DOMENICO  BIGORDI 

 

DETTO

 

GHIRLANDAIO
 

 

 

Giuliano Confalonieri

 

 

 

Ghirlandaio - San Girolamo nel suo studio, affresco, 1480. Firenze, Chiesa di Ognissanti
 

 

Nel dizionario della lingua italiana ‘ghirlanda’ è descritta come ‘corona di fiori o di fronde, diadema o cerchio’; la derivazione del soprannome di questo artista vissuto a cavallo tra il Quattrocento ed il Cinquecento derivano probabilmente dal decoro formale che lo caratterizza, ma soprattutto dall’attività del padre orafo che creava ghirlande per le acconciature delle gentildonne fiorentine.

“Mi ghirlandano il crine” (Carducci), “Che sì d’un alto fiume si ghirlanda” (Ariosto), Ghirlandò le colonne (Foscolo): Domenico Bigordi detto Ghirlandaio (Firenze 1449/94) s’accostò alla pittura influenzato dalla tecnica e dallo stile di Raffaello. Il disegno preciso e la colorazione efficace delle sue opere lo inseriscono nel filone della pittura classica: una famiglia d’artisti – figlio e fratelli – che hanno lasciato importanti testimonianze della loro creatività. Il soprannome deriva dall’attività del padre orafo, il quale creava ghirlande per le acconciature delle gentildonne fiorentine. Dopo un periodo d’apprendistato nella bottega paterna, realizzò figure di Santi in una Pieve ed il ciclo d’affreschi a San Gimignano.

 

Ghirlandaio - Annuncio della morte di Santa Fina, circa 1475, affresco, San Gimignano, Chiesa della Collegiata

 

Con alcuni soci aprì una bottega che lo fece conoscere anche a Firenze, soprattutto dopo la sua partecipazione alla decorazione della Cappella Sistina in Vaticano, in collaborazione con il Perugino ed altri maestri. Artista d’ampia cultura figurativa, diventò il pittore preferito delle famiglie toscane e dei Medici che celebrò in cicli d’affreschi (realizzò anche pale d’altare).  

Gli analisti dei suoi lavori lo considerano un artista pacato, piuttosto freddo ed oggettivo, sebbene – soprattutto nei ritratti – riveli una notevole capacità d’intuizione psicologica. Gli affreschi abbondano di personaggi storici: Magnifico, Poliziano, Francesco e nel Coro di S. Maria Novella la composizione è arricchita da volti dei notabili.

Il figlio Ridolfo (1483/1561) seguì le orme del padre (perseguendo lo stile di Raffaello), preferendo comporre opere su tela che dimostrano una notevole padronanza del colore. Il fratello Davide (1452/1525) collaborò attivamente con Domenico realizzando il ciclo d’affreschi nella chiesa fiorentina di Santa Maria Novella e, più tardi, si specializzò nella tecnica del mosaico.

 

 

Giuliano Confalonieri

giuliano.confalonieri@alice.it