Massimo De Grassi

 

 

DIPINTI INEDITI DI GASPARE DELLA VECCHIA IN ISTRIA

 

 

 

Nel panorama artistico veneziano Gaspare della Vecchia (Venezia 1653-1735), o Vecchia, il maggiore dei quattro figli del ben più celebre Pietro, gode di una reputazione certo non molto elevata. Il suo ridottissimo catalogo era infatti sinora limitato alle sole tele con Scene della vita di Cristo nella chiesa della Beata Vergine Assunta di Buie, orgogliosamente firmate e datate "GASPAR PETRI VECCHIA FILII FACIAT VENETIIS AN. MDCCXI"1..  Una rivendicazione che, aldilà della semplice attestazione di un riconoscibile "marchio di fabbrica" ad uso e consumo dei committenti, avrebbe dovuto anche far rilevare una consonanza stilistica con i modi paterni, comune tra i molti figli d'arte veneziani. Già Pallucchini notava invece come un tale tipo di filiazione fosse in realtà ben poco presente, in virtù di un gusto ormai "diversamente orientato"2.

Se la produzione di Gaspare andrà comunque per la gran parte individuata nella vasta attività della bottega del padre, specie quella indirizzata verso le scene di genere - segnali in questo senso potrebbero del resto essere cercati nelle numerose tele frettolosamente etichettate con il nome di Pietro presenti sul mercato - occorrerà tuttavia cercare anche segni di autonomia. Quest'ultima è certo parzialmente da rintracciare nelle parallele attività, certificate dalle fonti, di Gasparo come matematico, cartografo e teorico musicale3,, ma non manca di interessare anche la produzione artistica. Se le tele di Buie, sostanzialmente corrette negli aggraziati fondali architettonici e nelle "reminescenze veronesiane" di alcuni brani cromatici, risultavano probabilmente assai piacevoli a un pubblico poco smaliziato come quello istriano, non avrebbero potuto trovare altrettanto riscontro sul mercato artistico veneziano o dell'immediato entroterra.

Gli esiti stilistici delle tele di Buie, sostanzialmente difformi dagli impianti paterni, consentono però di ipotizzare percorsi artistici diversificati anche dal punto di vista geografico, da individuare appunto nell'ambito di una committenza provinciale come poteva essere quella della fascia costiera dell'Istria. Alcune peculiarità di questo linguaggio consentono infatti di ritrovarne traccia anche in altri luoghi del comprensorio istriano, notoriamente terra di conquista per quei pittori veneziani emarginati dal mercato della dominante che vi cercavano fortuna e commissioni.

 

1 - GASPARE DELLA VECCHIA, L'Apostolo Simone. Pirano, chiesa di Santa Maria degli Angeli

 

Una prima indicazione arriva da una tela attualmente ricoverata nella chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pirano (fig. 1), della quale è purtroppo ignota la provenienza, non essendo nemmeno citata nell'inventario del beni artistici della Provincia di Pola, stilato da Agostino Santangelo nel 1935. Il dipinto in oggetto mostra un apostolo, probabilmente Simone vista la presenza della sega retta con la mano sinistra, suo tradizionale attributo. Un attento restauro ha di recente ricondotto a condizioni accettabili la tela, la cui precaria situazione precedente è evidenziata dalle vaste lacune non integrate ai lati e dai segni di sutura sulla tela.

A un'analisi appena più accurata saltano immediatamente agli occhi gli strettissimi rapporti dell'Apostolo con numerosi nodi figurali delle tele di Buie, che si rispecchiano nell'enfasi un po' teatrale dei gesti come nelle scelte cromatiche, virate su tinte quasi pastello. Il profilo del santo della chiesa piranese, con occhi scavati e il naso tormentato, trova poi riscontro in quello di molti dei protagonisti del citato ciclo istriano, elementi sufficienti ad allargare la paternità di Gaspare anche alla tela di Pirano, che peraltro faceva con ogni probabilità parte di un ciclo più esteso di cui non ci sono giunti ulteriori elementi.

 

 

2 - GASPARE DELLA VECCHIA, Scena biblica. Isola d'Istria, chiesa di San Mauro.

 

Un'altra possibile tappa di Gaspare Vecchia va rintracciata nella parrocchiale di San Mauro a Isola d'Istria (fig. 2). Per alcune tele sagomate poste tra gli archi della navata principale della chiesa si possono infatti muovere rilievi analoghi a quelli poc'anzi proposti per la tela di Santa Maria degli Angeli a Pirano.

Nel suo inventario del beni artistici della Provincia di Pola Agostino Santangelo ricordava la presenza nella chiesa di un "frammento di dipinto" con il Sacrificio di Isacco "nella navata centrale; spicchio tra la terza e la quarta arcata destra. Ubicazione non originaria; in origine una pala d'altare"4. Sottointeso era naturalmente il reimpiego della tela dopo un suo adattamento al formato grossomodo triangolare imposto dalla particolare collocazione tra gli archi della navata. Che si tratti del ríuso di una tela probabilmente in parte compromessa è del resto testimoniato dalla presenza nella parte sinistra del frammento di un altro dipinto, approssimativamente unito a quello principale. Singolare è poi il fatto che Santangelo citasse soltanto questa tela sulle pareti della navata centrale, mentre attualmente nella chiesa ne sono presenti ben otto dello stesso formato più altre quattro ridotte a metà per adattarsi allo spazio disponibile alle estremità. Appare molto probabile che il completamento di questo ciclo sia avvenuto posteriormente al 1935, riutilizzando tele provenienti da altre collocazioni alternate a inserti realizzati appositamente; tra questi, di facile riconoscibilità sono la tela con l'Assunzione della Vergine o quella con il San Girolamo, con ogni evidenza di fattura molto recente. Se il ciclo isolano appare quindi frutto di una deprecabile operazione di riadattamento di tele provenienti da altre collocazioni, rimangono tuttavia intatte le peculiarità stilistiche delle singole opere, per quanto decurtate e modificate. È proprio in una di queste ultime che andrà riconosciuta la mano di Gaspare Vecchia: l'episodio che mostra le affinità più evidenti con le scene bibliche di Buie è una tela con un non meglio identificato episodio sacro, come gli altri ampiamente rimaneggiato per essere ridotto alla forma triangolare. Nella emaciata figura di vecchio al centro della composizione si riconosce infatti il medesimo profilo della figura che campeggia al centro delle Nozze di Cana di Buie, con naso aquilino e barba lunga e fluente, gli stessi tratti somatici che si riconoscono anche nelle figure di vecchi della Cena in casa del Fariseo, fortemente caratterizzate in senso fisionomico. Morfologie consuete si riconoscono anche nella figura femminile sulla destra, che trova anch'essa facile riscontro tra la platea di personaggi minori che affolla le tele di Buie, quanto basta per certificare con sufficiente margine di sicurezza l'autografia del frammentario dipinto della parrocchiale di Isola d'Istria5.

Nel complesso queste modeste aggiunte al catalogo di Gaspare Vecchia non portano certo sostanziali modifiche al suo profilo artistico, ma contribuiscono non poco a chiarirne gli indirizzi delle coordinate stilistiche. Per quanto fortemente condizionato dalla personalità paterna, l'artista mostra di sapersene distaccare soprattutto per una spiccata predilezione verso toni cromatici più solari, virati su tinte pastello sconosciute a Pietro: un distacco, del resto, evidenziato anche dalle complesse impaginazioni architettoniche del ciclo di Buie. La potente originalità e la carica espressionista del padre rifluiscono in lui sotto forma di stereotipi quasi raggelati, testimonianze eloquenti da un lato dell'inevitabile superamento di quel modo tutto seicentesco di fare pittura, e dall'altro dell'incapacità di aggiornarsi su quanto di nuovo presentava il panorama veneziano agli inizi del Settecento.

 

 

NOTE

 

1Il ciclo di Buie è composto da otto tele con: La resurrezione della vedova di Nain, Il tributo della moneta, Cristo e l'adultera, Le Nozze di Cana, La Lavanda dei piedi, Cristo e la Samaritana, La Moltiplicazione dei pani per finire con La cena in casa del Fariseo. Per quanto riguarda gli aspetti bibliografici si veda: G. URIZIO, Relazione storica della Beata Vergine miracolosa di Buie, Trieste 1867, p. 50; G. CAPRIN, Istria nobilissima, Trieste 1907, II, p. 197; A. SANTANGELO, Inventario degli oggetti d'arte d'Italia, V, Provincia di Pola, Roma 1935, pp. 20-21; G. DONZELLI - G. M. PILO, I pittori del Seicento veneto, Firenze 1967, pp. 408-409; R. PALLUCCHINI, La pittura veneziana del Seicento, Venezia 1981, p. 180; B. AIKEMA, Pietro della Vecchia, a profile, "Saggi e memorie di storia dell'arte", 14, 1984, pp. 81-82; IDEM, Pietro della Vecchia and the heritage of the Reinassance in Venice, Firenze 1990, pp. 12-13; A. ALISI, Istria, città minori, Trieste 1997, p. 29.

2 R. PALLUCCHINI, La pittura ..., cit., p. 180.

3Datato 1711 come le tele di Buie è il trattato Pratica di musica moderna, edito a Venezia (cfr. B. AIKEMA, Pietro della Vecchia, a profile ..., cit., p. 81).

4 A. SANTANGELO, Inventario ..., cit., p. 100.

5 Tra i possibili interventi del pittore veneziano va segnalato il citato Sacrificio di Isacco, che, lungi da mostrare le ascendenze piazzettesche segnalate da Santangelo, si avvicina piuttosto a quelle "rimembranze" tenebrose che caratterizzano molte delle tele del padre di Gaspare, Pietro Vecchia. Il dipinto versa però in condizioni di conservazione talmente precarie da non consentire un'attribuzione definitiva al pittore veneziano. In condizioni migliori altri episodi del ciclo riconducibili al linguaggio di Gaspare: facevano probabilmente parte di uno stesso dipinto l'Angelo e la Vergine, attualmente posizionati nei due spicchi all'estremità della navata destra, e un Angelo all'estremità della sinistra, in prossimità del presbiterio, anche questo malamente rifilato.

 

 

 

Massimo De Grassi

 

 

 

Arte in Friuli, Arte a Trieste  N°18-19                                                    ©Edizioni della Laguna