BENVENUTO CELLINI

VITA TRIBOLATA DI UN ORAFO ECCELSO


 

Giuliano Confalonieri

 

 

 

 


      
a vita avventurosa di Benvenuto Cellini (nato e morto a Firenze 1500/1571, sepolto nella Chiesa di Santa Maria Novella) è stata narrata ad un garzone di bottega con il titolo Vita scritta da lui medesimo e pubblicata a Napoli nel 1728, scritto necessario per conoscere l’artista ed il clima culturale del suo tempo.

 

 

 

Prima pagina del manoscritto Vita di Benvenuto Cellini

 

 

L’attività di orafo gli procurò a Roma la nomea che gli permise di lavorare per Clemente VII come incisore di sigilli e medaglie.

 

 

Benvenuto Cellini, Medaglia del cardinale Bembo

 

 

 

Dal 1540 al 1545 fu in Francia, dove realizzò per il re Francesco I la famosa Saliera d’oro (a Firenze realizzò il Perseo in bronzo per Piazza della Signoria). Gli scritti dell’artista sono il  riflesso della sua vita e della sua opera: infatti nei Due trattati (scultura e oreficeria), inserisce le descrizioni delle proprie opere e ricordi su artisti contemporanei.

L’autobiografia è ricca di aneddoti, dall’esilio fiorentino per una rissa alla fuga dal romano Castel Sant’Angelo. Uno dei maggiori cesellatori – genio ed artista – ha avuto un comportamento esistenziale delinquenziale per avere assassinato e subito una condanna per sodomia. Durante il girovagare, scoprì il potenziale dono di creare, una predisposizione che gli permetterà di approfondire le tecniche della fusione. A Venezia nel 1535 conosce Jacopo Sansovino (architetto e scultore, Firenze 1486/Venezia 1570), a Madrid scolpisce nel marmo il Cristo e poi inizia a scrivere le memorie di una vita travagliata, tradotte poi da Goethe.

A quattordici anni iniziò a lavorare in una bottega da orafo ma due anni dopo fu bandito da Firenze per avere partecipato ad una rissa costringendolo a rifugiarsi a Siena. Nel 1524 apre una bottega propria entrando in contatto con altri artisti. Partecipò alla difesa di Castel Sant’Angelo e del papa Clemente VII durante il saccheggio di Roma nel 1527. Due anni dopo fu nominato stampatore ufficiale della zecca pontificia. Nel 1533, rimosso dall’incarico per maldicenze di palazzo, fugge a Firenze dove lavorerà per Alessandro de’ Medici (divenne membro della prestigiosa Accademia delle Arti fondata nel 1563 da Cosimo I).

 

 

 

Benvenuto Cellini, Saliera, 1540. Vienna, Kunsthistorisches Museum

 

 

La precoce attività di orafo lo rese talmente famoso da procurargli a Roma (sua prevalente residenza dal 1519 al 1540) le commissioni di Clemente VII, per il quale, come per altri signori, lavorò come medaglista ed intagliatore di monete e di sigilli. Accusato di furto, si rifugiò in Francia alla corte di Francesco I per il quale realizzò la Saliera d’oro e smalti foggiata come un natante raffigurante la terra ed il mare con Nettuno a bordo.

La Ninfa bronzea è conservata al  Louvre, a Firenze realizzò il Perseo in bronzo per Piazza della Signoria (1545/1554) ed il busto di Cosimo I. Gli scritti dell’artista,  hanno un taglio pratico, non accademico, e sono il riflesso della vita e dell’opera. Nei Due trattati (della scultura e dell’oreficeria, Firenze, 1568) inserisce descrizioni delle proprie opere oltre a notizie e ricordi su artisti e orafi contemporanei. L’autobiografia, ricca di pagine intriganti come quelle sulla fuga da Castel Sant’Angelo e le altre sulla fusione del Perseo in bronzo, oggi  nella Loggia dei Lanzi  di Firenze (Vita scritta da lui medesimo pubblicata a Napoli nel 1728 è un documento fondamentale per cono­scere l’artista ed il clima culturale dell’epoca).

 

Personaggio arrogante, premiato per la sua arte raffinata, figlio di un architetto, iniziò presto a lavorare presso orefici ma la sua predisposizione alla rissa a sedici anni lo fece emigrare a Bologna, Pisa, Roma. Tornato nel 1521 a Firenze, per coinvolgimenti in altri tafferugli pubblici fu costretto a fuggire a Roma, dove restò dal 1523 al 1540, lavorando per cospicui cittadini, prelati e per il papa Clemente VII. Nel sacco di Roma del 1527 partecipò alla difesa di Castel Sant'Angelo e si vantò di avere ucciso col suo archibugio il Conestabile di Borbone. Nel 1529 il papa lo nominò maestro delle stampe della zecca. Protetto da Clemente VII, soppresse l'uccisore di suo fratello, cavandosela soltanto con una «paventosa bravata» fattagli dal papa. Poi ammazza un suo emulo riuscendo comunque ad ottenere da Paolo III un salvacondotto, finché Pier Luigi Farnese, con accuse calunniose, riesce a farlo imprigionare.

Assolto nel 1539, si reca a Parigi, dove Francesco I gli assegna una pensione e gli offre una dimora/officina. Ma anche qui non mancarono dispute e contese; infine, la concorrenza del Primaticcio, gli intrighi, l’indole irrequieta lo inducono a lasciar la Francia per andare da Cosimo che gli commissiona la statua in bronzo del Perseo. Le amarezze della vita lo convinsero ad entrare nel 1558 negli ordini minori, dai quali però due anni dopo si fece prosciogliere per sposare una governante-amante. Della propria esistenza avventurosa, inquieta, piena di errori, di ombre e di passioni, dominata da un potente individualismo, cominciò il racconto verso il 1558. La Vita fu pubblicata la prima volta nel 1728, un capolavoro per l’immediatezza e la sincerità nella narrazione. Scrisse anche Rime, due trattati, Sull'oreficeria e Sulla scultura (composti tra il 1565 e il 1567, stampati nel 1568), e altri scritti sull’architettura e sull’arte del disegno. I lavori di oreficeria occupano gran parte dell’attività di Cellini ma l’unica opera sicura rimasta è la saliera del museo di Vienna, una navicella recante Nettuno e la personificazione del Mare e della Terra. Più numerose sono le opere di scultura: la cosiddetta Ninfa di Fontainebleau oggi al Louvre, la statua in bronzo del Perseo nella Loggia dei Lanzi di Firenze, il crocifisso in marmo a Madrid, rivelandosi così un artista raffinato ed elegante.

 

 

 

Giuliano Confalonieri

giuliano.confalonieri@alice.it (2012)