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KLIMT & MODIGLIANI

 

 

Giuliano Confalonieri

 

 

     

 

 

Due pittori quasi coetanei accomunati dall’inclinazione verso l’universo femminile e dalla capacità di interpretare l’epoca nella quale vissero. L’austriaco Gustav Klimt (1862/1918) trasformava ogni donna in un sogno, l’italiano Amedeo Modigliani (1884/1920) era considerato il più bello dei pittori: Il primo ebbe moltissime amanti e un numero imprecisato di figlie – spesso a lui sconosciute – il secondo visse in preda a psicopatie che probabilmente contribuirono a formare l’artista latente.

Klimt era il tipico atleta che praticava nuoto, trekking e boxe, un uomo molto affascinante reso più attraente dall’attenzione con cui si abbigliava. Fu definito un aristocratico innovatore dello stile per l’abitudine di indossare camicie di piquet bianco, spille sulle cravatte e polsini disegnati appositamente per lui (era l’epoca dell’impero austro-ungarico – in fase di sfaldamento – capeggiato dal  vecchio imperatore Francesco Giuseppe con l’erede Rodolfo suicida). La famiglia Klimt – contadini originari della Boemia – era emigrata a Vienna per migliorare le proprie condizioni; il padre orafo era un beone violento che si era ridotto a decorare con l’oro le piastrelle delle cucine dei ricchi, la madre sognava la carriera di artista lirica ma era costretta a lavare le scalinate dei palazzi (quando era al lavoro legava i figli piccoli alle gambe del letto matrimoniale). In una situazione del genere – padre fallito in tutti i sensi, madre psicopatica che spesso urlava maledetto il giorno che ti ho partorito – due fratelli più grandi obbligati dal padre a lavorare per lui impastando, modellando e cuocendo le forme di creta. Viaggiò molto e organizzò mostre di successo a Parigi, Dresda, Berlino e in Italia. Nel 1917 diventò membro onorario all’Accademia di belle arti di Vienna e di Monaco. I materiali usati dall’artista sono l'oro, l'argento e il mosaico, i cui contrasti cromatici rivelano la tendenza verso la corrente espressionista. Realizzò sipari e scenari teatrali, quadri e pannelli  usando come modelli familiari e amici. Le donne – di ogni condizione sociale – erano affascinate in modo morboso da Klimt che non ne disdegnava nessuna. Madre e sorelle gli creavano molti problemi per i loro atteggiamenti, la prima isterica, le altre asociali; ritraeva le modelle nude con truccature esagerate che evidenziavano gli occhi contornati dall’ombretto. Risaltavano le parti intime, spesso dipinte dal colore oro che accentuava il realismo delle figure. I contrasti cromatici rinnovano la sua pittura – vicina alle correnti espressioniste – specialmente per la grande abilità di disegnatore. A 30 anni Klimt era l’artista più famoso della capitale, spregiato, osannato, accusato di pornografia; il contrasto più evidente è che mentre riceveva premi internazionali, l’Accademia di Belle Arti viennese lo respingeva come docente. Ipocondriaco, depresso, insicuro ma devoto fino alla morte alla donna più importante della sua vita: la modista Emilie gli faceva dimenticare tutti i figli di lui  (le cui madri lo assillavano affinché li riconoscesse), abbandonati in condizioni precarie in varie parti del paese. Una vita stentata fino al 6 febbraio 1918 quando morì invocando ancora una volta il nome di Emilie.

 

 

 

 

 

Anche il livornese Modigliani visse l’angoscia continua – affine allo scrittore Cesare Pavese, come risulta dal diario Il mestiere di vivere – che lo farà morire giovane. Nato da una famiglia di commercianti in crisi di lavoro ma colta (la madre ebraica Eugénie scrisse di lui: pittura tutto il giorno e tutti i giorni con un ardore che mi stupisce), Dedo comincia ad avere problemi di salute che lo costrinsero ad un viaggio in climi più salubri. Nel 1901 si iscrive alla scuola di nudo dell’Accademia fiorentina e poi a Venezia. Scopre il vasto mondo dell’arte internazionale, legge D’Annunzio, Baudelaire e Nietzsche, letture che per la loro tematica non lo aiutano a vedere positivamente la società dell’epoca. L’artista Maurice Utrillo – alcolizzato come lui – diventerà suo amico intimo e lo affiancherà per tutta la vita fatta di bevute, discussioni d’arte, fumate di hashish, soprattutto di notte (solamente nel 1910, al Salon des Indépendence, il suo lavoro sarà notato dalla critica). Nella vita quotidiana era un grande seduttore, incapace di sopravvivere senza una presenza femminile accanto, prostitute comprese. Quando nel 1914 incontra l’inglese Beatrice, con la quale convivrà due anni, inizierà a ritrarre con lo stile tipico e personalissimo, i corpi sottili e allungati. Dipinge in modo rapido con la modella in posizione frontale (‘farsi ritrarre da Modigliani era come farsi spogliare l’anima’). Alla prima personale (1917) – chiusa dopo poche ore con l’accusa di oscenità perché in alcuni quadri sono evidenti i peli del pube – sono presenti Utrillo, Picasso e Gertrude Stein. Il nomignolo di Modì inizia a circolare nell’ambiente ma la salute è ormai minata: muore nel 1920 per la meningite. Dopo di lui morirà suicida l’ultima donna della sua vita, Jeanne, gravida di otto mesi: saranno sepolti uno vicino all’altra. La cronaca attuale riporta che il mercato è zeppo di falsi del grande sfortunato artista, ultimo sfregio alla sua tragica biografia.

  

 

 

Giuliano Confalonieri

giuliano.confalonieri@alice.it