di Trieste, Trieste 1999, in particolare i testi di Elvio Guagnini, Claudio Palcic e Luciano Morandini.
8. Tullio Reggente, Una vita a piè di pagina, docufilm del progetto Voci, parole e immagini dall’Archivio degli Scrittori e della Cultura Regionale, a cura di Paolo Quazzolo e Sergia Adamo, smaTs - Sistema Museale d’Ateneo, Università degli Studi di Trieste; trascrizione di lavoro fornita dall’autore.
9. Jan registra Poesie di velluto e Integrali, traduzione di Jolka Milič e Pavle Merku, L’Asterisco Editore, Trieste 1971; il catalogo L’Asterisco, cit., ricorda la pubblicazione dell’antologia nel 1972; per la successiva edizione cfr. Srečko Kosovel, Poesie e integrali, presentazione di Pavle Merku, testimonianza di Aurelia Gruber Benco, tavole di Avgust Černigoj e Lojze Spacal, L’Asterisco Editore - ZTT, Trieste 1976.
10. L’Asterisco (1961-1998), cit., testo di Luciano Morandini, p. 19.
11. Arnaldo Bressan, Le avventure della parola. Saggi sloveni e triestini, Il Saggiatore, Milano 1985, p. 110; citato anche da Jan, “Srečko Kosovel pri Italijanih”, cit.
12. Rozman, Mezeg, “Srečko Kosovel v italijanščini, nemščini in francoščini”, cit., pp. 111-114.
13. Ivi, p. 112; cfr. anche il quadro generale in Slovenska književnost v nemškem, francoskem in italijanskem prevodu v obdobju 1992-2021 e i dati richiamati nel volume del 2025.
14. Rozman, Mezeg, “Srečko Kosovel v italijanščini, nemščini in francoščini”, cit., pp. 113-114; Grošelj, “Italijanski prevodi in recepcija Srečka Kosovela”, cit., pp. 133-162.
15. Ostri Ritmi. Antologia di poeti sloveni del XX secolo, traduzione e cura di Amalia Stulin, s.d., sezione dedicata a Srečko Kosovel, KONS II.
16. Ivi, KONS. 5.
17. Srečko Kosovel, “Iz zbirke Integrali”, in Sodobnost, riproduzione digitale consultata, pp. 449-461 circa; il passo citato si trova in Kalejdoskop.
18. Alenka Jovanovski, “Kosovelovi konsi: nelahko ravnotežje med subjektom in družbo”, in Primerjalna književnost, XXVIII, numero speciale Kosovelova poetika / Kosovel’s Poetics, Ljubljana 2005, pp. 91-102.
19. Janez Vrečko, “Srečko Kosovel in evropska avantgarda”, in Primerjalna književnost, XXVIII, numero speciale Kosovelova poetika / Kosovel’s Poetics, Ljubljana 2005, pp. 45-56.
20. Bożena Tokarz, “Ideja integralov v Kosovelovi poeziji”, in Primerjalna književnost, XXVIII, numero speciale Kosovelova poetika / Kosovel’s Poetics, Ljubljana 2005, pp. 35-43.
21. Marko Juvan, “Kosovel in hibridnost modernizma”, in Primerjalna književnost, XXVIII, numero speciale Kosovelova poetika / Kosovel’s Poetics, Ljubljana 2005, pp. 57-71.
22. Katia Pizzi, “‘Quale triestinità?’: glasovi in odmevi iz italijanskega Trsta”, in Primerjalna književnost, XXVIII, numero speciale Kosovelova poetika / Kosovel’s Poetics, Ljubljana 2005, pp. 103-114; Darja Betocchi, “Analogije med poezijo S. Kosovela in C. Rebore oziroma ali obstaja italijanski ekspresionizem?”, ivi, pp. 115-132.
23. Rozman, Mezeg, “Srečko Kosovel v italijanščini, nemščini in francoščini”, cit.; per il dato Nielsen Bookscan 2007-2023 e il caso di Quel Carso felice, cfr. ivi, pp. 113-114.
Bibliografia
Fonti, edizioni e traduzioni di Kosovel
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Kosovel Srečko, Aspri ritmi / Ostri ritmi, a cura di Jolka Milič e Martina Kafol, ZTT-EST, Trieste 2024.
Kosovel Srečko, Quel Carso felice, a cura e traduzione di Michele Obit, La Transalpina, Trieste 2017.
Kosovel Srečko, Tra Carso e caos. Pre/sentimenti, Comunicarte, Trieste 2014.
Kosovel Srečko, Ostri ritmi / Aspri ritmi, traduzione di Jolka Milič, ZTT, Trieste 2011.
Kosovel Srečko, Il mio canto, a cura di Jolka Milič, Il Ramo d’Oro / Tržaška knjigarna, Trieste 2002.
Kosovel Srečko, Kons, a cura di Jolka Milič, Il Ramo d’Oro / Tržaška knjigarna, Trieste 2002.
Kosovel Srečko, Ves svet je kakor / Tutto il mondo è come, a cura di Jolka Milič, Comune di Sežana, Sežana 2000.
Kosovel Srečko, Fra il nulla e l’infinito / Med ničem in neskončnostjo, traduzione di Gino Brazzoduro, ZTT, Trieste 1989.
Kosovel Srečko - Spacal Lojze, Kras, Carso, Karst, traduzioni di Marko Kravos, Luciano Morandini e Marino Vertovec, illustrazioni di Lojze Spacal, ZTT, Trieste 1979.
Kosovel Srečko, Poesie e integrali, presentazione di Pavle Merku, testimonianza di Aurelia Gruber Benco, tavole di Avgust Černigoj e Lojze Spacal, L’Asterisco Editore - ZTT, Trieste 1976.
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Studi, strumenti critici e materiali sulla ricezione
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Tullio Reggente, Una vita a piè di pagina, docufilm, progetto Voci, parole e immagini dall’Archivio degli Scrittori e della Cultura Regionale, a cura di Paolo Quazzolo e Sergia Adamo, smaTs - Sistema Museale d’Ateneo, Università degli Studi di Trieste.
Nota redazionale
Per ragioni tecniche legate alla struttura storica del sito Arte Ricerca, ancora gestito con Microsoft FrontPage 2003, la formattazione editoriale del testo può presentare alcune semplificazioni rispetto alla versione di lavoro. Corsivi, rientri, note e bibliografia sono stati adattati ai limiti dello strumento di pubblicazione online. Il contenuto critico e bibliografico del saggio resta invariato.