Agnese Serrapica

 

 

La Madonna con Bambino con San Giovanni Battista e San Giovanni Evangelista” - (Madonna del tappeto)

 

 

 

Autore:Vincenzo Foppa (1417/20-1516)

 

Titolo: “Madonna con il Bambino tra i Santi Giovanni Battista e Giovanni Evangelista” (Madonna del tappeto)

 

Misure e dimensioni: 192 X 173 (cm)

 

Materia e tecnica esecutiva: affresco staccato/strappato e trasportato su tela

 

Provenienza:  Chiesa di Santa Maria di Brera - Milano

 

Collocazione originaria: sopra la porta della sacrestia della chiesa di Santa Maria di Brera

 

Collocazione attuale: Pinacoteca di Brera -  Milano

 

Collocazione specifica: sala XV della Pinacoteca di Brera - Milano

 

 

 

L’opera, realizzata da Vincenzo Foppa nel 1485 ca. per la Chiesa di Santa Maria di Brera, era collocata sopra la porta della sacrestia, ove resterà fino al 1880, prima di passare all’Accademia di Belle Arti di Brera, nella Sala della Prospettiva, in cui resterà fino al 1890.

 

 

 

L’ultima collocazione, quella che attualmente ospita e garantisce la conservazione dell’opera, è presso la Pinacoteca di Brera nella sala XV.

 

Iscrizioni: l’iscrizione MCCCCLXXXV / DIE X OCT[OBRIS] è in lingua latina, a lettere capitali, posta alla base del cornicione

 

Analisi iconografica.

L’immagine rappresenta la Vergine e il Bambino, affacciati ad un parapetto dal quale pende un  tappeto di foggia e manifattura orientale, inseriti in un arco monumentale con volta a lacunari e due medaglioni con profili classicheggianti inseriti sulla fronte.

Essi sono affiancati dalle figure di San Giovanni Battista e San Giovanni evangelista, entrambe inginocchiate sul bordo di un cornicione. San Giovanni Battista, a sinistra, indica il gruppo centrale ma ha lo sguardo rivolto allo spettatore, al contrario di San Giovanni Evangelista, che ha lo sguardo rivolto verso il gruppo della Vergine col Bambino verso cui è inginocchiato. Entrambi i santi recano in mano un cartiglio, su cui non è più conservata alcuna traccia di testo.

 

Tecnica.

Si tratta di un affresco a calce, che ha contribuito a conferire l'effetto opaco, che lo caratterizza. I pigmenti, stemperati direttamente con acqua e grassello di calce, sono successivamente applicati sul supporto.

L'affresco fu staccato e trasportato su tela da Antonio Zanchi nella seconda metà dell'800.

Parzialmente mutila nel lato inferiore, ha subito perdite di colore, ed in alcuni punti la materia, cadendo, ha lasciato scoperto l'intonaco.

Sulla superficie pittorica, solcata da larghe crepe, sono visibili le tracce delle giornate di lavoro. Tracce di interventi integrativi sono visibili sull'abito dell'Evangelista.

 

L’opera di Foppa è un affresco staccato e riportato su tela. Per distaccare l’affresco dalla parete si è utilizzata la tecnica dello stacco vero e proprio, che comporta l'asporto dell'intonaco e quella dello stacco a massello che prevede il distacco di una parte della muratura su cui l'affresco è stato dipinto.

Il cosiddetto "stacco a massello" prevede, nei casi in cui è applicabile, di rimuovere anche la muratura su cui sussiste l'affresco. Tale operazione è da svolgersi in un’unica soluzione permettendo di mantenere il più integro possibile il dipinto murale.

La tecnico dello stacco è differente dallo strappo: ampiamente applicate fino a tutti gli anni '70, si è poi gradualmente spostato l'attenzione dallo strappo, che rimuove poche decine di micron di superficie pittorica, allo stacco che rimuove anche una buona quantità dell'intonaco originale. Pur risultando più invasiva per l'architettura questa seconda tecnica ha infatti l'innegabile vantaggio di restituire un dipinto murale più integro nella forma e di più facile conservazione.

 

Costruzione dell’architettura

La critica moderna ritiene che l’impostazione e la quadratura architettonica siano da mettere in relazione con la collocazione originaria dell’opera, che era situata “internamente sopra la porta della sacrestia della  Chiesa di Santa Maria di Brera” (Bianconi, 1787). L’opera costituiva infatti la parte superiore di un’ampia decorazione che includeva, lateralmente, due lesene dipinte sormontate da capitelli, per cui resta valida l’ipotesi che essa fosse in qualche modo legata alla struttura reale dell’edificio.

 

Fino a tempi recenti, la critica ha considerato l’affresco come l’esempio più significativo della recezione e dell’assimilazione dell’arte bramantesca, basandosi in modo particolare sulla impostazione prospettica e architettonica dell’opera. L'incontro con la figura di Bramante segna profondamente lo svolgimento stilistico di Foppa, senza tuttavia travolgerne le personali peculiarità espressive. Foppa conferisce all'immagine, in un'impaginazione fortemente scorciata, un nuovo senso di monumentalità, che tuttavia non modifica la natura dei personaggi.

Da studi recentissimi, specialmente sulla traccia architettonica, che risulta essere incisa direttamente sull’intonaco, si è evidenziato un distaccamento da questo rapporto di dipendenza, poiché dal tracciato della struttura architettonica risulta un punto di fuga molto ribassato, che sottolinea una veduta di sottinsù e un forte aggetto delle cornici dell’architrave.

 

Uso dell’oro: l'oro, originariamente utilizzate per le aureole, è andato perduto.

 

Attribuzione

L’opera di Vincenzo Foppa è stata, nel tempo, oggetto di indagini e protagonista di una storia attributiva controversa.

L’opera è stata attribuita dal Bianconi nel 1787 al pittore lombardo Bartolomeo Suardi detto Bramantino (Milano, 1465-1530). Questa attribuzione è stata considerata valida per molto tempo, fino a quando, nel 1884, il Caffi, influenzato da una interpretazione forzata ed erronea dei documenti, attribuì l’opera ad un altro artista lombardo, il pittore Bernardo Zenale (Treviglio, 1460 ca. - Milano 1526). Fu solo nel 1912 che il Cavalcaselle formulò l’ipotesi di attribuzione a Vincenzo Foppa, da allora unanimamente confermata.

 

 

Interventi di restauro:

 

I restauro: 1880 ca.

 

II restauro: fratelli Steffanoni-Giuseppe Bertini (1899)

 

III restauro: finanziato dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali, eseguito da Pinin Brambilla Barcilon nel 1992-1993

 

Il recente restauro della sinopia - situata in un ambiente dell’Accademia di Brera – dell’affresco con la Madonna del tappeto di Foppa (1485), conservato nella Pinacoteca all’interno dello stesso complesso, ha permesso di formulare alcune nuove osservazioni. La sinopia, di dimensioni leggermente maggiori rispetto allo strappo, risulta infatti staccata a massello e dunque la sua attuale collocazione non è quella originaria, ma risale alla ricostruzione di Santa Maria di Brera attuata dal Richini intorno al 1690. Sotto alla cornice in stucco che la racchiude sono emersi brani di affresco originale; un particolare di essi – una sorta di panno appeso al parapetto – farebbe pensare che l’affresco ornasse in origine la cappella della Vergine, dove si custodiva la reliquia della fascia usata dalla Madonna per portare il Bambino durante la fuga in Egitto.

 

La superficie di questo grande frammento di pittura murale è assai indebolita da varie cadute di colore e da gravi abrasioni, particolarmente estese lungo i margini, nonché da crepe perpendicolari che segnano l’intonaco in corrispondenza del gruppo della Vergine con il Bambino, specialmente una che corre parallela al bordo, in basso a destra.

Questi danni sono stati nel tempo notati da Crowne e Cavalcaselle che nel 1912 denunciavano “le eruzioni saline” che offuscavano la figura di San Giovanni Battista , da Foulkes e Maiocchi che attribuivano ai restauri il carattere dolce e malinconico del volto di San Giovanni Evangelista, e da Venturi che vedeva nel languore cromatico un effetto “lievemente lumeggiato” voluto dal pittore stesso, già nella fase di esecuzione.

Si è evidenziato però che i danni maggiori sembrano essere stati provocati dalle puliture troppo radicali durante il restauro di Giuseppe Bertini nel 1899  (Frizzoni, 1899) e dall’ “imperizia dello stacco dal muro” (Wittgens, 1948), nella fase di trasporto dal muro alla tela, che è l’attuale supporto dell’opera, sostenuto da un telaio in legno a struttura ortogonale. L’operazione sarebbe avvenuta nel 1808, anno delle soppressione napoleonica della Chiesa, ma Michele Caffi ricorda che nel 1884, l’affresco “soltanto da pochi anni [era stato] tagliato dal muro”, poiché precedentemente l’opera “stava nel recinto di Brera in Milano ove sorgeva sopra la porta interna della stanza in cui tiensi ora la scuola della prospettiva”, e che prima era la sagrestia dell’attigua chiesa già degli Umiliati, poi dei Gesuiti. Il Palazzo di Brera, infatti, sorge sul luogo di un convento dell'ordine degli Umiliati, che poi passò ai Gesuiti nel 1572. Questa indicazione rende dunque non attendibile la notizia riportata da Malaguzzi Valeri nel 1908 secondo cui il trasporto sul supporto attuale sarebbe stato realizzato nel 1808.

 

In sostanza, si evidenzia alla base che l’affresco è stato un po’ troppo imprudentemente raschiato e staccato al momento della rimozione dello scialbo, circa nel 1860, e proprio per questo l’ultimo restauro, eseguito da P. Brambilla Barcilon nel 1992 è stato mirato essenzialmente ad assolvere ai compiti difficili di pulitura e di equilibrio, che ha restituito grazia ed armonia ad una opera d’arte dalla storia così complessa e articolata.

 

 

 

Agnese Serrapica

 

 

 

 

 

Bibliografia aggiornata:

M. Natale in, Pinacoteca di Brera, 1988;

F. Autelli, Pitture murali a Brera, 1989;

Balzarini, Vincenzo Foppa, 1998, pp. 33-34;

P.C. Marani, in Pittura a Milano. Scuola lombarda e piemontese, p.205;

L.E. Brancati, Tappeti dei pittori. Testimonianze pittoriche per la storia del tappeto, 1999;

Cardinali in, Materiali e tecniche nella pittura murale del Quattrocento, 2002;

MATTEO CERIANA, CRISTINA QUATTRINI, Per Vincenzo Foppa e Bernardino Luini in Santa Maria di Brera, con una nota sulla Cappella Bottigella in San Tommaso a Pavia, in Bollettino d’Arte, aprile-giugno 2003;

Vincenzo Foppa, catalogo della mostra,Brescia, Musei di Santa Giulia, 2003.